Le estinzioni di
massa nella storia naturale
La Terra, intesa come pianeta, ha avuto nella sua lunga esistenza cinque estinzioni di massa e , purtroppo, si sta avvicinando la sesta. Sta all'uomo, attuale dominatore del pianeta, fare in modo che avvenga il più tardi possibile. In ogni caso sarà inevitabile come lo saranno le altre estinzioni dopo la sesta. Fino a quando il nostro Sole non collasserà e l'intero "nostro" sistema cosmico si disintegrerà del tutto. Questi cambiamenti "naturali" sono sempre avvenuti a distanza di milioni d'anni. Solo che con la nostra tecnologia atta solo al guadagno e allo sfruttamento senza una logica territoriale sta accelerando il fenomeno e i segni ci sono tutti a incominciare dal cambiamento climatico alla terra ridotta a un campo di solo sostanze chimiche. Di seguito estratti di notizie colte dal web. A chi interessa basta ricercare altre informazioni.
Cos’è l’estinzione di massa?
Una delle domande più frequenti
quando si parla di scienza riguarda la grande varietà di specie che, da quando
è apparsa la vita sulla terra, vi abitano. In pratica perché c'è la
biodiversità? Causa principale è il costante cambiamento dell'ambiente, che
porta all'estinzione di una o più specie, permettendo perciò l'alternarsi delle
diverse forme di vita.
Per questo motivo,in termini
puramente ecologici, ciò che provoca l’estinzione di una specie è la
distruzione del suo habitat e l’impossibilità di trovarne un altro.
Di per sé però l’estinzione naturale
di una specie non va interpretata come un evento negativo, ma deve essere
considerata semplicemente per ciò che è, ovvero un’espressione dell’evoluzione
biologica; appunto perchè le grandi
estinzioni di massa della storia sono state accompagnate dalla
formazione di nuove specie che hanno dato continuità e vigore alla diversità
della vita.
Normalmente si distinguono due
tipologie di estinzioni : quelle “di fondo”, che corrispondono ad una lenta ed
impercettibile tendenza del mondo vivente a trasformarsi in modo costante; e
quelle “episodiche”, che riflettono le massicce e concomitanti morie di specie
che vengono scatenate da rapide alterazioni dell’ambiente.
Le estinzioni che hanno contribuito
maggiormente ai drastici mutamenti del quadro floristico e faunistico della
storia del nostro pianeta sono state quelle episodiche. Alcuni eventi estremi
nel corso delle ere geologiche, come i cambiamenti del clima o gli impatti sul
nostro pianeta di comete e asteroidi, si sono tradotti in perturbazioni
ambientali così radicali da decimare la biodiversità in percentuali molto
grandi e determinare perciò le cosiddette “estinzioni di massa”.
Se volessimo quindi dare una
definizione tecnica di ciò che è l'estinzione di massa, diremo che è un periodo
geologicamente breve durante il quale vi è un massiccio sovvertimento
dell'ecosistema terrestre, che porta alla scomparsa di un grande numero di
specie viventi (di taxa) a favore di altre che ne prendono il posto.
Nella storia naturale del pianeta
sono avvenute 5 estinzioni di massa, mentre la sesta è tutt'ora in corso
1. Estinzione del Tardo Ordoviciano
Estinzione del tardo Ordoviciano 439
Maf
Si pensa infatti che, a causa della deriva dei continenti, il
supercontinente Gondwana transitando vicino al Polo sud abbia causato una
prolungata glaciazione.
Si stima che l'estinzione abbia riguardato circa l'85% delle
specie; in particolare di piu' dell'1% degli invertebrati marini; e di circa il
33% di brachiopodi, briozoi, conodonti, trilobiti e graptoliti.
Estinzioni: i gruppi più colpiti furono i trilobiti, i
graptoliti, le forme primitive di echinodermi, i conodonti, gli ostracodi e i
coralli.
2. Estinzione del tardo
Devoniano
Estinzione del tardo Devoniano 364 Maf
Durante il Devoniano superiore si è
verificata un'estinzione di massa che ha interessato una percentuale stimata in
circa l'82% delle specie viventi.
Anche se alcuni ricercatori
suggeriscono come causa dell'estinzione alcuni impatti asteroidali, non dovrebbe
essersi trattato di un evento improvviso in quanto le estinzioni si
svilupparono durante un periodo di circa 3 milioni di anni.
