Oggi
22 agosto 2020 finiscono le risorse che si rigenerano secondo natura. Ossia
abbiamo preso più di quello che la nostra Terra può dare. Magari noi di primo
acchito non ci accorgiamo di nulla, basta andare al mercato o nei negozi per
“comprare” ancora e ancora. Questo grazie alle scorte nei magazzini. Ma di anno
in anno queste scorte saranno sempre più esigue e ci troveremo a vivere bene
per qualche mese e a patire per i rimanenti. Per ovviare si creerà un sempre
più massiccio e apocalittico sfruttamento del pianeta, accorciando la data dei
futuri overshoot day. Meditiamo insieme. Ricordando che quest’anno una
pandemia, che non è ancora finita per nostra disgrazia, ha ritardato il giorno
fatidico di quest’anno. Grazie al lockdown molte attività si sono dovute
fermare, diminuendo la CO2 e altre forme d’inquinamento. Nessuno pretende
misure drastiche ma forse soffermarci a riflettere per trovare soluzioni
alternative sarebbe un buon inizio. Per cambiare. Ricordando che la Terra sopravvivrà
agli uomini … ma gli uomini non possono sopravvivere alla “distruzione” ecologica
della Terra.
La
formula per il calcolo:
EOD = Earth Overshoot Day
BIO = Biocapacità annuale del
pianeta Terra
EOD =
BIO/HEFx365
È evidente che per avere una data rilevante il rapporto tra
biocapacità e indicatori
impronta ecologica debba essere inferiore all'unità[5].
Alcuni articoli
tratti da post per i negazionisti indefessi (che certe volte vorrei proprio che
avessero ragione)
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HuffPost CULTURE
22/08/2020 09:18 CEST
22 agosto 2020 Earth
Overshoot Day. Covid frena lo sfruttamento delle risorse del Pianeta
Da qui alla
fine dell’anno la Terra consumerà più di quello che gli ecosistemi naturali
sono in grado di rigenerare, ed emetterà più CO2 di quanta oceani e foreste
possano assorbire. Con pandemia e lockdown la data slitta in avanti di una
decina di giorni.
Frutta e verdura, carne e pesce, acqua, legna, cotone:
il 22 agosto l’umanità avrà esaurito tutte le risorse biologiche che la Terra
può rinnovare nel corso dell’intero 2020. Da qui alla fine dell’anno consumerà
più di quello che gli ecosistemi naturali sono in grado di rigenerare, ed
emetterà più CO2 di quanta gli oceani e le foreste ne possano assorbire. È
l’Earth Overshoot Day, il giorno del sovrasfruttamento terrestre, e quest’anno
arriva in ritardo di tre settimane rispetto al 2019 a causa della pandemia di
Covid-19, che ha messo un freno ai consumi e all’inquinamento. A calcolare la
data è il Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale
che tiene la contabilità dello sfruttamento delle risorse naturali, cioè
dell’impronta ecologica. Il coronavirus che ha chiuso fabbriche, uffici e i
negozi, azzerato gli spostamenti e il turismo mettendo in ginocchio l’economia,
ha anche ridotto del 9,3%, rispetto all’anno scorso, l’impronta ecologica
dell’umanità.
A incidere è sopratutto il calo dell’impronta dovuta
alle emissioni di carbonio (14,5%), grazie alla flessione dei consumi
energetici, e di quella legata al consumo di prodotti forestali (-8,4%), per
via della contrazione della raccolta di legname, di cui c’è una minore domanda.
Il genere umano ha iniziato ad essere in “debito”
negli anni Settanta e da allora, di norma, ogni anno l’Overshoot Day ricorre un
po’ prima. Nel 2020 il lockdown ha spostato la data in avanti. Ma l’inversione
di tendenza, per quanto storica, non sembra destinata a ripetersi, perché non è
frutto di un percorso di sostenibilità intrapreso su scala globale. In altre
parole, l’atteggiamento predatorio dell’uomo nei confronti della Terra non è
cambiato.
“La riduzione inattesa dell’impronta ecologica non
deve essere interpretata come un’inversione di tendenza intenzionale,
necessaria a raggiungere sia l’equilibrio ecologico sia il benessere delle
popolazioni, due componenti inestricabili dello sviluppo sostenibile”,
sottolinea il Global Footprint Network.
L’umanità, infatti, utilizza
attualmente il 60% in più di quanto si possa rinnovare. In pratica è come se si
consumassero le risorse di 1,6 pianeti Terra.
Cambiare rotta si può, con una strategia che preveda ad esempio di decarbonizzare l’economia usando le energie rinnovabili, di controllare la crescita della popolazione mondiale, di progettare e gestire le città in maniera sostenibile. Fondamentale è anche cambiare il modo in cui si produce, distribuisce e consuma il cibo.
