05/02/21

C’è un russo, un americano e un italiano ...



Io ne ho sentite di cose … come le barzellette: c’è un russo, un americano e un italiano. Solo che non è una barzelletta ma arte figurativa contemporanea!

Nikita Golubev

Io ne ho lette di cose che … non immaginavo si potevano applicare all’arte come la frase di Goethe  “anche lo sporco luccica quando brilla il sole”.

Frase che l’artista russo Nikita Golubev, in arte ProBoyNick, ha fatto sua e trasportata nelle sue opere. Non su tela, cartoncino, lenzuolo o muro ma sul simbolo stesso della nostra civiltà: le automobili e i camion. Vetture depositarie di smog e altri inquinanti che nonostante i frequenti lavagginricadono e coprono in continuazione il mezzo. Su questo strato di polvere l’artista disegna, portando un attimo di poesia su un mezzo che ci ha reso schiavi più che persone libere. La dirty-art, come dicevo, è un arte effimera, veloce, che vive dell’attimo della creazione e di quei pochi che la possono vedere all’inizio. Non dura in eterno, per fortuna che ci sono telefoni e internet p

er la memoria futura, e basta un po’ di vento, una pioggia improvvisa o qualche mano dispettosa perché questi “quadri” svaniscono nell’aria. Per ricadere scomposti e frantumati, come materia, su altri veicoli in attesa della loro dose artistica. Questa forma d’arte deriva da quel “lavami” che molti buontemponi scrivevano sui vetri sporchi delle auto assieme a disegni stilizzati di organi genitali … maschili. Chi non se li ricorda? Da far notare e potrebbe essere anche l’intento dell’artista che praticamente si opera sull’inquinamento dell’atmosfera, ricordando che su una superficie come una vettura basta un lavaggio per scacciare lo “sporco” ma che noi inspiriamo dentro di noi e tratteniamo. Una riflessione che ci dovrebbe cogliere osservando l’opera del russo. Come dovrebbe farci riflettere ogni opera d’arte. In fondo la cultura non darà da mangiare, anche se si è sempre dimostrato l’incontrario, ma fa riflettere e pensare. Scusate se è poco.

E tutti questi ingegni umani andranno persi nella memoria a lungo tempo, come ennesimi granelli di polvere attaccata alla lamiera.

È tempo di dirty painting!



Scott Wade

Io ne ho lette di cose che … dopo la dirty painting del russo Nikita Golubev scopro la dirty car art dell’americano Scott Wade.

 

La Dirty Car Art indica le opere d’arte che s possono esguire sui finestrini sporchi delle auto. Sfruttando la polvere sottile e palpabile che si deposita, causa smog e/o sporcizia, sui finestrini, l’artista disegna, crea e scolpisce le sue opere. Wade arriva anche a riprodurre quadri famosi e bisogna ammettere che se già prima non si aveva voglia di pulire i vetri … dopo diventa quasi impossibile tenerli puliti. Il risultato è visibile dalle foto. L’ultima considerazione è sempre la solita, quella fuliggine palpabile sul vetro l’abbiamo dentro i nostri polmoni. Si chiama inquinamento e questi artisti oltre a presentare le loro opere ci vogliono mettere in guardia del pericolo che corriamo.

E tutte queste “tele” moderne andranno a intasare i nostri corpi che non sono fatti di lamiera e vetro.

È tempo di dirty car art!



Alessandro Ricci

Io ne ho sentite di cose … come le barzellette: c’era un russo, un americano e un italiano. Solo che non è una barzelletta ma arte figurativa contemporanea ed ecologica e il Nostro Paese è presente.

Alessandro Ricci è un artista italiano che dipinge non sulle auto o camion ma con lo smog. Invece dei colori usa proprio quelle polveri sottili che si depositano ovunque. In questo modo cerca di sensibilizzare l’antico problema dell’inquinamento nelle città. Dal 2000 l’artista fiorentino raccoglie dagli edifici e dai monumenti la polvere che poi utilizzerà per i propri quadri. Ha iniziato col prendere la materia prima dalle proprie persiane di casa, per passare alle statue di marmo, sulle facciate delle chiese e sui monumenti, che nel capoluogo toscano non mancano di certo. Con la sua arte provocatoria è riuscito a far si che il centro storico, per buona parte, è diventata un isola pedonale. Migliorando in piccola parte l’aria e salvaguardando le opere d’arte della città. Perché non solo anoi umani lo smog fa male ma anche alla cultura e alla testimonianza della nostra civiltà. L’inquinamento corrode i marmi, erode le pietre e sporca le facciate delle chiese, per non parlare degli affreschi e statue. Non so se esiste un nome per questo tipo d’arte. Io lo chiamerei “dirty art city”, non quello cha fa il povero pittore ma quello che fa l’inquinamento.

E tutto questo dopo la sbornia iniziale finirà nel dimenticatoio di qualche proposta di legge, che per inciso no porta voti. Secondo i politici.

È tempo del “dirty”!



M. Nove 

Nessun commento:

Posta un commento