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La Voce della Polvere
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Num. : 0019 / 2019
Titolo : L’Antieditoriale …
(M. Nove)
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Si è inaugurato il 32° salone del libro a Torino, una kermesse che è come
un vento primaverile in un mondo gelido e aspro. Specie nella cultura. Amato e
odiato, sostenuto e denigrato, con la voglia di tenerlo aperto e la voglia di
chiuderlo, con la propensione a spostarlo e la volontà di tenerlo fermo dove è
nato. Una contraddizione unica ma che ogni anno il pubblico che accorre fa
dimenticare, tutto dalle polemiche alle cose che funzionano poco, e sancisce il
pieno successo del salone. Alla faccia di chi dice che in questo Paese si legge
poco, forse è vero visto che ci sono in giro dei titoli che, come dicono dalle
mie parti, manco li cani … e che con
la cultura non si mangia. Smentiti in entrambi i
casi, la gente legge,
nonostante certi prezzi non chiari e gli editori, grandi e piccoli, danno
lavoro e mandano avanti la cultura. Certo qualche attenzione ci vorrebbe verso
noi consumatori, quello che siamo noi lettori, per migliorare il servizio e la
qualità. Per prima cosa il prezzo, varia da casa editrice a casa editrice. Come
se certi libri devono costare di più e atri di meno. E come se certi autori
devono attirare di più di altri. I libri, secondo il modesto parere, dovrebbero
essere come il pane, un costo mediamente uguale. Parlo del pane normale e non
di quei prodotti che alla fine non sono altro che cose diverse dal pane. I
libri, mediamente, sono uguali nel farci sognare, nel farci capire e nel
tenerci compagnia. Un giallo, secondo me, vale come un saggio e/o una raccolta
di poesia. Nell’opera c’è lo sforzo di uno scrittore, la sua visione, c’è il
lavoro degli editori, correzioni e stampe, e alla fine il bellissimo “sforzo”
di leggere da parte di noi lettori. Perciò come mai alcuni libri costano € 9,90 e altri anche € 24,00 euro? Alcuni
dicono che dipendono dal costo degli autori. Non vorrei sbagliare ma la loro
percentuale, alla fine del saldo, è sulle copie vendute. Forse a loro
converrebbe venderle di più anche a un costo più basso. Forse. Ho iniziato
parlando del salone e sono arrivato a parlare di soldi, tralasciando il fatto
che volevo parlare della polemica scoppiata alla vigilia della kermesse. Dello
stand, dell’estrema destra, che nessuno vuole ma che aveva comprato lo spazio.
Poi scoppiata la polemica tutti a correre ai ripari, bucati e stracciati da
ragioni valide e non valide. Spero che per gli anni a venire ci sia una scelta
accurata e doverosa sulla partecipazione di alcuni editori, specie quelle che
fanno capo a politiche anti Paese in cui vivono. Premettendo che penso che la
cultura, universale e univoca, sia solo di sinistra e perciò certe prese di
posizioni non dovrebbero esserci dalla partenza. Perché dico che la cultura è
di sinistra? Semplice da che mondo è mondo la cultura vuol regalare e insegnare
agli altri. Facendo partecipare tutti in un contesto ampio e vario. Sarà
ideologia ma questa è la missione della sinistra, unire tutti in un mondo, che
si spera, migliore. La destra ha sempre fatto dell’economia, dello sfruttamento
e della globalizzazione selvaggia il suo vangelo. Cose materiali da toccare e
portare anche all’estero, in paradisi fiscali. Perciò capite che la cultura non
rientra, se non con grossi incassi e in determinate situazione, nella loro
politica. Perciò quella casa editrice non doveva essere ammessa. Però il danno
era stato fatto, per una mania tutta nostrana di fare le cose alla leggera,
senza pensare alle conseguenze e gioco forza era ammettere quello stand. Anche se devo dire che la polemica era più
che giustificata, sei stato ammesso e tu, editore antieditore, vai dai media è
straparli? Allora non volevi partecipare ma far scoppiare polemiche? Comunque
sia andata a finire, so che hanno rescisso il contratto e scacciato lo stand
che prima era stato spostato, spero che negli anni futuri ci sia più accotezza.
Poi le notizie spariscono nella nebbia di altri fatti. Una sconfitta per tutti
specie per quei lettori che pensano di andare a vedere e assaporare libri e si
trovano sui barconi, alla deriva del mare, bucati e allo sbando. Va a finire
che si è vinta la battaglia ma si sta perdendo la guerra. Meditiamo … con un
libro in mano.
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