Scuola
Bocca del portone gettata come un sasso nel paesaggio brullo
in fondo a quel tratto di viale desertico a ogni silenzio
dove il passo frettoloso faceva il rumore del grullo
e nella scuola i bimbi potevano salire sul loro trapezio.
Spalle appesantite dall’imparare calcato dentro zaini
con distanze da braccio appoggiato su quello davanti
luogo silente di una fiaba senza urla bonarie di amici caini
con mascherine da supereroi indossate come fossero guanti!
Bocca del portone mai cosi profondamente spalancata
inghiotte con metodo uno a uno lentamente tutti
accogliendo corpi stralunati con la voce del vissuto bloccata
nell’interrotto calpestio di fine ghiaia scalciata da marittimi flutti!
Aule strette con banchi singoli in cui la gimkana fare
notando la mascherina bellissima coprire l’ancor più bella
sperando che il banco abbia le rotelle agognate per andare
vicino adattando la distanza per l’evadere nella cella!
Bocca del portone intravista dallo schermo sfavillante
che nasconde risposte a domande sgorganti dalla fontana
giocando a eludere temi e materie ed entrare nel mito traballante
di giochi e derisioni piangendo per quella compagna lontana!
A casa o in aula gli studenti son persi in corsie non preferenziali
non sapendo se raccattare il tutto come gioco alla mosca cieca
oppure infilarsi in qualche forma geometrica di fantasia in ruoli demenziali
sognando non la California ma il centro commerciale per una sosta bieca!
La bocca del portone è serrata sul paesaggio ora sereno
in quel tratto di viale lungo il divieto del silenzio
dove i passi di vita per il momento son muti sul terreno
e dalla scuola i bimbi potranno scendere dai volteggi sul trapezio!

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