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La Voce della Polvere
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Num.
: 0018 / 2019
Titolo
: L’Antieditoriale …
(M.
Nove)
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1° maggio, festa del lavoro, festa dei lavoratori, festa ricordata,
ormai, solo per il concertone. Tanti giovani lì ad ascoltare musica e nei
cortei i loro genitori, stanchi, afflitti e scoraggiati. 1° maggio festa del
lavoro che piano, piano sparisce. Non certo a causa della robotizzazione
industriale ma per causa della finanzazione dell’industria. Una volta c’era il
logo, il nome della fabbrica ora c’è solo marketing e globalizzazione, una
volta c’era il futuro all’orizzonte. Oggi solo profitto nel presente. Festa dei
lavoratori, se non c’è il lavoro quest’ultimi sono solo fantasmi che non si
decidono a passare dall’altra parte, anche se non esiste un'altra parte. Il
concertone, un nonsense da, forse, tralasciare nell’oblio. Non si fanno più
canzoni di protesta, brani con storie attuali, musica che raccolga tutti. Solo
moda dell’ultimo secondo, spirito inculcato dal web e perdita di identità. Per
non parlare del fatto che il concerto è diventato tutto al maschile. Solo per
quello non andrebbe più fatto.
Il bello è che non mi meraviglia il fatto dei
giovani che lo assistano ma del fatto che la TV di Stato lo faccia vedere. Così
inutile e superfluo. La paladina dell’ecologia bacchetta noi, adulti, per la
vergogna di lasciare ai giovani un mondo inquinato e morente. Forse però
dovrebbe bacchettare anche la maggior parte dei giovani, menefreghisti e
indolenti. Con la scusa dell’adolescenza, della libertà di fare tutto quello
che vogliono e del “era solo uno scherzo” si comportano all’incontrario della
logica, dell’intelligenza e del buonismo. Siamo tutti colpevoli e non lo dico
per scaricare le responsabilità, come fanno e hanno fatto certi politici, ma
perché lo siamo veramente tutti. Nel nostro piccolo orticello, dove gli altri
non sono invitati, anzi tenuti lontani, anche con le armi. Dove tutto è nostro,
solo egoisticamente nostro. Questo ragazzi è il declino della nostra società
umana. Un declino che non si arresta. Forse, inconsciamente, nessuno di noi lo
vuole realmente. Siamo una razza distruttiva e autodistruttiva. E guai a
ricordarcelo, permalosi come siamo, ci scateniamo subito. Un po’ di pace dall’autodistruzione,
personale, l’aveva dato il lavoro. Con i suoi ritmi, i suoi star bene, i suoi
salari e la possibilità con i soldi di comprare i prodotti che si producevano.
In mare quando ci sono sterminati branchi di pesci ecco, prima e ancora prima
di prima, arrivare gli squali, a divorare tutti. Poi se il 1° maggio è la festa
del lavoro come mai ristoranti, supermercati, operatori ecologici, tassisti,
autisti di bus, ferrovieri, aeroportuali, marinai e chi più ne ha più ne metta.
Perché questi lavoravano? Non sarebbe bello per un giorno chiudere tutto e
assaporare la libertà di stare insieme, e non al ristorante, per le strade.
Impossibile? Qualcuno serve che lavori, specie negli ospedali. La polizia. I
preti. Le badanti. Loro sono utili è insostituibili. A parte che c’è una
categoria di lavoratori che dovevano lavorare ma che in giro non ne ho visti
tanti. Quelli della polizia municipale. Dove erano? Alle maratone organizzate?
La maggior parte erano volontari a presidiare le strade. Lungo le vie per la sicurezza
della gente? Carabinieri e polizia, loro c’erano. Grazie a Dio. Per ordinare il
traffico dovuto alla prima comunione? Non c’erano. Hanno fatto molte multe?
Allora c’erano. Servono solo a quello, ormai. Non ho patente, auto e viaggio in
bus o treno. Anche in bici. “Forse”.Per me tutti i lavori e i lavoratori devono
essere rispettati e aiutati, dove si può, nel loro impegno quotidiano. Anche
andando a votare e con la testa. Ritornando al 1° maggio, viva il lavoro e i
lavoratori e in culo alla crisi. A proposito di crisi ma è possibile che invece
di risolvere i problemi chi ci governa pensa solo a litigare? Come facevano
quelli di prima e ancora quelli prima di quelli di prima, fino all’inizio della
società umana. Invece di meditare èmeglio dormirci sopra e smaltire la sbornia
del pessimismo.
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