Viaggio
Cammino nella fermezza assoluta della precarietà di una sosta
sulla pista che da un muro scrostato va a sbattere contro un altro
fresco di traboccante intonacatura gocciolante nel propagarsi
lungo il vicolo cieco maleodorante di rose canine assassinate dall’edera.
La chitarra a spalla come un zaino carico emette suoni sotto il tocco
delicato di una ruvidità corrisposta da dita infreddolite protette nei guanti
usati all’infinito e riusati da passati remoti dai lavapiatti di colore pallido
che si sbiancano all’ira nera di un fetore nauseabondo di un getto d’acqua.
Viaggio in continuazione sulla pista indiana asfaltata di margherite gialle
passando tra paesaggi immutabili di cartoline smosse e da fermo immagine
alla ricerca di quel posto che nessuna cartina non ha mai indicato
ma che i cartelli di legno secco marcito al calore indicano come più in là.
Fumo tranquillamente la gioia del sapore libertario di un fumo grigio-verde
che nell’indifferenza assoluta esce padrone dalla ciminiera della fabbrica
per indicare la direzione contraria e opposta a quella dove mi dirigo
dimenticando della linearità logica di chi mi avverte che è meglio muoversi.
Dai binari dove sono fermo da tempo aspettando che le sbarre risalgono
e che il treno il cui rumore si sente come un ovattitudine lontana alle proprie spalle
si avvicina incurante del paesaggio e dei suoi visitatori occasionali che attendono
di poter salire e proseguire il viaggio forse già finito nell’allontanarsi all’orizzonte!
M. Nove
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