Io ne ho viste di cose che … non immaginavo potevano essere presenti così attivamente e prepotenti nel loro esistere: come le particelle di plastiche che hanno … colonizzato il nostro, unico, pianeta.
Dopo i cormorani del Cile che nidificano in una discarica, le microplastiche trovate dentro molte varietà di pesci, le scambiavano per cibo, le trappole delle plastiche non ancora ridotte in particelle piccole che imprigionano pesci e soffocano i coralli e avvelenano le barriere coralline, dopo che gli uccelli, per mangiare, ingoiano parte dei sacchetti buttati su spiagge e/o discariche, stessa sorte per
gabbiani, volpi, topi e altri animali insospettabili, tipo gli orsi bianchi, anch’essi frequentatori dei posti dove sono abbandonati i rifiuti. Dopo che gli elefanti, pure loro per mangiare, sono finiti in una discarica, ecco arrivare la notizia che anche i dromedari liberi del Dubai si sono “ingozzati” di microplastiche. Nel deserto. Sembra proprio che il vento abbia trasportato pure nella sabbia il carico di morte delle particelle minuscole di plastiche come negli oceani. Così non solo nei mari, nei laghi, nei fiumi è arrivata la nostra tecnologia avanzata ma anche nei deserti. Per associazione d’idee verrebbe da pensare che anche sui monti ne siano arrivati, distruggendo gli alpeggi, la flora e la fauna. E che pensare dei campi coltivati in collina e in pianura? E nelle risaie? Non viene il dubbio che i venti, senza frontiere e/o muri da rispettare, abbiano portato residui di plastica anche in queste zone? E gli orti, tornati di moda oggi, i giardini con i colori vivi dei fiori e delle piante delle nostre case, i nostri animali domestici così cari sempre alla ricerca curiosa di avventure fuori all’aperto. Tutto questo, siamo sicuri, che non sia contaminato dalle microplastiche che noi stessi abbiamo seminato?E tutti quegli accadimenti andranno a intasare la memoria per lungo tempo, come ennesimi granelli, speriamo non di plastica, gettati nella sabbia.
È tempo dell’auto-oblio!


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