Che
volevo fa? …
Cosa
volevo fare da piccolo quando in un lontano futuro si diventa grande?
Tante cose e forse nulla l’importante era rispondere alla stupida domanda.
Cosa volevo fare e che ne sapevo allora che non conoscevo il mondo,
le insidie mischiate con l’amarezza in un bicchiere d’ottimismo e agitate.
Eppure sembrava una cosa seria come se il sapere cosa fare da grande fosse vitale,
per la discendenza di una famiglia dove nessuno dei componenti ha avuto libertà di scelta.
La domanda però era sempre lì creando il primo gemito d’ansia che si ingrandirà,
finendo come polvere sotto il tapetto dove non si vede ma c’è a futura memoria.
Forse la domanda era lecita nessun vuol far venire dei complessi eterni a un piccolo,
era la risposta che era insidiosa ed era la prima di un prototipo di bugie che esploderanno.
La natura ci veniva in aiuto rispondendo mestieri strani di cui non sapevamo niente,
lontani dalla realtà di una famiglia normale che vuole i figli identici a loro non uguali.
Cosa volevo fare? Oggi avrei una sola unica risposta: boh?
Un boh gridato con il senno di poi c’avrei azzeccato e che allora sarebbe stato rivoluzionario.
Boh, boh e ancora boh? Con l’interrogativo e se fossi stato cattivo avrei chiesto a loro
Cosa volete che faccia da grande dopo che voi m’avete abituato ad altre cose?
Anche loro risponderebbero boh?
Cosa voglio fare adesso che sono grande e non ho potuto seguire certe strade sconosciute
Forse solo un enorme boh?

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