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La Voce della Polvere
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Num.
: 0012 / 2019
Titolo
: L’Antieditoriale …
(M.
Nove)
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Titolo
: Parlando a braccio di ecologia, o forse no …
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L’ecologia sta tornando di moda grazie ai giovani che in tutte le parti
del mondo stanno protestando. Finalmente qualcuno che fa sentire la propria
voce sui problemi atmosferici. Quello che spero e che non sia la solita moda di
passaggio. Come per i prodotti bio, tanto decantati quanto inutili, comprarli,
dato il costo elevato. E a pensarci a mente fredda chi ci assicura che il
prodotto sia proprio bio. Certo la certificazione c’è, ma quella del vicino,
coltivatore pure lui? Perché sappiatelo se io seguo tutti i crismi della
biodiversità, basta che un confinante non li segua per sputtanare il mio lavoro
certosino. Questa è la causa del calo dei prodotti bio anche se le grandi
multinazionali dicono l’incontrario. Una prova? Guardate le date di scadenza,
dei prodotti bio esposti, riportate e
vedrete
che sono sempre al limite. Il che vuol dire che sono lì da tempo.
Lasciando perdere le polemiche, sempre sterili e inutili, spero che il problema
dei cambiamenti meteorologici sia nell’agenda dei politici, di tutto il mondo.
Ma, qui un ma, grosso come la loro idiozia, ci sta tutto, come fanno certi
personaggi, che vivono nell’eterna campagna elettorale e, detto terra-terra, di
conseguenza vive nel presente, costruire o avere un idea del futuro? L’hanno
perso nelle loro promesse da marinaio e nel potere di accumulare potere e
ricchezze sapendo che tutto questo l’hanno solo nel presente. Una prova? Si è
parlato tanto di ecologia la settimana scorsa e il nostro parlamento che ha
fatto, o per lo meno vuol fare? Ha rilanciato sui sblocca cantieri. Danno
senz’altro lavoro, anche se come hanno dimostrato governi precedenti, solo per
alcuni anni. Poi di nuovo altri progetti che in un piccolo Paese come il nostro
è deleterio e catastrofico. Una fonte di inquinamento, di disboscamento e di
cementificazione sono proprio le opere edili. Che il nostro governo vuol
sbloccare. Un vecchio saggio una volta disse: l’uomo è destinato a morire di
lavoro, quando c’è, oppure di fame, quando non c’è. Questo era il passato che
si è ripresentato nel presente, ma non deve essere per forza il futuro.
Possibile che oggi non ci sia alternativa al lavoro se non con edilizia o
costruzioni d’automobili? Anche quest’ultime possibile che con la tecnologia,
odierna, non si riesca produrre auto che non inquinano? E anche qui occhio alla
fregatura, se andiamo verso le auto elettriche senz’altro le città saranno meno
inquinate ma per creare l’energia per caricare tutte le automobili bisognerà
fare più centrali elettriche. Quelle non vanno certo a “Spirito Santo” e così
per inquinare meno, in città, inquiniamo di più nel resto del Paese. E dopo le
auto come faremo con le emissioni dovute al riscaldamento nelle case? Anche
quello elettrico? Come farà ogni famiglia a sopperire ai consumi economici
delle future imposizioni? Sembra una storia senza fine e forse, invece, lo è,
finita. Siamo andati troppo avanti e l’unica è rallentare e arginare ma non si
torna più indietro. A meno che non rinunciamo a questa società moderna e si
ritorna a una vita naturale. Forse neanche così si potrà ritornare indietro,
per lo meno nel breve periodo e non del tutto. Sono pessimista? Certo, anche se
vedo il bicchiere sempre mezzo pieno. Perché so che l’altra metà non la potrò
più colmare. Fossimo in un film di fantascienza si potrebbe costruire tante
astronavi e cercare fortuna altrove, nello spazio. Come futuri emigranti che
invece di attraversare il mare, come oggi, attraverseremo lo spazio profondo.
Sperando di non incontrare il premier di turno che ci rimanderà indietro e
chiude i spazioporti. Meditiamo.
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