Tali estinzioni pur mostrandosi di
considerevole ampiezza, furono selettive: infatti risultarono maggiormente
colpite le specie di bassa profondità rispetto a quelle di acque più profonde,
inoltre gli organismi delle zone tropicali dell'epoca diminuirono in misura
maggiore rispetto a quelle delle zone a latitudini più alte. Nette differenze
si sono riscontrate anche a livello di specie di acqua dolce (sopravvisse ben
il 77%) rispetto a quelle viventi in mare (sopravvisse solo il 35%).
La distruzione dei coralli fu così
estesa, che non ricomparvero se non dopo circa 100 mila anni.
Estinzioni : l'estinzione ha colpito
primariamente le comunità marine, con piccole ripercussioni anche sulla flora
terrestre. Il gruppo più colpito è rappresentato dai biocostruttori delle
barriere coralline, seguito da brachiopodi, trilobiti, conodonti e placodermi.
3.
Estinzione del tardo Permiano
Estinzione del tardo Permiano 251 Maf
Si tratta sicuramente dell'estinzione di massa più catastrofica di tutti i tempi. Al limite Permiano-Triassico circa il 90-96% delle specie animali si estinse. Secondo alcuni ricercatori questa estinzione avvenne in un periodo rapidissimo, altri ritengono durante un periodo di tempo di circa 3 milioni di anni. Tra le ipotesi più accreditate sull’origine di questa estinzione abbiamo un episodio di vulcanismo intenso e l’impatto di un asteroide di 120 Km di diametro.
Gli animali marini però avevano già
subito un' estinzione circa 30 milioni di anni prima a causa di un notevole
mutamento e ritiro delle acque degli oceani. Il livello marino era infatti
diminuito ovunque con la conseguente mutazione delle caratteristiche chimiche
delle acque. Nelle zone che rimanevano scoperte, si creavano dei bassifondi
privi di ossigeno e la vita senza ossigeno si spegneva inesorabilmente.
Nel complesso scomparvero solo pochi
grandi gruppi, ma la decimazione di specie all'interno di quei gruppi che
riuscirono a sopravvivere fu drammatica. Ad esempio tra i cefalopodi a
conchiglia a spirale su 16 famiglie solo una si salvò dall'estinzione. La vita
rigogliosa dei mari poco profondi si estinse inesorabilmente, mentre gli
organismi degli oceani profondi, al contrario, non risentirono molto di questa
crisi.
Estinzioni : meno del 5% degli
animali marini riuscì a sopravvivere, dei taxa più importanti scomparvero:
foraminiferi, trilobiti, coralli, blastoidi, antodiani, placodermi,
pelicosauri, briozoi, brachiopodi, ammonoidi, squali, pesci ossei, crinoidi,
crypteridi, ostracodi, echinodermi.
4.
Estinzione del tardo Triassico
Estinzione del tardo Triassico 180 Maf
L'estinzione
del tardo Triassico causò la scomparsa del 75% delle specie viventi, tra i
quali molti terapsidi e anfibi primitivi. Tra i gruppi più colpiti ci furono i
bivalvi, che videro la scomparsa dell'84% dei loro rappresentanti.
Tra le cause proposte per spiegare
questa estinzione, oltre ad impatti di corpi extraterrestri, ricordiamo
variazioni climatiche che registrarono un aumento della temperatura di circa
5°C, variazioni del livello del mare e diffusa anossia dei fondi marini o,
ultima ipotesi in ordine di tempo, rilascio di grandi quantità di metano dal
fondo degli oceani.
Scomparvero quasi tutte le ammoniti
tranne un solo gruppo, sopravvissuto nel Giurassico e successivamente
diversificatosi nuovamente. Altrettanto colpiti furono i gasteropodi, i
lamellibranchi, le spugne come pure diversi gruppi di rettili marini.
Per quanto riguarda la terraferma si
verificò un vero e proprio rinnovamento faunistico, in particolare fra i
rettili: gruppi molto importanti si estinsero definitivamente e vennero
sostituiti da altri che avrebbero conosciuto una grande esplosione ed un
notevole successo evolutivo durante tutto il Giurassico e le epoche successive:
i dinosauri, cosi' come le tartarughe, i coccodrilli e le lucertole.
