La Voce della Polvere
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Num. : 0020 / 2019
Titolo : L’Antieditoriale …
(M. Nove)
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Una nave, ma che dico un cargo o per i profani un portacontainer, si sta
avvicinando ai nostri porti. Non si capisce se per caricare altra merce, come
da sua funzione, oppure da scaricare merci, altra sua funzione, o per avaria,
non penso proprio perché non farebbe notizia. Allora che ci fa sta nave da noi?
Non è li il problema ogni giorni centinaia di cargo arrivano e partono dai
nostri porti. Dico nostri dato che di solito sono dello Stato i porti. Il
problema è la merce che trasporta, o deve caricare. Armi. Tutti a gridare ma
sono merci anche quelle. Vero e in altri frangenti non ci sarebbe niente di
anormale in questa attività e tipo di merce. In fondo viviamo in uno Stato che
sta legittimando la difesa personale con le armi e conseguenze varie. Il
problema è che in questo Paese se soccorri un uomo a mare rischi, se va bene
una multa, un processo per complicità e la perdita del lavoro, visto che in
mare ci sono di solito pescatori. Non ho ancora sentito parlare di salvataggi
da parte delle navi da crociera, eppure il mare ne è pieno. Forse che siano
tutte a Venezia? Se invece va male la barca va, come Odisseo, alla
deriva per
giorni e giorni con il rischio di naufragio. Se va malissimo ti ritrovi con
cadaveri sulla tolda. Non possiamo aiutarli tutti, anche noi abbiamo i nostri
problemi, aiutiamoli a casa loro, paghiamo gli Stati perché se li tengano. E
altre sciocchezze da bar che si sentono in continuazione. Intanto si ostacolano
gli aiuti, a casa loro c’è una guerra e perciò che soccorsi puoi portare se
parti con l’intenzione di lasciarli lì. I pagamenti alle nazioni sono stati
fatti e loro hanno costruito lager e campi di prigionia e fatto, come dicono
gli americani, business. Perciò che senso ha chiudere i porti. Impossibile.
Invece è possibile far transitare e attraccare le navi che trasportano armi.
Quelle stesse armi da cui i poveri migranti scappano sfidando la morte, i campi
di “accoglienza” inumani, i flutti del mare e l’odissea tra un Paese e l’altro.
Forse se vogliamo aiutarli a casa loro bisognerebbe cambiare l’approccio verso
quei Paesi. Basta sfruttare le loro miniere e il loro petrolio, basta dargli le
armi e … Certe volte quando guardo il telegiornale e vedo quei territori
martoriati dal potere dei signori della guerra o dai principi del petrolio e la
loro popolazione che spara allegra davanti alle telecamere mi viene lo
sconforto. Vivono in povertà, muoiono di fame, le malattie non si contano e loro
sparano come se fossero a capodanno. Assurdo. E noi qua a credere, alle
promesse assurde, che quei esseri umani vadano da un’altra parte. In questo
caso devo ammettere che l’Europa fa poco o niente e anche gli antieuropeisti.
Non bastano muri, filo spinato, guardie alle frontiere o lasciarli in mezzo al
mare, ormai sono uno tsunami fuori controllo. Anzi per capire meglio lo
tsunami, a pensarci bene un buon esempio, ha due pericolosità insite. Il primo
è l’ondata verso l’interno, che spazza via tutto e tutti e la seconda è
l’ondata di ritorno, perché sappia telo l’onda anomala non si ferma all’interno
ma cerca e ci riesce a ritornare indietro. Devastando di più dell’andata
trasportando detriti e fango. Non vorrei che l’esodo sia simile nella
catastrofe. Europa sveglia per favore.
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