01/03/19

L'Antieditoriale … !


La Voce della Polvere

Num. : 009 / 2019        
Titolo : L’Antieditoriale …                       
(M. Nove)
Titolo :Carnevale…

    È arrivato, mai in punta di piedi, il carnevale
con le sue allegorie e il suo, eterno e uguale, divertimento. Da dopo il Natale si è già con la testa ai carri da fare e alle maschere a piedi da ideare. Specialmente, quante discussioni, su chi indirizzare la satira. Nei piccoli centri la “vittima” la si centra subito mentre in quelli famosi c’è solo l’imbarazzo, mai scontato, della scelta. Così capannoni, garage, stalle svuotate o sotto le tettoie di molte cascine, iniziano ad animarsi, colpi di martello, seghe elettriche, saldatrici e tante risate. Che neanche le mani che rimangono incollate, nel preparare la cartapesta, distolgono. Le urla, gli insulti e gli improperi a santi e santini verranno dopo, in fase di assemblaggio e di rifinitura. Il mio Paese, un carnevale storico tra i più antichi della Regione, si è specializzato nelle maschere a piedi. Con mezzo paese che sfila in costume, ideato dalla cronaca quotidiana, e l’altro mezzo che si divide in chi li accompagna, parenti e parentele, e chi li osserva, amici e conoscenti. Partecipazione totale. Negli ultimi anni grazie all’apporto di un artista, nostrano ma trapiantato a Viareggio, si è fatto il salto di qualità. Si fanno carri, una volta erano piccoli e sgraziati, grandi e allegorici. Degni di sfilare, alcuni lo fanno, anche nel giro del paese toscano. Le maschere a piedi nonostante tutto resistono e gareggiano alla pari con i mostri meccanici e catarifrangenti. Perché negli ultimi tempi si sono inventati anche il giro notturno. Spettacolare e ameno. Il carnevale non è solo la sfilata ma anche le tradizioni di contorno. La più conosciuta è la fagiolata del lunedì, una cinquantina di grossi calderoni in cui si fanno i fagioli con il salame. Da tutti i dintorni vengono per assaggiare e portare via una razione, o più, di fagioli. La tradizione vera era divisa in quattro fasi: la prima chiamata la “pula” serve per raccogliere soldi, viveri  o altri tipi di fondi, per comprare i fagioli e i maiali da cui ricavare i salami. La raccolta avviene tramite giochi e/o gare al limite della goliardia. La seconda fase: fare sfilare per la via principale i maiali, futuri salami, per farli conoscere alla popolazione. Questo una volta poi gli animalisti hanno intentato causa e fatto smettere questa tradizione. Per maltrattamenti. Si vede che non hanno mai visto la sfilata suina. Animali a spasso liberamente senza costrizione. Adesso per rispettare la tradizione sono gli uomini e donne che con
maschere di maiali sfilano allegramente nel pese. La terza fase: cottura lenta dei fagioli. Nella notte fonda si accendono i fuochi e si piazzano i calderoni e con maestria i volontari cuochi incominciano a  rimestare. Alle cinque i pifferi girano per il paese e con la loro musica danno la sveglia a tutti. C’è da dire che molti sono appena usciti dal ballo e di dormire non se ne parla proprio. Quarta e ultima fase: la distribuzione dopo la benedizione. Intorno ai fuochi vengono messe delle assi che fungono da tavoli. Sopra di essi infinita di contenitori pronti da ore a raccogliere il cibo sublime. Ogni settore ha un calderone e un tratto ben definito. Prima si passa con il pane, poi con fette di salame per finire con i fagioli. Tradizione vorrebbe che il pasto si consumasse lì sul posto, accompagnato da un bicchiere di vino che adesso non danno più per motivi di sicurezza. Così la gente ritorna alle proprie case con le proprie e qualche non suoi contenitori. In fondo il carnevale più di ogni cosa è tradizione e ricordo. Di un passato che fa parte di noi e limitarlo e rilegarlo a una competizione di carri allegorici è molto riduttivo. Oggi è solo, come dicono gli americani, business. Anche i costumi, quelli dei bambini, sono belli ma senza anima. Da piccoli a noi bastava la mascherina nera e poi con l’aiuto della mamma o della nonna un mantello o una vesta azzurra ed ecco Zorro o la principessa. I ricchi avevano anche la spada, sottile e sempre storta e i più fortunati le pistole e quelli ancor più fortunate con quelle che sparavano. Un rumorino secco secco. Altri tempi, adesso ci sono costumi già da ottobre, causa halloween e guai non indossare quelle dei super eroi Marvel o DC. L’ordine niente fatto in casa. Niente schiuma o farina o fagioli secchi, da lanciare in guerre estenuanti con i carri o le maschere a piedi. Oggi solo coriandoli e stare a guardare e filmare e/o fotografare. Lecito fare anche i selfie, incuranti del pericolo di finire sotto qualche carro allegorico. Eppure in tutta questa gioia, divertimento e amenità un punto oscuro, un neo c’è: chi si trova sulla via della sfilata, come il sottoscritto, in quei giorni è praticamente rilegato in casa o per lo meno lungo la via. Non si può uscire da paese. Questo comporta che chi lavora da noi fa festa compreso gli studenti. Tutti a casa. Anzi tutti a ballare fino alle ore tarde e magari non andare mai a dormire.
A proposito di scuole chiuse mi è sempre piaciuta la tradizione di una cittadina del canavese. Nel venerdì prima del carnevale i pifferi girano per le scuole invitando gli scolari a seguirli e di conseguenza ad andare a casa. Ricorda molto la favola del pifferaio magico. Per finire buon carnevale a chi piace e a chi non piace. Tanto sono solo tre giorni e poi, purtroppo, si ritorna alla misera, triste e seria realtà.





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