Guardare al di là di vetri umidi di pioggia,
il giorno che somiglia alla sera inoltrata,
perduto nel silenzio rotto solo da scrosci pacati,
d’acqua mista ad altro che mestamente viene giù,
a intristire le voglie di tante scarse responsabilità.
Leggere le gocce sporche di vita quotidiana,
depositi su tetti fuligginosi e su asfalti brumosi,
lamenti di ossa malate di sole e caldo e ricordi,
uscite scordate se non per propri doveri e poco altro,
indicazioni di voglie ormai non più di stagione.
Studiare questa mestizia che attorciglia e prende,
animo ribelle perso su strade di passati giorni,
sogni fatti di polvere da sembrare archeologia,
esplorazioni emozionali di un interno lontano,
scappatoia dalle voglie a cui non si dà nome.
Capire questo mese orgoglioso come gli altri,
custode di sapori nostrani dimenticati per fretta,
amico d’avventure d’avi focosi in perenne memoria,
ospite di odori che si insinuano tra le fronde di alberi,
oratore di voglie di prodotti ricercati e persi da tutti.
Scordare l’umidità della nebbia padrona,
avvolgente come una carezza leziosa e cara,
ovattante per scordare la vita frenetica attorno,
insinuante nel corpo preda di rimembranze ataviche,
voglia che aspetta il domani che verrà comunque…

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