Estinzioni : scomparvero circa il 25%
di: spugne, cefalopodi, brachiopodi, gasteropodi, molluschi, tecodonti mentre
anfibi, conodonti e labirintodonti furono eliminati definitivamente.
5. Estinzione del tardo Cretaceo
Estinzione del tardo Cretaceo 65 Maf
Il carattere spettacolare di questa estinzione di massa è
dovuto alla natura di alcune dellesue vittime: i dinosauri.
Nel Cretacico le famiglie dei viventi erano 1260 e solo
tra i dinosauri le specie catalogate sono circa 800. Da un punto di vista
biologico, la fine del Cretacico non vede però solo la scomparsa di tutti i
dinosauri ma anche quella di numerosi altri gruppi di organismi che avevano
avuto un ruolo importante negli ecosistemi mesozoici. Si tratta, in
particolare, delle ammoniti e delle belemniti (due gruppi importanti di
cefalopodi), dei grandi rettili marini come i plesiosauri e i mosasauri, dei
lamellibranchi, del gruppo delle rudiste che formavano barriere nei mari del
Cretacico e degli pterosauri, rettili volanti che esistevano dal Triassico.
Altri gruppi, senza scomparire del tutto, furono decimati: il plancton marino
(ad eccezione delle dinoflagellate e delle diatomee) subì una riduzione
notevole della sua diversità. La crisi biologica della fine del Cretacico segnò
veramente la fine di un mondo.
Estinzioni : dinosauri, pterosauri, mosasauri, rettili
marini, pesci, brachiopodi, diatomee, dinoflagellati, molluschi, echinoidi,
organismi planctonici, foraminiferi e molte piante. Le Ammoniti scomparvero per
sempre.
Uno dei caratteri più vistosi di questa estinzione è la
sua selettività: non tutti gruppi sono stati infatti colpiti con uguale
intensità.
Tra i vertebrati, se scomparvero i dinosauri, la maggior
parte degli altri rettili sopravvisse senza estinzioni di grande rilevanza
(coccodrilli, tartarughe,lucertole e serpenti).
Gli uccelli superarono senza perdite apprezzabili il
difficile momento, anzi secondo alcuni studiosi sono ritenuti diretti
discendenti dei dinosauri.
Scomparvero varie famiglie di bivalvi, ma i brachiopodi
subirono poche perdite. In generale, le comunità animali che abitavano le acque
dolci furono poco colpite.
Per quanto riguarda i mammiferi, si osservano estinzioni
importanti tra i marsupiali, ma non tra i placentati.
Come si può spiegare ciò?
L’ipotesi più accreditata è quella in cui risulta evidente
che alcuni taxa vengono colpiti più di altri e la causa potrebbe risiedere nei
già alti tassi di estinzione di fondo di determinati gruppi. Infatti in base ad
alcuni studi effettuati dall’Università di Chicago e della California, e
pubblicati su Science, si evidenzia come la vulnerabilità di una specie nei
confronti dell’estinzione dipende in gran parte dalle caratteristiche della
famiglia e che determinati taxa siano quindi geneticamente più vulnerabili
all’estinzione rispetto ad altri.
6. Estinzione dell' Olocene
estinzione dell'olocene
Introduzione
Secondo la maggior parte della
comunità scientifica la Terra sta attraversando un periodo caratterizzato dalla
perdita di congruo numero di specie, che rivaleggia con le 5 grandi estinzioni
di massa. Secondo una ricerca di Edward Osborne Wilson, dell'università di
Harvard, il tasso di estinzione si attesta attorno alle 30.000 specie all'anno,
ovvero 1 specie ogni 20 minuti. Tuttavia pareri più recenti ipotizzano che la
perdita di biodiversità avanzi a velocità maggiore.
Per capire la biodiversità andata
perduta in queste pagine ci sono alcuni esempi di specie che si sono estinte
negli ultimi 500 anni.
Cause
A differenza delle 5 precedenti,
quest'estinzione di massa è causata da Homo sapiens sapiens .
