In un tempo remoto l’uomo camminava solo
in un paradiso rigoglioso di natura e nientr’altro,
passava altero e dubbioso tra le piante, l’erba, il cielo e le stelle
sognando mondi di cose e persone che non capiva perché ancora insistenti,
nel riposo dentro la culla di un futuro si perdeva nei risvegli quotidiani
sentendo crescere la solitudine anche se essere solo allora era per lui naturale,
intuiva la mancanza lo sentiva nel petto di un’anima che chiamava gemella
una metà da riunire come una mela tagliata in due,
nacque da una necessità la futura compagna di un esistenza
che tolse la solitudine regalando l’amore di un futuro eterno.
In un tempo vicino l’uomo ha ripreso a camminare solo per sua scelta
ancora perso in quel paradiso solitario fuori dalla natura e nientr’altro,
si nasconde vergognoso contro i muri screpolati dalla sua bramosa ingordigia
in fuga dagli incubi di sospetti calunnie ignoranza scambiati solo da lui per amore,
si sente solo anche se ora essere solo è stata solo la sua scelta ineluttabile
di un dominio assurdo senza logica sull’anima gemella istigata da dolori non giustificati,
si è dato mille giustificazioni centinaia di alibi e milioni di banalità
per scoprire solo il vuoto dell’anima e del buco nel cervello irrispettoso della natura umana,
scompare per propria mano alzata a pugno l’uomo rimasto con un unico compagno
l’ingannatore riflesso in una pozzanghera maleodorante che identifica in se stesso.

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