08/02/19

L'Antieditoriale…!


La Voce della Polvere

Num. : 006 / 2019        
Titolo : L’Antieditoriale …
(M. Nove)
Titolo : Festival di Sanremo
Titolo : “Contratto … “
Titolo : I cani al supermercato …
Titolo : Italia vs Francia (come ogni partita finisce sempre ai rigori)

Festival di Sanremo

  È iniziato il festival di Sanremo, con le solite polemiche pre e, in seguito, post che accompagnano da anni questa manifestazione. Nulla da eccepire è una trasmissione come tante altre, con l’unico vantaggio che ricorda sempre se stessa. Se guardate bene dall’inizio a oggi, tranne i cantanti per problemi anagrafici, nulla è cambiato e nello stesso tempo si ha come l’impressione che tutto sia cambiato. Forse questa è la sua forza. Di essere in fondo un “gattopardiano” introverso. Forse. Il problema di base che il festival l’ho sempre vissuto da esterno, nel senso che ne sentivo parlare, dai genitori, dai colleghi, dai media e dalle trasmissioni televisive e radiofoniche, ma mai che mi fossi messo lì a vedere e magari cambiare o accentuare la mia, personale, opinione negativa. Non mi piaceva e non mi piace, senza un motivo apparente, come quando una persona, mai conosciuta o vista, ti risulta antipatica appena la vedi. Nonostante questa avversione, a pelle, sono contento che esista, come tante altre trasmissioni che non vedo. Il desiderio è che se ne parli di meno, la nausea nelle ripetizioni è sempre latente in ognuno e finisce per venire, prepotentemente, fuori. La stessa situazione la vivo anche con il calcio. Dopo anni, prima nelle scuole e poi sul posto di lavoro con il martellamento, quotidiano, della televisione, non riesco più a seguirlo come vorrei. Oggi guardo solo le partite dei campionati mondiali. E non riesco a seguire bene neanche quelli , rischio molte volte, mi è capitato, di addormentarmi. Problemi miei ed è meglio che restano tali. Ritornando al festival, lo spettacolo è assicurato e pure le canzoni e come edizione quelle che vincono hanno la tendenza a sparire nel giro di poco tempo. Quelle snobbate o eliminate subito hanno vita lunga, qualche volta, spesso. Il dato di fatto è una costante del festival e di esempi eclatanti ce ne sono a iosa, andate a cercarli sul web, che se le elenco qua dopodomani sono ancora qui e quo. Un fatto positivo è la conseguenza che per qualche tempo le canzoni del festival vengono date nella radio. Dove negli ultimi anni ci sono solo pezzi stranieri, sempre gli stessi in tutte le stazioni, e ci sono più siparietti che musica. Rimpiango le radio, libere, di una volta. Non chiedo certo che ritornino come erano, nate, perché so, come disse un poeta, so che il business incombe e dirige le attività umane. Pace, amore e libertà. Perciò viva il festival e viva che non lo può soffrire. In fondo sono le facce di una stessa moneta. Commemorativa di un tempo dove le famiglie erano riunite a vedere pochi canali e solo le canzoni potevano farli evadere dalla loro vita, dedicata solo al lavoro. Per mantenere la famiglia, scusa adottata per non far capire che quelli che mantenevano erano solo i “padroni” dove lavoravano. Il festival, forse, è come il nostro assurdo Paese, bello e brutto, altruista ed egoista, di sinistra e di destra, invadente e solitario, mangione e a dieta, sportivo e hoolingan, nello stesso tempo e nello stesso corpo. Per finire neanche quest’anno guarderò la trasmissione e cambierò canale appena qualcuno ne parlerà, anzi spegnerò, quelle rare volte che l’accendo, la televisione. La radio è da un po’ che non l’ascolto. Ascolterò cd, comprati, di cantanti che mi ispirano. Sarò libero di comprare i cd che voglio? E non ridete voi che scaricate da internet, non vi accorgete che rubate quello che vogliono gli “altri”? Provate a cercare quella canzone, particolare che solo a voi piace e che neanche alle vostre care amiche o inseparabili amici volete confidare. Ebbene provate a cercarla quella musica perché esiste, ma non su internet. Lì c’è quella del business. Una volta l’anima la si vendeva al diavolo con in cambio qualcosa, ora la si vende, non si sa a chi, gratis.