Ad una prima analisi le estinzioni
passate, causate da eventi di tipo esogeologico o vulcanico, non sembrano avere
punti in comune con la sesta estinzione di massa, che è palesemente di origine
umana. Infatti ci sono pochi dubbi sul fatto che gli umani siano la causa
diretta dello stress degli ecosistemi e della conseguente distruzione delle
specie attraverso:
- trasformazione
del paesaggio;
- sovrasfruttamento
delle specie;
- inquinamento;
- introduzione
di specie alloctone;
Di conseguenza questa sesta
estinzione di massa è la prima ad avere una causa biologica invece che fisica.
Stiamo provocando grandi cambiamenti nell'ambiente.
Tuttavia si può considerare l'impatto
dell'uomo sul pianeta esattamente come quello della cometa del Cretaceo. 65
milioni di anni fa l'impatto del corpo celeste, attraverso l'immissione di
polveri e detriti nella parte alta dell'atmosfera che ha fatto alzare la
temperatura e ridotto drasticamente la fotosintesi, ebbe conseguenze
distruttive sui sistemi vitali della Terra. Ed è precisamente ciò che l'uomo
sta facendo al pianeta.
Prima fase
La sesta estinzione di massa può
essere divisa in due fasi distinte:
- prima fase:
100.000 anni fa, quandi i primi Homo sapiens hanno
iniziato a disperdersi nel mondo;
- seconda
fase: 10.00 anni fa, quando l'uomo diventò sedentario e diventò dedito
all'agricoltura.
La prima fase è iniziato subito dopo
l'evoluzione dell'uomo in Africa e la sua successiva migrazione dall'Africa al
resto del pianeta. L'uomo ha raggiunto il medioriente 90.000 anni fa, l'Europa
40.000 anni fa. Homo neanderthalensis , che viveva in Europa,
sopravvisse all'arrivo di Homo sapiens per meno di 10.000
anni, per poi scomparire vittima di, secondo molti paleontologi, veri e propri
combattimenti e della competizione ecologica.
Ovunque, poco dopo l'arrivo dell'uomo
moderno, molte specie autoctone, soprattutto le più grandi, si estinsero. Gli
umani:
- distruggono
gli ecosistemi cacciando intensivamente specie che non hanno mai avuto
esperienze con loro prima d'ora (e quindi sono senza difese)
- probabilmente
diffondono malattie
Il record fossile è impietoso e
dimostra che successivamente all'arrivo dell'uomo vi è l'estinzione di altre
specie. Ad esempio:
- dopo
l'arrivo dell'uomo in Nord America, circa 12.500 anni fa, il record
fossile mostra un sovrannumero di morti di Mammuthus e
l'estinzione di alcune specie di Bison ;
- i Caraibi
hanno perso la maggior parte delle specie di medie-grandi dimensioni circa
8.000 anni fa;
- la
megafauna australiana scomparve circa 40.000 anni fa, quando l'uomo
raggiunse il continente;
- il
Madagascar è un'anomalia, in quando l'uomo lo colonizzò solamente 2000
anni fa, tuttavia le specie di dimensioni maggiori (uccello
elefante, Aepyornis sp., un
ippopotamo e i lemuri più grandi) scomparvero rapidamente, anche in tempi
storici.
Infatti sono nei posti in cui le
prime specie di ominidi sono vissuti la fauna, già adattata alla sua presenza,
sopravvisse alla prima ondata della sesta estinzione di massa quasi intatta. Il
resto delle specie del mondo, che non avevano mai incontrato l'uomo nei loro
ecosistemi, erano impreparate.
Seconda
fase
L'invenzione dell'agricoltura ha
accelerato l'effetto dell'estinzione di massa.
La seconda fase è iniziata circa
10.000 anni fa, forse nella cultura Natufiana nel
medioriente. L'agricoltura tuttavia sembra essere stata sviluppata
autonomamente più volte in posti differenti e si è, nel corso degli anni,
diffusa sull'intero globo.
L'agricolutra è il cambiamento
ecologico più profondo dell'intera storia della vita. Con la sua invenzione:
- l'uomo non
deve interagire con altre specie per la sua sopravvivenza, e manipola
altre specie per il suo interesse;
- l'uomo non
deve rispettare la capacità portante di un ecosistema, e quindi può
sovrappopolare un ecosistema.
L'uomo smette di vivere all'interno
della natura e inizia a viverne all'esterno
Homo sapiens sapiens diventa
la prima specie che riesce a vivere in maniera indipendente dall'ecosistema.
