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13/02/13

Lettera a una panchina esente da IMU e lontana dalle promesse.


          Cara panchina, dopo tanto tempo mi faccio sentire. Erano anni che non ti pensavo, lo ammetto ti ho scordato, e un po’ mi vergogno nel cercarti e nel voler intrecciare un rapporto che forse non è mai esistito. Eri così presente nel passato che in questi momenti di disagio ho pensato subito a te. Ti ho sempre ricordato fin dalla prima volta che ti ho visto. Ero mezzo addormentato nella carrozzina e mia madre si era seduta tra le tue “braccia” accoglienti a fare un completino di lana per me. Eri giovane allora, lucida e di un bel colore nocciola. Da lì iniziai a frequentarti, dal ritorno dall’asilo trascinato dal cane che ti aveva preso di mira, alzando spesso la gamba su quelle tue di metallo. Lo lasciavi fare e forse eri contento di avere un amico giocoso come lui. Quando ero alle elementari ci trovavamo lì assieme alle alte mamme e ai miei compagni. Sempre intenti a giocare. Alle medie eri il ritrovo per le fughe da lezioni noiose, il centro per le prime sigarette e il nascondiglio a carnevale dove bere sorsi di alcol offerti dai più grandi. Per non parlare dei spinelli e di altro con cui ti lordavano e che noi dovevamo evitare di non farci male con le siringhe gettate sotto il sedile. Macabro assurdo rifiuto. Con l’adolescenza è arrivata la prepotenza, la superbia e l’arroganza. Seduti sullo schienale con i piedi, le scarpe sempre sporche, sulla seduta. Incuranti degli altri e delle tue sofferenze. Hai ancora i cuori con le iniziali? Quante ne ho fatte, a ogni conquista. Chissà che dolore quando il coltellino incideva il legno, la tua carne. E per nulla poi. Un nome non figura nell’ elenco. La ragazza con cui feci l’amore sulle tue assi in un giorno d’estate nel pomeriggio appena incominciato. Poi notai che intorno tutto cambiava, sorsero aree per bambini piccoli, tratti dove passeggiare con i cani, piste ciclabili e alberi “nuovi”. Ti ricordi quando caddi dalla bicicletta, quella nuova, tutta blu chiara, da corsa. Quanto ho pianto. Non certo per la botta o il sangue ma per la ruota piegato in un angolo innaturale. Il tempo passa e le strade si biforcano in altre direzioni e lo ammetto ti scordai. Mi immersi nella vita quotidiana con tutti i suoi pregi e difetti. Fino ad oggi. Ti scrivo perché ho bisogno di aiuto. Ho perso la casa, non per le tasse, come dicono, ma per non essere riuscito a pagare il mutuo dato che avevo perso il lavoro e senza soldi e senza un occupazione le banche chiudono i rubinetti, già abbastanza stretti. Moglie e figli sono dai nonni, hanno la pensione. Io invece sono scappato, non voglio elemosine. Non voglio pesare su altri che stentano già di loro. Ho dormito in macchina per un po’. Non pagavo il bollo, l’assicurazione scaduta e il serbatoio vuoto, ma sempre un rifugio. Fino al momento che credendo che fosse un auto sospetta sono venuti a prenderla. Dovevi vedere, vigili del fuoco, polizia e carabinieri e perfino artificieri. Un caos indescrivibile. Per fortuna che ero in giro. E adesso sono qua a implorarti di riprendermi sotto la tua protezione come facevi quando giocavo a nascondino. Può anche darsi che non ci sei più, che sei stata rottamata, come si dice adesso. Oppure che sei talmente malmessa, buttata in un angolo, senza assi di legno o senza un appoggio. Non lo credo. Sei l’unica speranza, senza tasse e lontana da promesse che ci hanno rovinato. Nei dieci comandamenti ne manca uno: non fare promesse né quelle che puoi mantenere né quelle che non puoi. Tanto per far chiarezza. Perché se le mantengono ci tengono in scacco perenne e in un continuo ricatto e se non lo fanno innescano la delusione, la mal fiducia negli altri e allontanano il futuro, quello nostro. Perciò ti prego accettami, come stai facendo per altri, ancora una volta, che possa riposare di giorno e dormire rivolto verso le stelle di notte. "E quindi uscimmo a riveder le stelle" (Inferno XXXIV, 139); "L'amor che move il sole e l'altre stelle" (Paradiso XXXIII, 145).    
Tuo devoto
M. Nove
P.S.
Per caso non è che hai qualche “amica” visto che siamo in tanti.

07/02/13

Promise and not keep?



Negli ultimi giorni si sono sentite promesse di vario genere e da più parti. E stando ai sondaggi la "gente" ci crede. Ha poca memoria per il passato e manca completamente del senso del futuro. Dal dopo guerra fino ad oggi si è votato un infinita di volte, anche troppe forse, e se tutte le promesse fossero state elargite penso che oggi non saremo qui, immersi in una fase di crisi profonda. O forse siamo in queste condizioni perché sono state mantenute le dichiarazioni di intenti. Se è così vuol solo dire, secondo logica, che erano promesse egoistiche al di là del bene di uno Stato e dei suoi cittadini. Eppure il popolo ci crede e si illude. Dando ragione a chi sostiene che non siamo una nazione unita ma una folla gremita di egoisti. Si, egoisti. Vediamo solo noi stessi, i nostri problemi, il nostro piccolo orticello e allora... perché non abbandoniamo tutto e andiamo a vivere nel deserto dove esistiamo solo noi? Ah già poi non si può più lamentarsi. Ecco il punto, ci piace piangersi addosso e borbottare su tutto, invece di costruire e andare avanti con l'aiuto degli altri. Gente come noi. Perciò rifugiate dalle promesse, specie quelle da scoop giornalistico, sensazionaliste e inutili. Ragionate con la vostra di testa e pensate, meditate e valutate. Prendete l'IMU per esempio. Prima stonatura la tassa va per buona percentuale ai Comuni e allora perché il politico promette qualcosa di non suo? Qualcuno dirà che i soldi, tutti per il momento sono andati nelle casse dell Stato in attesa di essere distribuito ai Comuni. Vero ma se passa saranno i sindaci a ridare i soldi prima di riceverli e allora? Crisi su crisi? Uscire dall'Euro? Un'altra promessa gettata lì. Ritornare alla lira così un operaio prenderà 10 milioni di lire al mese e un kilo di pane si pagherà un milione? Una macchina 1 miliardo? Non so se tutto questo sarà reale ma sarebbe onesto saperle queste cose prima di decidere. Per concludere vorrei solo dire che nel nostro Paese non ci sono solo le tasse e la permanenza in Europa ma altri problemi: il lavoro, la giustizia, i servizi alla collettività, la sanità, le carceri, il malcostume, la scuola, la cultura e altro. Problemi che passano tra le frasi ad effetto su altro e che nessuno vuol dare, o non può, una soluzione. Come promesse non hanno effetto. Amleto con i suoi dubbi ha riposto il cranio, di scena, nel baule e se ne andato a mangiarsi una pizza e a bere una birra, in fretta perché ha paura che fra qualche giorno non so lo potrà permettere.  

Max Nove