"Se c'era un sistema, c'era certamente da 30 anni e loro lo hanno
ereditato in buona fede", ha dichiarato un avvocato difensore nel processo
conosciuto come “rimborso poli”. La sentenza ha decretato la colpevolezza di
quasi tutti. Non del processo vorrei parlare, ma della frase di quel legale.
Con la premessa che un avvocato è abituato a scaricare, sui clienti, tutto
quello inerente alla sua funzione. Compresi viaggi, soggiorni e pranzi, o cene,
per facilitare il suo compito e raggiungere la discolpa del suo cliente.
Cliente che paga profumatamente il legale. Ma … un consiglio Regionale non è un
istituzione privata e non deve assolvere dei clienti, privati. I suoi fruitori
sono la popolazione, i cittadini. In poche parole noi. Perciò niente alibi e
niente sconti. Loro hanno sperperato i “Nostri” soldi. Se il sistema era
marcio, nessuno lo discute, loro che sono stati messi lì, apposta, per
correggere ed asportare il marciume dovevano essere al di sopra di tutto. Con
onestà dovevano correggere e non avvallare la consuetudine. Che gli elettori si
alzino a indicarli questi
Stime
negative …
Il
bambino con la pagella …
In questi giorni si è parlato molto di un
libro, in trasmissioni televisive e con vignette su quotidiani, di una
patologa. Una donna, coraggiosa per il mestiere che fa e per quello che deve
vedere ogni giorno, che fa l’autopsia sui cadaveri recuperati dal mare. Corpi
di migranti, quei corpi, divenuti tali, che qualcuno ha proibito di farli
sbarcare nei nostri porti. Molti sono bambini, ragazzi, adolescenti o forse già uomini fatti. Per fare il viaggio
della speranza bisogna essere adulti, se non fuori senz’altro dentro. Il libro
in questione è “Naufraghi senza volto. Dare un nome alle vittime del
Mediterraneo” di Cristina Cattaneo. Non voglio fare pubblicità, non ci guadagno
e non voglio guadagnarci sopra, ma vorrei che la gente lo comprasse, io l’ho
fatto, e soprattutto che lo leggesse. Sarebbe meglio che i contrari, i
populisti e la gente pigra nel pensare andassero in quei porti, vietati
all’accoglienza e poi su una nave verso il largo. Verso quel tratto di mare
dove giornalmente barconi, gommoni e scafi malmessi viaggiano in balia delle
acque. Che guardino quei corpi che non sono né pesci né uomini. Solo schiuma
nella schiuma. Che vadano a vedere i corpi che i marosi, incuranti del divieto,
portano corpi su corpi. Forse se vedono e toccano il loro giudizio potrà
cambiare. Forse basterebbe leggere il libro, ma sento già dire che è un
invenzione dei soliti sinistroidi pagati dalle banche. Che ossimoro. Come può
un migrante avere la pagella di tutti 10 (dieci), quando noi sono anni che ci
barcameniamo per un sei politico stiracchiato. Una pagella messa nella fodera
della giacca, senz’altro da una madre, per far accettare al meglio il
ragazzino. Invece …
Non
è nel contratto …
“Non è
nel contratto …” Quante volte abbiamo sentito questa frase? Migliaia,
specialmente quando le domande si fanno incalzanti e fuori dal coro. Purtroppo
certe domande le fanno in pochi ormai. La maggior parte dei cronisti li
lasciano parlare a ruota libera. Così come nelle campagne elettorali ripetono
le solite cose trite. E quando sono messi alle corde ecco spuntare fuori la
frase. Il problema non è chi parla, secondo me, ma chi ascolta. Possibile che
le persone hanno perso la facoltà di ragionare e di avere dubbi. Osservare,
ascoltare nel nostro caso, analizzare, avere dubbi, e dedurre, dare una propria
interpretazione, senza ripetere quello sentito da altri, con proprie parole. Il
metodo ricorda Sherlock Holmes. Forse alla fine si arriverà a dire, anche noi,
non è nel contratto. Un dubbio: ma una
volta svolti tutti i punti del contratto che faranno? Se ne vanno? Rimangono a
vivere sulla gloria passata? Faranno un altro contratto? O si litigano su tutto
per allungare il soggiorno nei palazzi politici? Se ci azzeccano bisogna oltre
a ringraziare fargli anche un monumento a futura memoria? E se sbagliano e non
saranno più eletti chi pagherà i danni collaterali, i nuovi? Lo so che non c’è
nel contratto ma del lavoro se ne parla?




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