10/05/19

L'Antieditoriale … !

La Voce della Polvere
Num. : 0019 / 2019        
Titolo : L’Antieditoriale …
(M. Nove)

   Si è inaugurato il 32° salone del libro a Torino, una kermesse che è come un vento primaverile in un mondo gelido e aspro. Specie nella cultura. Amato e odiato, sostenuto e denigrato, con la voglia di tenerlo aperto e la voglia di chiuderlo, con la propensione a spostarlo e la volontà di tenerlo fermo dove è nato. Una contraddizione unica ma che ogni anno il pubblico che accorre fa dimenticare, tutto dalle polemiche alle cose che funzionano poco, e sancisce il pieno successo del salone. Alla faccia di chi dice che in questo Paese si legge poco, forse è vero visto che ci sono in giro dei titoli che, come dicono dalle mie parti, manco li cani … e che con la cultura non si mangia. Smentiti in entrambi i
casi, la gente legge, nonostante certi prezzi non chiari e gli editori, grandi e piccoli, danno lavoro e mandano avanti la cultura. Certo qualche attenzione ci vorrebbe verso noi consumatori, quello che siamo noi lettori, per migliorare il servizio e la qualità. Per prima cosa il prezzo, varia da casa editrice a casa editrice. Come se certi libri devono costare di più e atri di meno. E come se certi autori devono attirare di più di altri. I libri, secondo il modesto parere, dovrebbero essere come il pane, un costo mediamente uguale. Parlo del pane normale e non di quei prodotti che alla fine non sono altro che cose diverse dal pane. I libri, mediamente, sono uguali nel farci sognare, nel farci capire e nel tenerci compagnia. Un giallo, secondo me, vale come un saggio e/o una raccolta di poesia. Nell’opera c’è lo sforzo di uno scrittore, la sua visione, c’è il lavoro degli editori, correzioni e stampe, e alla fine il bellissimo “sforzo” di leggere da parte di noi lettori. Perciò come mai alcuni libri costano  € 9,90 e altri anche € 24,00 euro? Alcuni dicono che dipendono dal costo degli autori. Non vorrei sbagliare ma la loro percentuale, alla fine del saldo, è sulle copie vendute. Forse a loro converrebbe venderle di più anche a un costo più basso. Forse. Ho iniziato parlando del salone e sono arrivato a parlare di soldi, tralasciando il fatto che volevo parlare della polemica scoppiata alla vigilia della kermesse. Dello stand, dell’estrema destra, che nessuno vuole ma che aveva comprato lo spazio. Poi scoppiata la polemica tutti a correre ai ripari, bucati e stracciati da ragioni valide e non valide. Spero che per gli anni a venire ci sia una scelta accurata e doverosa sulla partecipazione di alcuni editori, specie quelle che fanno capo a politiche anti Paese in cui vivono. Premettendo che penso che la cultura, universale e univoca, sia solo di sinistra e perciò certe prese di posizioni non dovrebbero esserci dalla partenza. Perché dico che la cultura è di sinistra? Semplice da che mondo è mondo la cultura vuol regalare e insegnare agli altri. Facendo partecipare tutti in un contesto ampio e vario. Sarà ideologia ma questa è la missione della sinistra, unire tutti in un mondo, che si spera, migliore. La destra ha sempre fatto dell’economia, dello sfruttamento e della globalizzazione selvaggia il suo vangelo. Cose materiali da toccare e portare anche all’estero, in paradisi fiscali. Perciò capite che la cultura non rientra, se non con grossi incassi e in determinate situazione, nella loro politica. Perciò quella casa editrice non doveva essere ammessa. Però il danno era stato fatto, per una mania tutta nostrana di fare le cose alla leggera, senza pensare alle conseguenze e gioco forza era ammettere quello stand.  Anche se devo dire che la polemica era più che giustificata, sei stato ammesso e tu, editore antieditore, vai dai media è straparli? Allora non volevi partecipare ma far scoppiare polemiche? Comunque sia andata a finire, so che hanno rescisso il contratto e scacciato lo stand che prima era stato spostato, spero che negli anni futuri ci sia più accotezza. Poi le notizie spariscono nella nebbia di altri fatti. Una sconfitta per tutti specie per quei lettori che pensano di andare a vedere e assaporare libri e si trovano sui barconi, alla deriva del mare, bucati e allo sbando. Va a finire che si è vinta la battaglia ma si sta perdendo la guerra. Meditiamo … con un libro in mano.    

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