18/04/14

Gabriel García Márquez

 Gabriel Garcia Marquez  
Vivere per raccontarla dopo il passare trionfante di cent’anni di solitudine quel sentimento eterno vissuto per l’amore ai tempi del colera, passando per l’autunno del patriarca tra le foglie morte nascoste nelle pagine intime delle memorie delle mie puttane tristi. La mala ora, della cronaca di una morte annunciata dentro agli occhi di cane azzurro e nei ricordi smarriti dentro le avventure di Miguel Littin clandestino in Cile, si perde nel gioco perverso del racconto di un naufrago. Nessuno scrive al colonnello per raccontare la verità sulle notizie di un sequestro causato dalla vergogna per storie che riguardano dell’amore e di altri demoni. Il generale nel suo labirinto sta cercando nella memoria labile un libro non letto: dodici racconti raminghi.

Gabriel García Márquez come tanti suoi personaggi se n’è andato lungo il sentiero che lo allontana dalla vita ma lo mette nella memoria e nel ricordo di chi ha letto, legge e leggerà le sue opere. E se i suoi libri saranno sempre presenti e tangibili a tutti mancherà la parola detta, l’esempio proposto e l’attacco alle inciviltà umane. Un uomo semplice che ha messo a disposizione degli altri la sua arte e la sua umanità. Per questo l’unica parola che vorrei che ti portassi dietro è “grazie”. Per la luce che ci hai insegnato a trovare nelle parole.

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