Cambiare rotta si può, con una strategia che preveda ad esempio di decarbonizzare l’economia usando le energie rinnovabili, di controllare la crescita della popolazione mondiale, di progettare e gestire le città in maniera sostenibile. Fondamentale è anche cambiare il modo in cui si produce, distribuisce e consuma il cibo.
Nei mari un terzo degli stock ittici mondiali viene sovrasfruttato,
è l’allarme lanciato dalla Fao. E sulla terraferma non va meglio. In questo
ambito arrivano i consigli della Fondazione Barilla, che invita a preferire
alimenti a base vegetale, acquistare cibo prodotto in modo sostenibile da
agricoltori locali e prevenire gli sprechi alimentari.
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TGCOM24
22 AGOSTO 2020 12:16
E' l'Overshoot
Day: da questo momento l'umanità è in debito con la Terra
Da qui alla fine dellʼanno consumeremo più risorse di quelle che
gli ecosistemi naturali sono in grado di rigenerare ed emetteremo più anidride
carbonica di quella che sarà assorbita da oceani e foreste
E' l'Earth Overshoot
Day: da questo momento infatti l'umanità è
ufficialmente in debito con il
Pianeta per le risorse naturali. La pandemia di Covid aveva
rallentato lo sfruttamento delle risorse biologiche di fatto rimandando
l'Overshoot Day inizialmente fissato per il 29 luglio. Frutta
e verdura, carne e pesce, acqua, legna, cotone: da qui alla fine
dell'anno consumeremo più di quello che gli ecosistemi naturali sono in
grado di rigenerare ed emetteremo più anidride carbonica di quanta ne
possa essere assorbita da oceani e foreste.
Rispetto
al 2019 dunque il giorno del sovrasfruttamento terrestre arriva con tre
settimane di ritardo, ma questo solo grazie allo stop imposto dal Covid.
Secondio il Global Footprint Network, l'istituto di ricerca internazionale che
tiene la contabilità dell'utilizzo delle risorse naturali, attualmente
l'umanità usa il 60% in più di quanto si possa rinnovare.
La
chiusura di fabbriche, uffici e negozi, unita alla riduzioni degli spostamenti
per turismo e lavoro, hanno inciso sul calo dell'impronta dovuta alle emissioni
di carbonio, che si sono ridotte del 14,5%.
In
Italia, stando a una indagine condotta da Coldiretti, il 54% della popolazione
ha ridotto, quando non annulato, gli sprechi alimentari adottando nell'ultimo
anno strategie di contenimento, che vanno da un riutilizzo degli avanzi in
cucina a una maggiore attenzione alla data di scadenza degli alimenti, passando
per la spesa a chilometro zero.
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Focus
Overshoot Day
2020: per l'Italia è il 14 maggio
Il 14 maggio è l'Overshoot Day italiano ovvero il giorno in cui
avremmo esaurito le risorse annuali terrestri se tutti vivessero con lo stile
di vita italiano.
Overshoot
Day 2020: dal 14 maggio al resto dell'anno l'Italia vivrà ufficialmente in
debito con il Pianeta. | SHUTTERSTOCK
Il 14 maggio è l'Overshoot Day italiano, la data in cui cadrebbe il Giorno del
Sovrasfruttamento delle risorse terrestri, se tutti gli abitanti del Pianeta
avessero i consumi e lo stile di vita della popolazione italiana. L'Overshoot
Day indica sul calendario il momento di esaurimento delle risorse naturali che
la Terra riesce a rigenerare in un anno: da oggi a fine 2020 vivremo attingendo
a suolo, foreste, riserve ittiche ed energetiche che gli ecosistemi non
riescono a rinnovare facilmente, rendendo ancora più marcato il nostro
passaggio su questo pianeta.
COME SI
CALCOLA. L'Overshoot Day italiano si
presenta quasi lo stesso giorno dell'anno scorso (nel 2019 è stato il 15 maggio, ma il 2020 è
stato bisestile), due mesi e mezzo in anticipo rispetto all'Overshoot Day
mondiale, che nel 2019 è stato il 29 luglio. Ogni anno, questo poco lieto appuntamento si
presenta con qualche giorno di anticipo, perché aumenta la pressione che
esercitiamo sulle risorse terrestri. Per calcolare il Giorno del
Sovrasfruttamento terrestre di un singolo Paese, si confrontano l'impronta
ecologica dei suoi abitanti e la biocapacità globale, cioè la capacità del
Pianeta di rigenerare risorse naturali per ogni suo abitante.
