Girotondo
L’Indiano svetta senza un titolo sulla copertina dell’album,
sembra un portatore d’acqua fra le nuvole
barocche in un quadro dell’Ottocento,
mentre attraversa cauto e solitario in laudate
dominum
la cattiva strada che accompagna tutti su per la collina.
Da via della povertà fin nel cuore della città
vecchia,
un posto dove si vuol dimenticare del delitto di
paese.
Avvenuto per (s)coprire l’avventura a Durango,
lassù nei verdi pascoli dove si può
incontrare Coda di Lupo
mentre intona il canto secolare:«Se ti
tagliassero a pezzetti,
forse avresti un qualcosa di quello che non ho.»
Un canto del servo pastore che il vento
gentile porta fin dentro la casa di Don Rafaè.
Un luogo dove le anime salve si perdono tra
la Dolcenera vita,
il gioco del volta la carta e l’istantanea
de le acciughe fanno il pallone.
In quel giugno ’73 dove Dolce Luna,
muta per lo spavento, fischietta.
la canzone per l’estate intonata per l’amico fragile.
Protagonista indifeso dell’altra canzone del
maggio sussurrata a forte volume
Al ballo mascherato in cui Andrea, che si è di
nuovo perso,
richiese il bis de la canzone del padre,
ottenendo,
come l’idea fissa de la bomba da parte di un
bombarolo,
solo il preavviso del sogno numero due «Verranno
a chiederti del nostro amore,
nella mia ora di libertà per naufragare nella stagione del
tuo amore.»
Lontano sui verdi pascoli della collina che vide
con orrore la guerra di Piero,
la giovane Fila la Lana de la ballata
dell’amore cieco
guardando l’oceano ricordava il padre che parlando
del naufragio della London Valour
piangeva nel rifiutare lo strazio atroce del fiume
Sand Creek,
accettando come dono l’allegria del valzer per
un amore
suonato in un Ave Maria nella bottega d’un
falegname in via della Croce,
dove Bocca di Rosa che da Rimini la
fuga concluse all’Hotel Supramonte
incontrò Nancy scappata alla ricerca de le
storie di ieri.
Si unirono a le passanti che tra le nuvole
barocche si sono perse nella cattiva strada,
strette insieme in una smisurata preghiera
di un ricordo sotto zoccoli rotti.
«Ho visto Nina volare lungo via del campo»
cantano in coro per ritrovarsi
unite dentro la ballata dell’amore cieco che
il suonatore Jones intona
per un matto al cospetto di un giudice
che condannò un blasfemo
che ingiuriò un medico che deciso affermò
non è un gorilla ma solo il pescatore.
Il pescatore un malato di cuore che il
testamento di Tito, un chimico solo d’inverno,
lasciò come eredità a un ottico l’idea
postuma de la ballata del Michè
e il soffio di note de la canzone di Marinella.
Un canto di gorgoglio generoso come un sasso nell’acqua
della chiara fontana
dove s’ode s’ì fosse foco come la ballata
dell’eroe nella mia ora di libertà
nel grido straziante per Geordie come frecce
postume del verranno a chiederti del nostro amore.
Il silenzio allora canterà l’amore che vieni
amore che vai e a sputare nel solco
del morire per delle idee dove Carlo Martello ritorna dalla
battaglia di Poiters.
L’Indiano svetta senza un titolo sulla copertina dell’album,
sembra un portatore d’acqua fra le nuvole
barocche in un quadro dell’ Ottocento,
in groppa al suo destriero urla la canzone
dell’amore perduto
dirigendo verso la Fiera della Maddalena!
M. Nove

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