Tutte le altre specie, e le società umane attuali di cacciatori-raccoglitori,
occupano delle nicchie nell'ecosistema locale. Tuttavia sviluppare
l'agricoltura è dichiarare guerra all'ecosistema, dedicare un appezzamento ad
una sola specie vegetale è considerare tutte le altre infestanti, e lo stesso
discorso si può applicare anche all'allevamento: escluse le specie domestiche,
gli animali sono competitori che occupano spazio.
Il numero totale di individui di una
specie è limitato da molti fattori, dei quali il più importante è la capacità
portante dell'ecosistema: dati il bisogno energetico e le modalità con cui
l'energia viene procurata di una data specie, c'è un valore limite di individui
che può abitare una data porzione di habitat.
Anche se periodicamente i raccolti
vanno perduti e carestie e malattie ancora flagellano l'uomo, non ci sono dubbi
sull'impatto enorme dell'agtricoltura sulle dimensioni della popolazione umana:
- 10.000 anni
fa c'erano, secondo varie stime, da 1 a 10 milioni di persone;
- attualmente
la Terra conta quasi 7
miliardi di persone ;
- la
popolazione si incrementa in maniera logaritmica, sono previsti 8 miliardi
di individui entro il 2020;
- la capacità
portante della Terra è, probabilmente, tra i 13 e i 15 miliardi di
persone.
Questa esplosione della popolazione
umana, avvenuta specialmente dopo la rivoluzione industriale è la causa della
sesta estinzione di massa a causa di un circolo vizioso:
- aumentano
le terre produttive e migliora l'efficacia della tecnologia agricola e
zootecnica per nutrire una popolazione in espansione, e in risposta la
popolazione umana continua ad espandersi;
- aumenta
l'uso di combustibili fossili per sostenere lo sviluppo agricolo, e
aumentano le modificazioni all'ambiente;
- aumenta il
pescato (12 delle 13 maggiori zone di pesca del pianeta sono attualmente
considerate sull'orlo dell'esaurimento) e lo sfruttamento del legname,
causando uso massiccio di combustili, inquinamento, erosione del suolo e
zone morte come nel Golfo del Messico;
- la diaspora
dell'uomo ha significato anche l'espansione di numerose specie aliene che
molto spesso insidiano le specie autoctone. Ad esempio le specie invasive
sono responsabili del rischio di estinzione del 42% delle specie
minacciate negli Stati Uniti.
Efficacia
delle misure di conservazione
Gli ecosistemi del mondo sono stati
duramente compromessi, tanto che nemmeno le profondità oceaniche abbiano
evitato la contaminazione umana.
Le misure di conservazione, lo
sviluppo sostenibile e la stabilizzazione della popolazione umana sembrano
offrire delle speranze sul fatto che la sesta estinzione di massa non
raggiungerà i livelli della terza .
Tuttavia è anche vero che la natura si è ripresa dalle estinzioni sempre dopo
che la causa dell'estinzione stessa si era conclusa.
In questo caso la causa siamo,
possiamo quindi continuare sul sentiero della nostra stessa estinzione o
modificare il nostro comportamento in relazione all'ecosistema globale, del
quale siamo parte.
Cause delle
estinzioni di massa
Sulle cause che scatenarono questi
fenomeni, il mistero è fitto, sebbene la maggior parte dei sospetti si
concentri sulle eruzioni vulcaniche e sugli impatti di grandi asteroidi o
comete. In entrambi i casi, si tratta di eventi capaci di emettere tonnellate
di detriti nell’atmosfera e di sollevare nubi che potrebbero oscurare i cieli
per mesi prima di svanire. In tali condizioni, private della luce del sole, le
piante e le creature erbivore sono destinate a estinguersi velocemente. Anche
gli asteroidi e i vulcani possono rilasciare gas tossici che, una volta
stabilizzatisi nell’atmosfera, producono un surriscaldamento climatico noto
come “effetto serra”.
Biodiversità nelle ere
La vita sulla Terra è nata tra 4,4
miliardi di anni fa, ovvero quando si ha, prima volta, acqua allo stato liquido
sulla Terra, e 2,7 miliardi di anni, ovvero a quando risale la prima evidenza
di fotosintesi.
