L'ombra virulenta...
Prospero , sicuro tra le mura merlate, osservi
la valle rigogliosa del sudore altrui tuoi servi.
Gli occhi nel lontano spiano l’avanzata dell’attesa bella
che stasera allieterà il ballo nella sala e nella tua cella.
Il pensiero noioso e arzigolato va anche agli ospiti
che da diverse direzioni stan arrivando come neofiti.
Si mangerà della fatica di sudditi a digiuno nel proprio dolore
e si riderà di guerre vinte e di battaglie perse con e senza onore.
Si ballerà per intontirsi dalle giornate governate con austero potere
per i pochi privilegi che sono tutti del Signore nel possedere.
Laggiù in disparte ombre di scheletri scarni alla ricerca di sopravvivenza
che soldati dalle facce dure e invisibili minano per passare con prepotenza.
Tutto tuo fino dove l’occhio spazia trapassando monti e boschi
Incurante della bava scivolosa di gente invisa ai tuoi giochi loschi.
Tu, Prospero principe di contrade lastricate di turpe facezie, guardi e osservi
Il tocco del cambiamento in avvicinamento dalla strada che è dei servi.
Non vuoi sapere cosa è e non capisci cosa vuole l’ombra amantata
che si è fermata al villaggio rendendolo silenzioso come una messa cantata.
Un forestiero che si è fermato lì poco ma a lungo da non far progredire la gente
dispersa, urlante, paurosa, tormentata, inabissata, che non recepisce la tua mente.
Adesso viene verso il castello dalle porte spalancate per gli amici tuoi pari
che son arrivati carichi di doni e gioia di un ballo fratello tra compari.
Tutti gli ospiti son giunti e il portone è chiuso e il ponte levatoio alzato
a difesa dell’avanzare della povertà inchinata al piacere vostro calzato.
L’ombra si avvicina ma non la temi, hai arcieri soldati e assassini attorno
più altri prinicipi, guerrieri, qualche prelato in odore di santità e la bella senza scorno.
Le guardie mercenarie assassine stupratici sono fuori al freddo di fuochi che non scaldano
i principi le dame i prelati e i ricchi aggiunti sono al caldo tra cibi e bevande finite man mano.
Fuori è silenzio neppure il vento spira tra le fronde del bosco e le upupe non osan fiatare
in quel gelo i passi sollevati da terra che han oltrepassato il canale e il portone senza lamentare.
L’ombra sente il vocio interno che parla di lui con tono beffardo e meschino
come se la sua potenza potesse colpire solo plebaglia che non conosce il divino.
Con la sua mano ha fermato i cuori e i respiri ansanti di tanti laggiù al villaggio
senza fare cernite senza preoccuparsi di gradi e distinzioni tra lo stolto e il saggio.
Non ha e non farà distinzione ma solo il proprio dovere anche se sembra inumano
ma di umano ha solo la fattezza per confondersi tra gli altri e poter agire come trapano.
La sua natura non ammette l’iniquità e la disparità di genere
per questo senza bussare entra nell’atrio del castello da pionere.
Prospero hai chiuso il potere dentro e la vita fuori
pretendi forse di sbarrare la strada alla falciatrice di cuori?
Passando davanti a uno specchio bordato d’argento
S’osserva quella maschera vuota carica di patimento.
Urla disperazione angoscia paura annientamento al suo passaggio
l’ombra sorride nel buio del cappuccio e sboccia come le rose a maggio.
Aperte splendide e spinose lasciando dietro un strano afore di profumo
che sa di silenzio e di comprensione tardiva schiacciata come un grumo.
L’ombra è lontana, passata oltre lo sguardo di chi sta sulla torre merlata
Non sente più lo spiffero furtivo di chi stava osservando tranquillo nella vallata.
Prospero , eri sicuro, potente, intoccabile tra le torri del tuo ereditato maniero
a guardia della valle che vede il tuo corpo piagato dal non avere nessun pensiero!

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