Cammino
Incamminarsi verso una
Linea contorta nella confusione di idee e fiducie.
Fiducie, anch'esse perse nelle tasche di
Una parte nascosta alla vista di chi
Tante volte, come sempre, ha voluto
Una sola e unica brama, non godute, di
Regalie formate di nulla e
Ovunque perdute per sempre.
Una svolta all'incrocio, caoticamente integra,
Nella strada lì di fronte, lungo serpente, a
Ognuno di quelli, quell'altri, noi altri e
nessuno, che fuggono.
Sogni perpetuati dal primo, unico, assaggio di
Gioie appese ai lobi della grande, bella, inutile
Unità dai capelli lisci, lunghi e tra le mani
Arricciati come tirabaci, di vecchia memoria,
Ricordati da pensieri, sotto tacchi a spillo,
Dolci e amari contapposti in un
Ossimoro gettato nella busta, nera, da buttare.
Selciato rovente, di penumatici inutili, sotto
scarpe di
Un colore splendente, dalla gomma molle e, si,
Lasca nel perpetuare l'inutilità di un uso mai
naturale.
Movimento articolato nella semplicità che non
ripete
Oppure non si ricorda, celato tra i gangli
mnemonici, se
Non nelle fessure di crepe, ideate per incuria,
Di muri cadenti e senza intonaci, sfarinati, che
Ovunque sbarra la via ai viandanti.
Capacità di non capire il passato, trascorso nel
sonno, di chi
Ha avuto la fortuna di vivere pellegrina con la
stessa
Età che si ha nel presente senza muri privi di
intonaci.
Venire, a stento, verso l'occupar di un futuro che
non è ancora,qui,
E non lo sarà, nel breve tempo, partito da lontano
come lo si
Ricorda dalle parole dei nonni, di cui si hanno
dimenticato i visi,
Ragion per cui divertimento, gioia, sballi e altre
Amenità sarà il piccolo, unico, stretto futuro.

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