“Contratto … “
  
Dopo: “Non c’è scritto nel contratto” per dire di non discutere d’altro, negli ultimi tempi si è arrivati a : “parliamo solo di quello che c’è nel contratto e non d’altro”, per far capire ad alleati e non che non si deve parlare di … niente. Che non aggrada a loro stessi. Solo che l’inventiva era riferita proprio a quello scritto sul famoso “contratto”. Solo che in uno c’era vergato con “penna d’oro” che certi lavori si dovevano fare, mentre in quello (contratto) dell’alleato c’era stillato con “sangue nobile” che certe opere non si dovevano ultimare. L’opera in questione, guarda caso o mera sfortuna coincidenza, è la stessa. Due visioni per uno stesso problema. Tutti hanno ragione e nessuno ha torto. In questo annoiato Paese non è “I promessi sposi” il libro più letto ma, dai continui voltafaccia e strani connubi, “Il Gattopardo”. Premetto che sono un fautore del cazziatone, da parte di un superiore, a un collaboratore, reo di aver sbagliato, sia da eseguirsi in ambiti privati. Per poter dire quello che si pensa e per privare della privacy la povera vittima. Che a sua volta, isolata dal resto del branco, potrà dire la sua. Con questa premessa vorrei dire a loro signori che le le loro beghe le risolvessero in ambito privato e che dopo, ore e giorni di cazzottate, si presentassero all’opinione pubblica con un idea. Sbagliata o giusta che sia. Essere d’accordo, per gli alleati, è un segno di potenza e onnipresenza. Naturalmente son contento che si scontrino davanti a noi gente normale in questo modo, bestiale. Così ci sarà sempre la speranza che la corda, che riunisce, tirandola si possa rompere e tutti a … non a casa ma alle elezioni. Con la convinzione che uno dei due cadrà e non in piedi. Il problema sarà quello che lascerà in pegno a noi altri tutti. Rinnovamento, cambiamento e … boh, altri aggettivi non ci sono in campo. Tanto anche questi due non sono nel “contratto”. Il vero cambiamento sarebbe non incontrare davanti ai portoni di legno operaio gruppi di lavoratori che stanno perdendo il lavoro e con esso il sostentamento delle loro famiglie. Persone senza colpe che pagano per dirigenti e looby del business che loro ne hanno di colpe … ma che non le pagano. Rinnovamento è permettere a certi anziani non solo di fare la spesa, la minima necessaria, ma di riempire il carrello con quello che serve per una vita dignitosa. Questo deve esserci in un contratto serio, umano e logico. Gli immigrati, la sicurezza, di che se sono tutti alla frutta, la burocrazia, le regalie, a chi poi?, le inventive contro l’Europa, che sta aiutando anche se in piccolo i giovani, e altre amenità similari siamo sicuri che siano all’origine del nostro malessere? Problemi con spacciatori, delinquenti, raccomandati e l’Europa c’erano anche prima della crisi e ci saranno anche in futuro quando non si vedranno barconi alla deriva e le case saranno chiuse come cassaforti e la gente armata a difendersi. Da chi? Perciò, sperando che ci sia nel contratto vogliamo parlare, seriamente, di lavoro? Se c’è lavoro e di conseguenza uno stipendio adeguato molte cose si aggiusterebbero … da sole.  

I cani al supermercato …
   Negli ultimi tempi sto notando una cosa particolare, nei grandi supermercati, quelli con negozi dentro negozi e ristoranti e giochi per bambini, girano dei cani. Intesi sia con due che con quattro zampe. Al guinzaglio e con sacchetti in dotazione camminano tra i bipedi, indifferenti di tutto ciò. All’inizio solo fuori dal supermercato vero e proprio ma ultimamente, grazie a particolare carrelli, anche dentro. Tra gli stand, le corsie e gli scaffali. Premetto che voglio bene agli animali e ai cani in particolare. Tra quelli che si dividono tra amanti del gatto e quelli del cane … sono portato istintivamente verso quest’ultimi. Però i cani non devono stare nei supermercati e nei negozi in genere. Li sento tutti a insorgere, a insultare e a gridare ecco il solito nemico degli animali. Non gli vuole bene. Invece vi dico che siete voi che non amate gli animali. Li vestiti con i cappottini, li riparate dal sole con gli ombrellini, gli tagliate le orecchie e le code per una bellezza estetica, li sterilizzate e li fate mangiare le crocchette o i biscotti o altre schifezze simili. E li amano così tanto da portarli in un luogo affollato in mezzo a tanta gente. Incuranti delle spinte che ricevono, degli urti da parte di sporte colme sui fianchi, del pestaggio delle zampe, dell’odore fortissimi di gente accalcata in uno spiazzo chiuso. Li amate e li portate in mezzo al mangiare umano solleticando il loro odorato e senza una controparte per loro. Li amate proprio. I cani hanno bisogno di stare all’aperto, a correre nei parchi liberi e di giocare con i padroni. Cose negate tra la folla. Poi se qualche animale, a un tocco involontario, si ribella e morde succedono le risse. Almeno la museruola mettetela, c’è pure la legge che la impone, quando ci si trova tra la gente. E la rivalità tra cani la mettete in conto? Ognuno è diverso e cerca di farsi suo un territorio e di soggiogare altri come lui, fa parte della sua natura. Per far questo lascia dei segnali olfattivi e non nell’area in cui transita. Il pericolo si annida nei peli che il cane rilascia, siamo in supermercato in cui l’igiene deve essere al primo posto, e che si depositano sugli abiti degli altri e su tutti i prodotti. Alla fine il povero animale non capisce più nulla e le conseguenze non si faranno attendere. Perciò cari amici degli animali quando andate in posto affollato lasciate il povero cane a casa o nel cortile nella tranquillità della sua routine quotidiana. Al ritorno, magari, portagli pure un regalino, meglio qualcosa da mangiare … sano.

