L’Albero Limite
C’era una volta un albero, bello, maestoso,
orgoglioso e fiorente, in una foresta, tipo quella equatoriale, una dei tanti
polmoni del pianeta Terra, che vive tra compagni, amici e amanti una vita
lunga e meravigliosa. Quello che non sapeva la pianta era che veniva
monitorata, sorvegliata e accudita dalle altre sue compagne. Non perché abbia
vinto un concorso, un primo premio della lotteria o abbia combattuta contro
corruzione e malvagità. No tutto questo forse sarebbe un retaggio della
nostra razza dominante. Quell’albero è nato e prospera anche per la nostra
sopravvivenza. È l’albero “limite”. Quella pianta che se fosse abbattuta segnerebbe
il non ritorno indietro. L’irreversibilità della natura a rimediare. La fine
oltre la “zona Cesarini” di calcistica memoria. Un punto che segnalerebbe la
vita come la conosciamo su questo pianeta. Quell’albero se abbattuto
segnerebbe l’annullamento del confine tra il poter far, ancora, qualcosa e
l’imponderabilità della catastrofe imminente. Uno spartiacque dove ricchezza,
egoismo e potere si annulleranno nella fine ingloriosa di un popolo dedito
solo al dio denaro. L’albero “limite”, di cui non sappiamo il dove e il
quale, sperando che non lo abbiamo già abbattuto, sta lì in mezzo ai suoi
simili custodito e amato. Perché loro sanno che sarebbe la fine anche per
loro stessi. Non so se sia una leggenda, una favola o un invenzione di
qualche pazzoide lunatico … Però penso che, se esiste o meno, la vita di
questo albero va
protetta anche da noi umani. Anche come memoria su altri
fatti di cui ignoriamo, per mancanza di buon senso e logica, le conseguenze a
lungo termine. Il vivere solo per il presente non porta da nessuna parte,
specie se l’indomani sorge di nuovo il sole. La domanda è: noi ci saremo? |
Cornoletame
Per
rimanere nell’ecologia casareccia e popolare, voglio portare all’attenzione
dei molti che non sanno nulla della coltivazione “biodinamica”. Un
concentratori esoterismo, cultura rurale e magia. Un idea venuto a un tedesco
nel 1924 e che ogni tanto si ripropone. Oggi in tempo tecnologico è
ritornato, forse, per l’aggettivo bio nella sua definizione: agricoltura
biodinamica. Letta così sembrerebbe una coltivazione che utilizza fattori
inerenti alla fisica, tipo venti o utilizzo di minerali o … altre diavolerie
fisiche. La dinamica dagli studi si applica specialmente in fisica. Poi si
scopre l’utilizzo del “cornoletame” e cadono le braccia e forse anche
qualcos’altro. Si tratterebbe di mettere la “margherita” delle mucche, la
cacca insomma, in un corno di mucca. Mucca che deve avere figliato almeno una
volta. Non vergine in poche parole. Il tutto viene sepolto nel terreno per un
tempo x. Poi una volta tolto dal terreno servirà a concimare il terreno, con
ottimi risultati. No voglio dire niente infondo le credenze sono credenze e
fanno parte degli usi e costumi delle popolazioni. La Terra ne è piena di
queste facsimili di credenze. Vorrei solo ricordare che da più parti ci
vengono a raccontare che il futuro è dei contadini e che loro ci salveranno.
Con l’agricoltura. A sta cosa ci credo, o voglio crederci, non so. Però,
essendo un essere pieno di dubbi, vorrei sapere: perché il letame, che si è
sempre usato, prima dei prodotti chimici, non lo si sparge direttamente sul
terreno? Invece di infilarne una piccola parte nel corno? Poi, quanti corni,
ripieni, ci vogliono per concimare un campo? Poi con i prodotti chimici che
hanno usato per secoli e lo sfruttamento della terra, come possono essi
stessi essere i salvatori di questo pianeta? Penso che tutti, dico tutti,
dobbiamo prendere questa responsabilità e insieme salvarla … la Terra!
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Sistema Mississippi
In una
parte della “democratica” USA c’è un sistema per la ricerca del lavoro: il
sistema Mississippi. Che sembra dia buoni risultati, tanto che il nostro,
vicepremier, ministro del lavoro lo vorrebbe adottare. Ho detto sembra,
riguardo al sistema, non per l’accettazione, incondizionata, del politico. La
notizia è stata ricavata da un articolo de L’Espresso, che per verificare
l’autenticità ha fatto un esperimento. Prima vediamo in cosa consiste il
sistema. Le domande per l’impiego si fanno on-line rispondendo a “un format”.
Generalità, email, numero di telefono, sesso, etnia, istruzione, salario
attuale (sono per caso esclusi i disoccupati?), carriera professionale, lettere di raccomandazione … niente
richiesta di conoscenza lingue straniere e del titolo di studio. Una
giornalista del Settimanale ha compilato il format. Includendo anche titolo
di studio e la conoscenza di tre lingue straniere. La risposta è arrivata
dopo mesi, in fondo cercare lavoro richiede tempo, con una proposta di
lavoro. Cappellano in un collegio penitenziario. A un ingegnere termonucleare
spaziale diamogli un lavoro da muratore, senza offesa per quest’ultimi. Una
volta si dicevano: le solite americanate, oggi le vogliamo copiare? Prima di
parlare, possibile, che nessuno si informa più.
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“Etero” caffè “bianco” bollente
C’era
una volta, ebbene si un'altra favola, in una città di quel nord laborioso,
sulla carta, dove prosperava un bar. Bar con entrata, con tavolini e sedie
intonate, col bancone, immaginiamo di marmo e legno, uno specchio alle spalle
dell’esercente e scaffali pieni di bottiglie e bicchieri. Una macchinetta del
caffè e un vetrinetta di brioche e croissant, fragranti e profumati al
mattino e gelidi e distanti alla sera. Un bar come tanti altri, con la
clientela fissa e qualche sporadico essere vivente di passaggio. C’era una
volta e ancora c’è … un bar. Direte cosa ha di diverso, di speciale sto c…o
di bar?
Niente di particolare, solo che per essere
serviti bisogna essere etero sessuali, chiederà un documento o una prova, di
colorazione, la pelle, di una tonalità sul pallido, ricordate i “visi
pallidi” dei film western che si vedevano da piccoli?. Sembrerebbe uno dedito
al razzismo invece ha una giustificazione medica. Quando vede un omosessuale,
come fa a capirlo senza un coming out dell’interessato (sesto senso per i
propri simili?) o vede un color diverso dal pallido, come si comporta con gli
abbronzati , lui viene colpito da rigurgiti che lo fanno stare male.
Poverino. Un consiglio per guarire … chiuda e vada a vivere nei caraibi al
sole. Ops, li non sono pallidi.
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