29/01/21

Io ne ho viste di cose che … dentro una crisi potessero essere presenti:

   Vista la profonda crisi in cui il nostro, assurdo, Paese è inciampato un chiarimento, nel possibile di una comprensiva oggettiva, su alcune cause: il mancato ricorso al MES e il ritardo sulle proposte del RECOVERY PLAN. Poi ci sono le poltrone “ballerine” e i giochi di “potere” dei singoli leader. Questi ultimi fanno, da anni, secoli e millenni, parte della politica “attiva”. Al contrario sui fondi di salvataggio non si capisce perché i nostri politicanti non li vogliono.

Le nozioni, di cui devo confessare so poco o niente, le ho prese andando a leggere sul web alcuni siti finanziari ed economici. Riassumendo per non perderci in paroloni altisonanti e pomposi. Ho insistito di più sul MES dato che è una fonte di questa, assurda, crisi di governo. Per quanto mi riguarda io avrei preso il “fondo salva Stati” per la sanità e così avrei avuto più disponibilità su altri problemi critici. In fondo che senso ha rifiutare il MES sulla sanità e poi destinare una parte del RECOVERY proprio alla stessa sanità? Non capisco come non comprendo certi tatticismi finanziari però so che per uscire da una crisi economica mi servono soldi e se qualcuno, come la tanto decantata Europa, me li dà, pure a tassi molto contenuti che nemmeno le banche si sognano da dare a noi clienti “comuni”, perché li devo rifiutare? Cosa il governo non ci dice? Se sotto cova una fregatura, forse è meglio che si sappia e con chiarezza. Anche perché con questa crisi siamo a rischio di perdere TUTTO, come si dice “cornuti e mazziati”. In più con la crisi siamo a rischio anche per il piano vaccinale, di cui pochi sanno come funziona e come deve essere svolto e con che criteri. Scusate il francesismo ma siamo proprio nella merda!

Con questo post vorrei far capire che prima di prendere posizioni, vedi certi supporter politici, bisogna informarsi e leggere e se non si capisce cercare chi può farlo senza cedere alla tentazione di chi spara paroloni vuoti. Sono in gioco la salute e l’economia, Nostra. Perché sembra che l’unica preoccupazione di alcuni politici sia la posizione di potere e le poltrone ambite, convincendo il povero ignaro elettore che gli spettano per diritto “divino”  con la nostra complicità passiva. Naturalmente ognuno faccia quello che vuole, ricordando che abbiamo una “testa” e forse è meglio incominciare a usarla. Nel bene e nel male. Meglio sbagliare in buonafede nel non aver capito alcune nozioni, che farci trasportare in malafede da parole roboanti ma VUOTE di certi leader. Finisco dicendo che la politica è “il compromesso” fra più parti e non fermezza ideologica di una sola parte. Siamo TUTTI cittadini al di là dell’appartenenza politica, religiosa e di razza.

E tutti quegli accadimenti andranno a intasare la memoria per lungo tempo, come ennesimi granelli gettati nella sabbia.

È tempo dell’oblio della crisi!

M. Nove 

Dati dal web:

Recovery Fund : Letteralmente significa "fondo di recupero" ed è chiamato anche “Next Generation Eu". È la risposta dell’Europa all’emergenza causata dalla pandemia da Covid-19. Un fondo di ripresa associato al bilancio a lungo termine dell’Unione Europea, dal 2021 al 2027.

Il recovery plan è un dettagliato programma relativo ad investimenti, piani e riforme che il governo intende realizzare per rilanciare il paese. Il contenuto di questo documento programmatico è determinante per ottenere le risorse del Recovery Fund (o Next Generation EU).

MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) anche detto fondo salva-Stati, approvato dall’Eurogruppo del 30 novembre 2020 per finanziare i Paesi sull’orlo della bancarotta e non in linea con il credito pensato durante la pandemia. Uno strumento senza condizioni accettato in sede di Consiglio europeo per offrire prestiti in ambito sanitario agli Stati richiedenti  concepito, infatti, come un meccanismo straordinario per la crisi da epidemia. Tuttavia, è una cosa diversa dal fondo così come è stato strutturato all’origine.  Per capire cos’è il MES e cosa sono le riforme approvate dall’Eurogruppo e anche dall’Italia, occorre fare chiarezza e tornare indietro di qualche anno.                                                                                Nato nel 2012, a sostituzione del Fondo europeo di stabilità finanziaria e del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, esso è di fatto il fondo monetario del Vecchio Continente, avente l’obiettivo di dare sostegno ai Paesi membri in caso di crisi e di probabile default.                Ad oggi il Meccanismo Europeo di Stabilità ha “salvato” Cipro, Spagna e Grecia. L’Italia, dal canto suo, è una delle maggiori sostenitrici del fondo salva-Stati.  

 

Cos’è il MES? In breve a chi si chiede cos’è il MES potremmo dunque rispondere definendolo un meccanismo volto a mantenere la stabilità finanziaria della zona euro. Esso è regolato dalla legislazione internazionale e, come organizzazione, ha una propria sede a Lussemburgo.  Per garantire la tenuta del Vecchio Continente il fondo salva-Stati emette prestiti sulla base di condizioni piuttosto rigide e, in alcuni casi che verranno specificati nelle righe seguenti, può anche adottare atti sanzionatori.

Come funziona il MES? Le modalità d’azione del fondo sono state definite dall’articolo 3 del suo trattato istitutivo. L’organizzazione raccoglie fondi volti a sostenere gli Stati membri, ossia quelli che prima o dopo hanno adottato l’euro come moneta unica e che in un determinato periodo di tempo si trovano in forte difficoltà. Per capire come funziona il MES possiamo suddividere la sua azione in tre fasi distinte:                                                                       1) Lo Stato in difficoltà avanza al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-Stati una richiesta di assistenza. Il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute del Paese in questione e di definire il suo fabbisogno finanziario. In questa fase l’esecutivo comunitario e la BCE (e se necessario il FMI) analizzano se la crisi di quello Stato può contagiare il resto dell’Eurozona.                        

2) Dopo la valutazione, l’organo plenario del MES decide di agire e aiutare il Paese in difficoltà (il tutto più o meno nell’arco di 7 giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di assistenza).

 3) Come lo aiuta? Attraverso prestiti.                                                      Le decisioni del Consiglio vengono prese a maggioranza semplice o qualificata e godono di immunità giudiziaria. I diritti di voto sono proporzionali rispetto alla quota versata da ogni Stato.

Chi gestisce il fondo salva-Stati?                                                            

 Il Meccanismo di Stabilità Europea viene gestito da un Consiglio dei Governatori costituito dai ministri delle finanze dell’Eurozona oltre che da un Consiglio di Amministrazione (nominato proprio dai Governatori).                                                                       

Fanno parte del MES anche un Direttore Generale (che ha diritti di voto), il commissario europeo agli Affari economico-monetari e il Presidente della BCE, questi ultimi due come osservatori.

Le critiche

Per comprendere al meglio cos’è il MES e come funziona non si può prescindere da una disamina delle riserve espresse sul fondo salva-Stati. Uno dei punti più dibattuti ha sempre riguardato il rinnovato potere della Banca Centrale Europea e, di conseguenza, le limitazioni imposte al settore bancario e ai governi nazionali.                                                      La somma a garanzia fornita agli Stati in difficoltà viene suddivisa e composta dalle partecipazioni di ciascun membro non in difficoltà. In poche parole, parte dei soldi concessi alla Grecia sono stati corrisposti a capitali messi a disposizione in parte dalla Germania, in parte dall’Italia, dalla Francia e così via. Ma, dato che ogni Paese riesce a garantire un proprio status di affidabilità, alla quota versata da ciascuno viene riconosciuto un interesse diverso. Ed è qui il pericolo: se uno degli Stati più «affidabili» dovesse trovarsi in difficoltà e aver bisogno del Meccanismo, la quantità dei fondi che non può più garantire si riverserebbe necessariamente sugli Stati più piccoli.

 

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