Italia vs Francia (come ogni partita finisce sempre ai rigori)
    Da una parte la “grandeur” e dall’altra la “genialità”, di là la consapevolezza della propria identità e di qua la certezza della nostra amalgabilità etnica, da lì la gara sempre aperta nei nostri confronti, da qui il menefreghismo derivante dalla nostra superiorità interiore, loro affidabili noi estrosi, loro permalosi e noi … pure. Insomma cani e galli, gatti e topi ecco il rapporto con i nostri cugini di oltre alpe. Noi da tradizione i parenti li teniamo stretti e seppur senza amarli li difendiamo e li coccoliamo. Loro invece no. Addirittura coniano il detto che i “francesi” sono degli italiani incazzati. Loro per superarci nella fabbricazione del vino allargano a dismisura, sulla carta, vedere la zona dello “champagne”,  le zone storiche delle vigne. Direi che loro si considerano superiori a noi e nello stesso tempo si ingegnano a sfidarci e a gareggiare contro di noi, per dimostrarlo. Temono, da sempre, la nostra imprevedibilità. Forse hanno paura di assomigliarci. Solo che ultimamente ci stiamo, noi, comportando come loro e sul piano politico la cosa potrebbe diventare se non pericolosa molto inattesa. Specie sulle conseguenze a tutti ignote. Ricordate la “testata” nella finale mondiale del 2006? Da parte di un grande giocatore, fino allora. Poi per un gesto sciagurato si è giocato tutta una carriera. Da buon francese, appunto. Quella testata ha segnato un mondiale e la sfida finale. Ebbene oggi la testata la data il governo, nostrano, e speriamo di non far la fine inversa di allora. Si giustificano, gli interessati, dicendo che loro essendo politici possono vedere chi vogliono. Non è così. Specialmente se vai con seguito di colleghi, giornalisti, di parte, e con l’ufficialità sbandierata a più riprese. Magari anche a spese dei contribuenti visto che saranno andati in aereo. Chi ha pagato? Per incontrare chi? Un partito politico, una classe dirigente o dei movimenti che si ispirano a qualche parte politica? No, sono andati a incontrare i “gilet gialli” che non sono né un partito, per lo meno fino adesso, né un movimento che si ispira a parti politiche. Sono solo gente che protesta, troppo in maniera esagerata, per il proprio impegno civile. Anche da noi, ogni giorno, ci sono manifestazioni simili e nessuno di quei signori ci va. Allora? Pensiamo solo ai cugini e non a noi? Il Presidente francese ha fatto bene a incazzarsi, lo facciamo anche noi quando qualcuno ci viene a fare le pulci in casa nostra. E se i nostri politici non lo capiscono sarà meglio che i cittadini prendano nota e agiscano di conseguenza. Perché oggi è con la Francia e finirà, dopo polemiche serie e semiserie, a vino e tarallucci, in un futuro potrebbe capitare con qualche Paese dell’Est o dell’Africa. E lì non ci pensano due volte a coinvolgerci in qualcosa di imprevedibile e impensato. Ricordiamoci che siamo dei geni ma non guerrieri e di questo ne vado fiero.  



Nessun commento:

Posta un commento