In fila indiana…
In fila indiana,
come bambini al seguito di stanchi maestri,
uno dietro l’altro , allineati con gli stessi passi,
lo sguardo fisso in avanti sulla schiena,
identica in tutto alla propria, davanti.
Sui volti seri e dritti alcune lacrime scendono,
su certe gote le lacrime sono evaporate subito
su altre guance stanno scavando rughe profonde
e pochi non ne sentono la necessità e si estraniano,
ma per la maggior parte sono finite da tempo.
Con gli scarponi urtano, seppur lievemente,
la realtà che gli occhi non vogliono registrare,
corpi in strane pose adagiati dal destino
come nature morte di carne e sangue.
Nessuno guarda quei resti sparsi di sconosciuti
celati da uniformi diverse e da tratti somatici
diversi da loro anche se il sangue è come il loro, rosso.
Gli sguardi sono davanti oltre l’orrore per terra e neanche
i più forti abbassano gli occhi e pensano ad altro.
Ma l’odore, quello, lo sentono, un olezzo di morte persistente,
sangue misto alla terra smossa e fradicia,
umori corporali misti ad altri liquidi a formare
stagni di disperazione maleodorante di putrefazione.
Forse qualcuno respira ancora e la morte gli tiene
la mano negli ultimi istanti o forse la vecchia signora
accompagna i vivi per raccogliere nuovi frutti?
Tanto per lei sono tutti prede e cacciatori.
I soldati oltrepassano quei poveri resti,
di cui loro sono la causa e le vittime,
oltre il campo di battaglia sui volti
compare il rilassamento del passato lasciato alle spalle.
In fila indiana
verso il prossimo appuntamento con la vita degli altri e la propria.

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