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La Voce della Polvere
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Num.
: 0017 / 2019
Titolo
: L’Antieditoriale …
(M.
Nove)
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Questa settimana voglio ritornare sul problema dell’ecologia. Special
modo contro le polemiche che ha suscitato una foto che gira nel web. Quella con
Greta Thunberg, paladina contro l’effetto serra e inquinamento, che mangia sul treno.
Del pan bauletto, specie di pancarrè più morbido, in una confezione di
cellophane, intingendo in una vaschetta, credo formaggio molle, con un
bicchiere da caffè, americano, credo di carta o forse quella plastica da
alimenti, non so, due banane posate sul tavolo e delle borracce di alluminio e
dei biscotti sbriciolati (?) che escono da una confezione di carta. Non so se
la foto sia autentica o montata o altro. Non lo so e non mi importa. Faccio
solo notare che se qualcuno pensava di attaccare la giovane ecologista ha
sbagliato bersaglio. Anzi ha ribadito quello che la ragazzina continua a dire: che
siamo in ritardo. Perché mangiare quelle cose è il risultato della realtà in
cui ci siamo incuneati. Quel cibo è il cibo che vendono nei negozi, nelle
bancarelle, anche quelle bio, e nelle stazioni. Non solo ma anche sugli aerei,
per fortuna che era in
treno o sennò che ulteriore polemica, e sulle navi.
Ovunque e dovunque. Poi anche il treno non è proprio ecologico, essendo
elettrico ha bisogno di centrali che producono l’enegia necessaria e le
centrali non sono mai ecologiche. Perciò prima domanda: che doveva fare la
povera Greta? Morire di fame e sete? Anche lei come tutti noi siamo esseri
viventi che hanno bisogno di alimentarsi per andare avanti, nella vita. Forse i
polemici volevano che si portasse da casa i viveri? Trascinarli dietro nelle
manifestazioni, negli incontri, nei dibattiti e quando ha incontrato il Papa o
meglio gli altri giovani come lei. Si sa che tra giovani ci si invita e un
panino e un sorso d’acqua tira l’altro. In breve, finiscono i viveri e i resti?
Riportarli a casa? Perciò invece di inveire e sostenere la tesi del “predica
bene e razzola male” pensateci e
trovate, voi, la soluzione. Di come poter mangiare senza inquinare e nello
stesso tempo di ammalarci per aver ingerito cibo non igienico. Un panino dove
va messo? Nella stagnola? Nel cellophane? In una busta di carta? Sperando che
il panino sia “asciutto” o sennò che guaio. L’insalata dove la mettiamo? In un
contenitore di vetro? Che viaggiando si può rompere? In quello di plastica? Difficile
da smaltire, anche correttamente? Le isole di plastica sono formate da
contenitori e bottiglie che sembravano fatte per riciclare. Fatto sta che oggi
come oggi nel mondo odierno nessuno può dirsi ecologista “praticante”. Non per
mancanza di volontà ma per la mancanza di scelta nostra e di serietà da parte
dei produttori dei prodotti. Sappiate che se uno decide di fare l’estremista
ecologista puro rischia senza timore di smentite di morire di fame,cibi sempre
più confezionati per igiene e scadenze, di freddo, il riscaldamento inquina,
senza possibilità di viaggiare e di essere soccorso, i mezzi inquinano e ignudo,
anche i vestiti sono sintetici e perciò ... Ogni cosa utile inquina. Basta
andare nei supermercati, nei negozi di vestiario, nelle ferramenta, negli
alimentari o dove volete e girate. Senza l’intenzione di comprare, che ci rende
ciechi, ma solo per valutare, analizzare e vedere i prodotti solo come prodotti
e non accessori necessari. Plastica, tessuti artificiali, carta non
riciclabile. E voilà le sorprese, confezioni che a occhio costano più del
prodotto, imballaggi dentro imballaggi, contenitori pieni di conservanti,
bottiglie di vari colori e spessori e plastica in ogni dove. Per non parlare
dei giocattoli, un mix di inquinanti da far paura. Per concludere più che
colpire chi cerca di farci ragionare andiamo a colpire le grandi multinazionali
globalizzate e pretendiamo prodotti con confezioni meno inquinanti. Che non
vengano a dirci che non è possibile. Se c’è la volontà si può fare. Ma fin
quando al primo posto si mette il guadagno subito e immediato la popolazione e
l’intero pianeta ne pagherà il tributo più alto. Per finire vorrei aggiungere
che anche internet e i cellulari inquinano. Vanno a corrente in casa e a
batteria, che non durano mai a lungo chissà come mai, per strada. Senza contare
le parti con cui sono fatti gli apparecchi per “navigare”. Meditiamo e agiamo.
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