29/06/19

L'Antieditoriale … !


  
La voce della polvere
Num.: 0025 / 2019
L’Antieditoriale …
(M. Nove)
   Nell’ultimo periodo ho finito di leggere “The alienist” (L’alienista) di Caleb Carr e nello stesso scorcio temporale ho visto la serie TV, tratta dal romanzo. Non perché sono stato folgorato dalla storia, anche se il noir mi piace, ma dal fatto che il romanzo mi sembrava caotico e speravo che la serie televisiva lo fosse di meno. Invece stavolta sono riusciti a farne una fotocopia più che fedele del libro. Ed è strana la cosa, chi ha letto libri e visto le serie, da loro tratte, sanno di che si parla. La serie aggiunge elementi nel togliere certi parti, per fluidità o forse per far capire meglio, e nel tacere o soffermarsi in altre e rendere il tutto diverso dall’originale. Cosa non di questo titolo. La storia parla di un serial killer che uccide giovanissimi che si travestono da femmine per soddisfare clienti. Il periodo storico è la fine dell’ottocento in una New York dove la miseria grava, come una cappa di nebbia, sulle mura e nei vicoli dei vari quartieri.  Ad indagare viene chiamato un alienista, oggi si chiamerebbe profiler, e con l’aiuto della prima donna in servizio, anche se solo come segretaria, nella polizia, ricordardiamoci che siamo alla fine dell’ottocento, di un giornalista illustratore, l’io narrante nel libro, e di due poliziotti particolari. Che non esisterebbero neanche oggi. Sono deduttivi, scaltri, sanno di medicina tanto
da fare anche qualche autopsia, sono istruiti su leggi e altro, conoscono la strada e sono anche in azione attiva. Un miscuglio di tutto quello che sono i vari protagonisti, presi uno per uno, amalgamati in due poliziotti. Per completare fanno anche battute e scherzano, tipo marito e moglie, tra loro. Completi. Avercene nella polizia, non solo quella letteraria. Nella serie questa duttilità dei due è passata senza approfondimenti vari e data come acquisita da stereotipi. Peccato, un consiglio allo scrittore: faccia dei libri sui due fratelli, sono fratelli i due superpoliziotti, e lasci perdere l’alienista. Che detto fra noi è antipatico e la serie Tv la reso ancor più antipatico, nonostante la bravura dell’attore nel cercarlo di umanizzarlo. A leggere bene tra le righe sembra che il dottore non sia proprio all’altezza del compito che si è prefissato, perso in ricordi dell’infanzia che noi, scaltri lettori, sappiamo già tragica e innaturale, per la scarsa fantasia di molti autori.. Quelli che amano i noir arrivano prima, alle deduzione, del protagonista, lasciando una frustrazione in chi legge. Tralasciando i personaggi è la storia, quello che non mi ha convinto è lo stile dello scrittore. All’inizio abbiamo la sensazione di leggere un classico giallo all’inglese. Con una descrizione particolareggiata dell’ambiente, dei vari personaggi che solo in seguito si capirà che c’entrano qualcosa. Che alla lunga rasenta la noia. Poi passa a un ritmo più veloce, consono alla letteratura noir degli ultimi anni. Per soffermarsi nella spiegazione di certi atti e momenti con discussioni tutt’altro che banali. Per cadere in ricordi dolorosi e poco comprensibili dei protagonisti. Per continuare in un mischia mento un po’ caotico delle vicende di comprimari, specie quelli cattivi. E avanti sempre così alternando questi stili, noia e partecipazione e perdi mento, per arrivare alla fine e concludere la storia in poche pagine, rispetto all’intera storia. Leggendolo tutto si ha l’impressione che voleva prendere le cose con calma, poi riflettendo che così sarebbe uscita un enciclopedia gli dava una sferzata per poi, pensando di aver recuperato lo svantaggio ritornare alla lentezza. Un guazzabuglio. Il libro consta di circa cinquecento pagine. Un bel tomo. All’inizio ho faticato, lo ammetto per andare avanti e alla fine ero più contento che era finito, non tanto per l’arrivo del finale, scontato. La storia in sé mi è piaciuta e anche i personaggi son ben tratteggiati, un po’ meno l’atmosfera e il paesaggio descritto. Forse se tagliava qualche centinaia di pagine il libro sarebbe risultato migliore. La serie TV come ho detto ha ricalcato lo stesso sentiero, ingrato, del tomo. Lungaggini, rallentamenti, troppi personaggi messi lì, perché c’erano nel libro, senza capire il loro comportamento. Il paesaggio sapeva di falso e certe spiegazioni non si capiscono se purtroppo non si è letto il libro. Forse nella versione televisiva se avessero fatto qualche puntata in più forse si sarebbe chiarito ogni cosa. Il libro andava tagliato di diverse pagine e lo sceneggiato invece allungato di altre puntate. Chi ha visto la serie, prima che inveisca contro il sottoscritto, vada a leggere il libro e si chiarirà alcuni dubbi lasciati lì in sospeso. Chi ha letto il libro è meglio che guardi la serie Tv per rendersi conto che “The Alienist” è un prodotto dalle mille aspettative e dalle centinaia di delusioni. Solo per il fatto che fa discutere, riflettere e parlarne in giro merita la spesa del libro, in ristampa dopo la serie e la visione di quest’ultima.   

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