Seduto sulla panchina al parco …
Guardare il visibile intorno nella ripetizione d’atti nostrani
di gesti e umori d’una vita che scorre lentamente come un ruscello
dalle acque torbide di emozioni vaporizzande verso il cielo
dove solo nubi foschia e solitudini (r)esistono.
Annusare l’aria pregna d’odori irriconoscibili nell’immediato ma fetidi
nella mattina fresca d’un freddo penetrante dentro ossa una volta forti ora fragili
lontane da quel letto di battaglie perse dove porter riposare lontano
da paure del buio eterno senza un briciolo della civiltà nostrana.
Piangere lacrime inesistenti ma copiose su gote mal rasate
nel ricordo di passate intuizioni smarrite in un lavoro
lontano nel tempo che non sarà più come allora pur esistendo
dove pianto gioia sudore vita si mescolava con il vivere quotidiano.
Guardare il visibile che si (s)materializza nella ripetizione della prima volta
in atti diversi eppure importanti dentro un ruscello limpido di liquami
agli occhi che non vedevano ma che sentivano il cambiamento
dalle torbide sensazioni del passare del tempo forse perso o forse vinto!
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