L'impronta ecologica indica
la quantità di superficie terrestre e acquatica biologicamente produttive che
servirebbero a un individuo per produrre tutte le risorse che consuma e
assorbire i rifiuti o le emissioni che produce (qui il link per calcolare la tua).
Nel bilancio ecologico di una nazione, rappresenta "le spese". Come
spiega il Global Footprint Network, l'organizzazione internazionale
no-profit che sviluppa strumenti per promuovere la sostenibilità ambientale e
che calcola l'Overshoot Day, l'impronta ecologica "include le aree
biologicamente produttive necessarie a produrre cibo, fibre e legname che la
popolazione di quel paese consuma, ad assorbire i materiali di scarto (come le
emissioni di CO2) prodotti per generare l'energia che un Paese
utilizza e a sostentare le infrastrutture che il paese realizza".
La biocapacità è
invece la capacità degli ecosistemi di "far fronte" alle nostre esose
richieste e rigenerare le risorse che chiediamo per vivere, mangiare, produrre
energia, assorbire i nostri gas inquinanti. Nel bilancio ecologico, rappresenta
"le entrate". Come l'impronta ecologica, anche la biocapacità è
espressa in ettari globali (gha): si calcola, in pratica, la superficie di pianeta
necessaria a fornire tutto ciò che una persona richiede alla natura per il
cibo, le fibre e il legno consumati, le aree occupate dalle infrastrutture
urbane, le piante necessarie ad assorbire la CO2 che emettiamo.
L'impronta ecologica individuale per l'Italia è di 4,4 gha. La biocapacità globale
è di 1,63 gha a
persona, e il 2020 ha 366 giorni.
Ecco allora la "formula" per ottenere l'Overshoot Day Italiano: 366 x
(1,63 diviso 4,4 gha) = 135. L'Overshoot Day italiano cade il 135esimo giorno
dell'anno, cioè il 14 maggio. Capovolgendo il discorso, significa che per
arrivare a fine anno mantenendo lo stile di vita italiano, occorerebbero le
risorse di più di 2,7 Terre (4,4 diviso 1,63).
L'Overshoot
Day 2020, nazione per nazione. | GLOBAL FOOTPRINT NETWORK
MANI BUCATE. Quando
l'impronta ecologica di una popolazione supera la biocapacità dell'area
disponibile per quella popolazione, la nazione è in deficit ecologico:
significa che sta importando biocapacità attraverso il commercio, emettendo CO2 in
atmosfera. È il caso dell'Italia, che ha una biocapacità per abitante è di 0,9
gha e l'impronta ecologica per abitante è di 4,4 gha. Abbiamo un deficit
ecologico di 3,5 gha: condividiamo l'Overshoot Day Nazionale con la Francia, ma
facciamo peggio di Regno Unito, Grecia, Portogallo, Romania, di gran parte dei
Paesi del Centro e Sud America e della Cina (vedi infografica).
L'emergenza COVID-19 potrebbe aver inciso su questi dati, perché
stando in casa abbiamo consumato e inquinato di meno, o perché
manca mano d'opera nei campi: è troppo presto per dire se questa situazione
abbia portato cambiamenti significativi o transitori, perché i parametri su cui
si basano i calcoli del Global Footprint (biocapacità e impronta ecologica)
Network si riferiscono al 2016.
QUANTE TERRE? Se tutti vivessero con i nostri ritmi, occorrerebbero 2,72
Terre per soddisfare le esigenze della popolazione terrestre: considerando che
l'intera umanità sta consumando risorse per 1,7 Terre, dal confronto usciamo un
po' malconci. Storicamente, l'impronta ecologica italiana lievita soprattutto
per la produzione di cibo e per i trasporti. Se vogliamo spostare un po' in
avanti la data, cioè prolungare il numero di giorni in un anno in cui viviamo
in equilibrio con il pianeta, occorrerà lavorare per rendere più sostenibili
questi due settori.
L'Overshoot Day
2020 posticipato dalla CoViD-19
Quest'anno l'Overshoot Day cade tardi, il 22 agosto: ma non
dovrebbe servire una pandemia per allentare il sovrasfruttamento delle risorse
del pianeta.
Sulla
data dell'Overshoot Day 2020 pesa il fattore CoViD-19: il giorno del
sovrasfruttamento della Terra arriva più tardi, ma non per una buona
ragione. | SHUTTERSTOCK
Nel 2019 l'Overshoot Day,
il giorno dell'anno nel quale entriamo ufficialmente in debito con il Pianeta
quanto a risorse naturali, cadeva il 29 luglio, in anticipo di quattro giorni sul 2018.
Quest'anno l'appuntamento della vergogna cade il 22 agosto, ma nel mezzo abbiamo attraversato un'emergenza epocale
che ha congelato le economie di tutto il mondo, chiuso in casa metà della
popolazione mondiale, rivoluzionato il modo di lavorare e interrotto trasporti
e collegamenti aerei per molte settimane.