Il primo periodo della storia della Terra caratterizzato da un primo
sviluppo delle forme di vita è stato il Proterozoico, da 2.500 a 590 milioni di
anni fa. Le reazioni fotosintetiche dei primi organismi modificano l'atmosfera
rendendola ricca di ossigeno, questo ha permesso l'evoluzione di organismi più
complessi e dai semplici procarioti si passa agli eucarioti e alle forme
multicellulari.
590 milioni di anni fa inizia l'eone Fanerozoico, l'eone attuale,
caratterizzato da una grandissima biodiversità. Durante questo periodo si sono
avuti l'evoluzione e lo sviluppo di molti phyla animali e divisioni vegetali.
Il Fanerozoico è, a sua volta, diviso in tre ere:
La biodiversità come processo
evolutivo
L'evoluzione è il meccanismo che da oltre 3 miliardi di anni ha permesso alla vita di adattarsi al variare delle condizioni sulla Terra e che deve assolutamente continuare ad operare perchè il nostro Pianeta ospiti ancora forme di vita in futuro. Perchè l'evoluzione possa operare è necessaria una grandissima varietà di forme viventi, ovvero di una grande biodiversità. La biodiversità determina la capacità degli esseri viventi di adattarsi e resistere al cambiamento. Senza un adeguato livello di diversità biologica fenomeni quali il cambiamento climatico e le infestazioni parassitarie avrebbero quasi certamente effetti catastrofici. La biodiversità è quindi la varietà di specie vegetali in un dato ambiente, come risultato dei processi evolutivi, e nel contempo è il serbatoio da cui attinge l'evoluzione per attuare tutte quelle piccole modificazioni genetiche e morfologiche che in tempi sufficientemente lunghi originano nuove specie viventi. La biodiversità è contemporaneamente causa ed effetto della biodiversità stessa. Per una sua maggiore comprensione è utile analizzarla secondo i suoi livelli di organizzazione:
·
diversità genetica: dovuta alle
diverse forme di ciascun gene presente nel Dna degli individui;
·
diversità degli organismi: espressa
dalle variazioni di comportamento, morfologia e fisiologia di ogni individuo;
·
diversità delle popolazioni: indicata
dalle variazioni delle caratteristiche quantitative e spaziali delle
popolazioni animali e dei popolamenti vegetali;
·
diversità specifica: la variabilità
di forme viventi riconoscibile come specie distinte grazie alla loro capacità
di essere interfeconde;
·
diversità delle comunità: legata alle
variazioni in termini di struttura e composizione delle relazioni ecologiche tra
organismi, popolazioni e specie che condividono un ambiente;
·
diversità degli ecosistemi:
determinata dalla variabilità dell'interdipendenza fra comunità di viventi e le
condizioni abiotiche dell'ambiente;
·
diversità tra contesti ecologici
terrestri e acquatici: la diversità degli ecosistemi di queste due tipologie
ambientali;
·
diversità biogeografica: determinata
dalla variabilità della storia evolutiva delle forme viventi di una regione in
relazione alla storia geologica, geografica, climatica della regione stessa.
Un'ulteriore parte rilevante riguarda la diversità culturale,
osservabile in particolar modo nella specie umana, ma non solamente, e legata
alle modalità d'interazione tra individui umani, con le altre specie viventi e
con gli habitat. Fino ad oggi sono state descritte quasi 2 milioni di specie ma
in realtà s'ipotizza che ne possano esistere oltre 12 milioni, visto che
certamente moltissime specie aspettano ancora di essere scoperte. L'evoluzione
può essere considerata a 2 diverse scale:
·
microevoluzione: il processo di
adattamento delle singole popolazioni alle pressioni selettive vigenti nel
proprio ambiente, che si manifesta col verificarsi di cambiamenti nelle
frequenze alleliche in una popolazione;
·
macroevoluzione: l'origine di nuove
specie e la suddivisione degli organismi in livelli gerarchici superiori a
quello di specie, così come all'origine e all'evoluzione di strutture
estremamente complesse, come l'occhio dei vertebrati, o di novità evolutive,
come le ali degli uccelli.
Un'importante differenza tra i 2 tipi di evoluzione è la
reversibilità del processo microevolutivo.
