28/01/21

Forse si citerà una ...!


 



                                               Passato

   Sentire con un pizzico di sorpresa malcelata,

una, fra le tante ormai da tempo non udita,

canzone sfuggita all’ oblio di un tuffo inaspettato

nel pirotecnico lascito delle memorie solo nostre.

  Canzone insinuante, nei meandri di nervi scoperti,

dalle radici dimenticate, a marcire in una foresta scomparsa,

al limitar di un pensiero rincorso fin nelle profondità

di un pianto per il perduto e forse anche per il guadagnato.

  Sentire la canzone che esaurita la funzione, di cui noi siamo gli artefici,

finendo si allontana con aria sdegnosa, offesa dai ricordi distorti,

fino a dove lo sguardo, che si perde per la nebbia, cela la verità,

scritta anche sulle note di una canzone che andiamo a cercare disperati.

 

                                                  Presente

  Spiare la danza degli ornitorinchi di nascosto per non alterare l’armonia

nelle calme acque, talamo di una felicità solo loro, del corso di un fiume fra le piante

di una foresta, sognata attraverso film e libri, che altera si erge in una natura

profonda di essenza e istintiva vita selvaggia e libera e prigioniera della natura.

  Osservare le giravolte armoniose fra i riflessi delle onde rilucenti

che si sprigionano gocciolanti dal pelo reso lucido dall’acqua,

culla e complice e osservatrice neutra del gioco dove si perdono

le certezze di una ricerca disperata di vite non loro e perciò distante.

  Guardare le acrobazie dei due corpi uniti che si avvitano

in una gara di specularietà gioiosa in un silenzio fatto di voci di bosco,

di fruscio di foglie, di tronchi che si ergono, di animali che vivono, 

di vento che soffia, di onde che accarezzano e mimetizzano il tutto.

  Allontanare lo sguardo timorosi dei propri pensieri, non più nostri,

che si intrecciano nelle piroette degli ornitorinchi perdendosi, come giusto,

in una foresta dove le anime parlano di vite e conoscenze perse, forse,

per sempre nell’inutile ricerca di capire il nulla e vedere il niente. 

 

                                                    Futuro

  Fumare una sigaretta alla fermata dell’autobus sotto il sole di agosto,

udire l’altrui musica dal lettore con le batterie scaricate dall’usura,

toccare i carrelli delle spese colmi fino all’inverosimile e non più trasportabili,

urlare dal terzo anello dello stadio vuoto verso la ripresa della partita nella televisione,

russare la notte sui materassi non adatti a fare cose da natura neanche a sognare,

osservare i poster di macchine sfavillante che presentano donne e/o uomini lontani.

   Fischiare un’aria sconosciuta perché sentita alla radio muta da giorni,

usare la bicicletta per toglierla dal garage dove piena di polvere esisteva,

troncare i rapporti con il proprio cane unico amico rimasto,

uniformare gli schermi dei telefonini come delle suonerie per sentirsi partecipe,

reagire alla voglia di cioccolata che fa venire i brufoli al bambino dimenticato,

ondeggiare nei balli disuniformi e disfrenati per crollare sudato e solo.

  Fissare il sole attraverso gli occhiali che non riparano e contare le nuvole inesistenti,

urtare contro le carcasse delle vetture abbandonate arrugginite all’aria non salubre,

tastare i muri scrostati per ricordarsi i colori e la forma dal nome dimenticato,

ungere a vuoto gli occhi per piangere lacrime asciutte che non sanno più di sale,

rovinare a terra alzando la polvere che riempie ogni poro della pelle,

omettere il proprio destino che sa ormai del nulla che circonda il niente.


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