07/06/19

L'Antieditoriale … !

La Voce della Polvere
Num. : 0023 / 2019        
Titolo : L’Antieditoriale …
(M. Nove)

Quando la noia pervade lo spirito mi diletto a cercare gli spot pubblicitari, un pro zapping in favore della pubblicità. Lo faccio per rilassarmi, per sorridere e per vedere dove sta andando il mondo. In un mondo che se pur piccolo lo è diventato sempre di più, grazie a questi sparati di vita. Alcuni spot fanno ridere per l’inconsistenza, altri fanno piangere per l’inutilità, altri ancora sembrano alieni sbarcati non si da dove e altri ancora vagano nel mistero e nell’ignoranza di chi guarda. Un esempio per quest’ultimo? Gli integratori per le donne che prendono la pillola. Quella, non certo per il mal di
testa, che piace specialmente agli uomini, solo per il fatto che non la prendono loro. Fa piacere lo sdoganamento del prodotto visto la campagna, specialmente religiosa, e che le industrie si interessino. Ma … Un integratore per la pillola? Quante donne conosciute che la prendevano e sinceramente neanche una mi sembrava fiacca, stanca e sfinita. Tutt’altro, magari noi maschietti. Un consiglio per i prossimi integratori: quello per le donne che si mettono il rossetto. Alzare il braccio, uno sforzo, mettere il prodotto, con ampi movimenti cauti per non farsi venire il gomito del tennista, sulle turgide e belle labbra è uno sforzo immane. Specie se la spalmata non è regolare provocando sbaffi in ogni centimetro quadro. Più che un integratore ci vorrebbe un anti depressivo. Delle pubblicità adoro quelle delle macchine, belle, sessuali, onnipresenti e ovunque. Basta una strada, un sentiero, una cascata, un fiume, un monte, una parete e … Nessun ostacolo, nessuna difficoltà e tanta bella gente alla guida. Un paradiso. Invece si esce è il catorcio, quello che si ha è un catorcio, non ci piove, non parte. La carrozzeria è usurata dalle intemperie e basta un dosso per sballare e sfasciarsi. Dateci quelle auto che pubblicizzate e tenete, le stesse, che ci vendete. Perché sono le stesse e non le stesse. E i materassi. Gioia e dolori per la schiena su cui appoggiamo, le ossa, ogni sera. Anche lì come per le auto quelli che abbiamo noi non sono quelli pubblicizzati. Anche se sono i medesimi materassi, comprati per l’affare insito. Tralasciando il fatto fisico, in fondo devono vendere e qualche bugia ci vuole per indorare la pillola, non quella che ha bisogno di integratori. Nelle televendite il mistero, non tanto sul prodotto fisico, risiede nel prezzo. Ti danno un materasso con il 70% di sconto e in più ci regalano parure complete, reti in doghe con cui giocarci ad alzare gambe o testa, e il sotto letto dove mettere la roba di ricambio. Dico io, ma quando si arriverà che oltre a tutti quei prodotti ci darete anche i soldi? Un regalo in più, no? Quello che non si capisce è come fanno a guadagnarci. In un mondo di business ormai ognuno di noi sa che ogni cosa è guadagno. La società è impostata così e l’economia è basato su questo principio. Se c’è un prodotto, c’è un comparatore e per forza un ricavo.  Perciò se si vende un prodotto al 30% del suo valore commerciale e ci dovrebbe essere, anzi c’è, un guadagno. Che introito ci faceva se lo vendeva a prezzo pieno? Astronomico. Perciò certe televendite dovrebbero farci pensare. Per finire l’escursione sulle pubblicità, vorrei parlare delle etichette. Tutti vogliono che su queste ci sia scritto tutto: da dove viene, chi lo ha allevato, dove è stato assemblato, dove ha fatto le scuole, la sua o suo prima/o fidanzata/o, la moglie o marito, il cane, la caduta dalla bici e … Basta. Avete capito. Certe informazioni servono ma il problema è: quali. In un mondo globalizzato, con società internazionali, prodotti amalgamati e contaminati da altri e il vento che gira per il pianeta senza distinzione di razze e religioni. Dico io come si fa a pretendere il km zero, per esempio, se uno vive sulle pendici di un monte, e gli viene voglia di riso, dove la trova una risaia in pochi kilometri?. Oppure sei al mare e ti viene voglia di carbonara, il guanciale attaccato all’animale dove lo trovi?. A parte che per leggere certe etichette bisogna essere biologi, ingegneri, dottori, professori, accademici, farmacisti, falegnami, vignaioli, birraioli, cuochi, pasticcieri e altro. Tutti queste personalità in una. Dei mostri. L’unica, forse, è essere prete. Sperare così che lassù, essendo suoi principali sudditi, ci protegga dalla pubblicità e dai prodotti, che pubblicizzi o meno, che ci sono in giro. Help.   

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