Lo slogan #movethedate, che invitava a darsi da fare
per spostare in avanti la data del sovrasfruttamento delle risorse terrestri si
è in un certo senso avverato, ma per un pessimo motivo. L'arresto dell'economia
legato alla covid è ben lontano dalla rivoluzione intenzionale che siamo chiamati a promuovere per
smettere di vivere come se avessimo 1,6 pianeti a nostra completa disposizione.
DOMANDA E
OFFERTA. Per definire l'Overshoot
Day, il Global Footprint Network, un'organizzazione
internazionale no-profit che sviluppa strumenti per promuovere la sostenibilità
ambientale, calcola il numero di giorni dell'anno in cui la biocapacità
terrestre (cioè la capacità degli ecosistemi di rigenerare risorse
naturali e assorbire i prodotti di scarto prodotti dall'uomo) riesce a
provvedere alla richiesta di risorse e di servizi ecologici (per esempio
foreste, pescato o capacità di assorbire CO2) dell'umanità.
La domanda di risorse da parte dell'uomo è misurata dall'impronta
ecologica, ossia la quantità di superficie terrestre e acquatica
biologicamente produttive che servirebbero a un individuo o a un'intera
popolazione per produrre tutte le risorse che consuma e assorbire i rifiuti o
le emissioni che produce (qui il link per calcolare la tua). Il giorno in cui il pianeta
non riesce più a "star dietro" alle nostre richieste e rigenerare le
risorse che chiediamo per vivere, mangiare, produrre energia, assorbire i
nostri gas inquinanti, segna l'inizio del debito, l'Overshoot Day: da quel
momento e fino alla fine dell'anno vivremo consumando risorse che la Terra non
è in grado di rigenerare in quell'anno, di fatto sottraendole al futuro. Allo
stato attuale delle cose, la Terra impiega un anno e otto mesi a
rigenerare le risorse che consumiamo in un anno.
Per calcolare il giorno preciso di inizio del debito si divide la
biocapacità terrestre relativa all'anno in corso per l'impronta ecologica
dell'umanità in quel dato anno, e si moltiplica il risultato per 365 (il numero
standard di giorni dell'anno).
Cambiamenti
climatici: dopo la covid è cambiato qualcosa? Inutile illudersi: il blocco di
traffico, viaggi e attività economiche non avrà un effetto duraturo sul
riscaldamento globale. Serve un impegno attivo e non imposto dalle
circostanze. | KWEST | SHUTTERSTOCK
CHE COSA PESA
DI PIÙ. Quasi il 60% dell'impronta
ecologica dell'umanità è costituito dall'impronta di carbonio, cioè la
superficie richiesta al Pianeta per sequestrare le emissioni di CO2 prodotte
dalla combustione di gas, carbone e petrolio. È la voce di "spesa" che
cresce più rapidamente in questo disastroso bilancio che vede l'uomo sempre in
debito: dal 1970 ad oggi la nostra impronta di carbonio globale, misurata in
ettari, è più che raddoppiata. I cambiamenti climatici sono, insieme alla perdita di biodiversità,
il triste risultato di questa nostra esosa richiesta al pianeta. Immettiamo in
atmosfera molti più gas serra di quanto la Terra, attraverso foreste e oceani,
riesca ad assorbire, e gli effetti sono sotto i nostri occhi.
Decarbonizzare la nostra economia non solo inciderebbe sui
cambiamenti climatici, ma porterebbe un migliore equilibrio sulla bilancia che
vede da una parte l'impronta ecologica e dall'altra la biocapacità terrestre.
Dimezzando l'impronta di carbonio arriveremmo a consumare le risorse di
"appena" 1,1 Terre, quasi quelle che abbiamo realmente a
disposizione; e sposteremmo in là la data dell'Overshoot Day di 93 giorni.
FERMI PER
FORZA. I lockdown del 2020 hanno
determinato una riduzione della parte di impronta ecologica dovuta alle
emissioni di carbonio del 14,5%, rispetto al 2019; la contrazione economica e
il calo della domanda di legname hanno assottigliato l'impronta ecologica
legata alla deforestazione dell'8,4%, mentre non sembra sostanzialmente
cambiata l'impronta legata alla produzione e allo spreco di cibo (per
approfondire: ecco come è stato calcolato l'Overshoot Day
nell'anno della CoViD-19). Questi parametri spiegano lo slittamento
di data, il più consistente dall'inizio degli anni '70: ma il passaggio è
legato a una crisi economica globale senza precedenti recenti, e non a un
cambiamento consapevole di cui andare fieri.

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