Io ne ho lette di cose che … sarebbero meglio non fossero presenti e reali:
Il terribile anno 2020 non solo sarà ricordato come l’anno della feroce pandemia covid-19 e dell’impatto che questa ha avuto fino qua e avrà sulla vita dell’uomo. Siamo ancora in fase di “combattimento” (distanziamento, mascherine e vaccini) e non abbiamo forse il tempo materiale ed emotivo per pensare a quello che questa malefica malattia ci porterà via dopo, sia nell’ambito sociale che economico. Penso che quelli che dicono che non sarà più come prima, abbiano ragione. Naturalmente la pandemia non deve farci allontanare da problemi anch’essi importanti e devastanti: come il cambiamento climatico, l’inquinamento del pianeta e lo sfruttamento senza cognizione di tutta
la Terra. Noi come era geologica siamo nell’Olocene ma gli scienziati, dopo aver constatato l’immane sfruttamento dell’uomo su ciò che lo circonda, sta definendo l’epoca in cui viviamo come Antropocene ( indica il periodo geologico attuale in cui l’uomo con le sue attività è riuscito con modifiche territoriali, strutturali e climatiche ad incidere su processi geologici ). I cambiamenti climatici sono il frutto dell’attività umana o meglio dire che ha accelerato il fenomeno che ci avrebbe messo anni, secoli e millenni a esplodere. Con lo sfruttamento delle risorse si é contribuito all’estinzione di molte specie animali e vegetali (c’è l’ipotesi che il virus del covid-19 sia originato dalla distruzione di certe zone dove i corona virus si erano insediati per la sopravvivenza della loro specie). Non contenti ora sembra che i prodotti creati dall’uomo abbiano superato la biomassa naturale al di fuori degli stessi esseri umani. Cemento, asfalto, città, elettrodomestici, tecnologie, fabbriche, automobili, navi, allevamenti intensivi, agricoltura forsennata, inquinamento ambientale e le estinzioni di animali e piante da molti territori sono concause di queste diversità nella biomassa del nostro solo e unico, tragico pianeta. Ogni settimana, l’uomo produce l’equivalente del suo stesso peso e per far spazio a tutti i nostri beni si danneggia il patrimonio naturale. Pensare che l’essere umano rappresenti lo 0,01 % della massa totale di carbonio sul pianeta (dati NASA), un peso nullo confrontandolo con quello vegetale, animale e batterico. Ma, il solito ineluttabile ma, la sua impronta dominante è totale. La “massa antropogenica”(strutture, edifici, plastica, cose) ha superato nel 2020 (anno più anno meno) la biomassa “secca” e cioè tutte le piante, gli animali, i batteri, i funghi, gli archaea e i protisti e circa nel 2040 verrà superata anche la biomassa “umida” e cioè di tutta l’acqua del pianeta. Che cosa dire e cosa fare, penso che in pochi abbiano una risposta. Forse nessuno. Se piantiamo un seme, è solo dopo un certo tempo che si vedrà il risultato ma se non abbiamo neppure il seme per aspettare l’esito che si può fare? Andare avanti così lasciando alle generazioni future i nostri disastri? Rimediare? Come? Per inculcare una certa norma sociale ci vuole tempo e pazienza, sapendo che basta un secondo per rovinare tutto e non sempre si può ricominciare da capo. Il tempo non lo abbiamo più. Basta uscire e non per fare solo lo shopping o la spesa dei soliti prodotti imposti dalle grandi multinazionali ma guardandoci in giro e analizzando ciò che si vede, si sente e si respira. Tenendo conto che ciò che costruiamo alla fine diventerà rifiuto e quest’ultimo ha un volume, una massa e una certa resistenza sull’ambiente (casa nostra) e noi dove andremo a respirare?E tutti quegli
accadimenti andranno a intasare la memoria per lungo tempo, come ennesimi
granelli gettati nella sabbia. È
tempo dell’oblio!
M. Nove

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