Microevoluzione e speciazione
La Genetica di popolazione fornisce la struttura matematica per
lo studio del processo di microevoluzione. Sono le interazioni con altre
specie, più che i fattori abiotici, a condizionare la storia evolutiva di una
specie, portando a volte all'estinzione, altre volte a una divergenza: la
speciazione, che è un processo evolutivo grazie al quale si formano nuove specie
da quelle preesistenti. Il concetto di speciazione è stato essenzialmente
sviluppato da
Ernst Mayr.
Speciazione allopatrica: prevede
l'esistenza di barriere geografiche che separino due popolazioni di individui
della stessa specie in due territori differenti,definite isole. L'isolamento
geografico può essere legato alla presenza di barriere naturali preesistenti
quali montagne, deserti, mari, etc. ovvero essere il risultato di una
modificazione ambientale (innalzamento del livello del mare, deviazione di un
corso d'acqua, costruzione di barriere artificiali, etc.). Quando due
popolazioni di individui della stessa specie si trovano in condizioni di
isolamento, le nuove condizioni ambientali favoriscono per selezione ulteriori
cambiamenti genetici, per cui, se l'isolamento persiste per un periodo
sufficiente, la neo-specie non sarà più in grado di incrociarsi con la
popolazione di origine. L'esempio classico, da cui prende origine questa
teoria, è quello dei "fringuelli di Darwin", osservati da Charles
Darwin sulle isole Galapagos.
Speciazione parapatrica: si
parla di speciazione parapatrica quando la divergenza avviene all'interno di
popolazioni che non sono totalmente isolate geograficamente ma possiedono una
ristretta zona di contatto. Le migrazioni tra popolazioni sono tuttavia limitate
poiché queste ultime si perpetuano all'interno di condizioni ambientali
differenti(per esempio gradienti climatici). La selezione naturale ha dunque un
ruolo importante in questa modalità di speciazione.
·
Se le due specie hanno acquisito
completo isolamento riproduttivo possono sovrapporsi, in base alle preferenza
di habitat.
·
Se si sono sviluppate barriere di
isolamento riproduttivo ma non compatibilità ecologica, gli areali si
mantengono parapatrici.
·
Se non sono state acquisite barriere
anti-ibridazione, si forma una zona di contatto che porta alla formazione di
ibridi, nei quali possono evolvere barriere post-copula.
Speciazione peripatrica: la
speciazione peripatrica, o speciazione per "effetto del fondatore"
avviene quando un piccolo numero di individui costituisce una nuova popolazione
ai margini dell'areale della specie di origine, ad esempio colonizzando una
piccola isola vicina alla costa. La nuova popolazione può rapidamente evolvere
in una nuova specie. A questo modello sono riferibili i casi di semi-specie ,
circoli di specie , super specie .
Speciazione simpatrica:
La speciazione simpatrica avviene quando due popolazioni
non isolate geograficamente si evolvono in specie distinte. In questo caso la
selezione naturale gioca un ruolo cruciale nella divergenza delle popolazioni.
Il fenomeno presenta tuttora
degli aspetti controversi ma è stato, in alcuni casi ben
documentato, per esempio nei pesci di acqua dolce della
famiglia dei Ciclidi. I principali studi in questo campo
riguardano gli esperimenti sulla Drosophila . La speciazione
simpatrica può avvenire per formazione di una criptospecie, ossia di una
popolazione non più interfeconda con la specie di origine, a causa di
alterazioni del cariotipo.
Uno dei meccanismi alla base del fenomeno è la poliploidia,
ossia l'aumento dell'assetto cromosomico di un individuo.
La poliploidia può avvenire per:
·
una non-disgiunzione dei cromosomi
durante il processo mitotico o meiotico;
·
un processo meiotico o mitotico
avvenuto senza errori, ma senza la successiva citodieresi.
Dunque, prendendo in esame un qualunque individuo diploide, si
può immaginare una situazione del genere:
·
l'individuo effettua la meiosi;
·
durante la meiosi, avviene una
non-disgiunzione dei cromosomi: i gameti risulteranno quindi diploidi;
·
i gameti si incrociano tra loro: lo
zigote risultante sarà tetraploide, ossia avrà un assetto cromosomico doppio
rispetto al suo ascendente originario, cioè l'organismo iniziale preso in
considerazione.
Tuttavia, la formazione di criptospecie avviene per lo più a
livello di ibridi, cioè di individui frutto dell'incrocio di due specie
differenti e, quindi, sterili.










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