sostantivo femminile
1. 1. Il
complesso dei pubblici funzionari.
2. 2. In senso
astratto, il dominio o l'eccessivo potere della pubblica amministrazione, con
l'improduttiva pedanteria delle consuetudini, delle forme, delle gerarchie;
anche, a proposito di amministrazioni e organizzazioni non pubbliche, che ne
ricalcano gli aspetti e, soprattutto, i difetti.
Per Burocrazia si intende l'organizzazione di persone e risorse
destinate alla realizzazione di un fine collettivo secondo criteri di razionalità, imparzialità e
impersonalità.
Quante volte aprendo un giornale,
accendendo la televisione o ascoltando la radio ci siamo sentiti che è ora di
tagliare la burocrazia, di renderla più snella e di afferrarla per le mani nel
tentativo di plasmarla ai tempi odierni. Tante di quelle volte che hanno perso
la sua efficacia come quando si ripete all’infinito una parola. Perde il tono e
con esso il valore. Poi, se notate il taglio, è sempre proposto nei momenti
critici di una parte della politica, generalmente da quella dell’opposizione.
Quando è in crisi, per tenere stretti i voti che potrebbero perdere. Quanto a
conquistarli, con le formule trite e ritrite, la vedo un po’ difficile. Quella
stessa opposizione che nell’alternanza, periodica cui il nostro Paese è, forse
non è ancora del tutto, abituato, si alterna al comando, non esercita. Se uno
solo di quelli che si sono riempiti la bocca dell’annientamento, diciamo
dello
snellimento, della burocrazia l’avrebbe, almeno tentato, di svolgere forse oggi
saremo diversi. Perciò chi parla di tagli, snellire o addirittura abolire la
burocrazia farebbero meglio a inchinarsi in un atto di auto-coscienza. Visto e
considerato che tutti i leader, galletti con la cresta in erezione, in
circolazione sono stati chi prima, chi poi, chi per poco e chi per troppo, per
noi povera gente normale, sono stati al timone di pilotaggio di questo nostro
caro, nonostante tutto, Paese. Dico non potevano farlo? Ah già, si sarebbero
tolti un punto fermo della loro eterna campagna elettorale. Almeno state zitti
un giorno sì e pure l’altro, cari politici. Ho cercato in rete di capire di più
su questa burocrazia da “eliminare” e dove intervenire. Il risultato è stato
deludente. Nelle prime pagine ci sono solo le voci, una delle poche volte
all’unisono, di tutti i politici, gli economisti, opinionisti e individui da
strada a dire tutti la stessa cosa. Tagliare, abolire, snellire e quant'altro …
Ma a cosa serve, a cosa è mirata, la sua funzione intrinseca, all’utilità o
meno e in poche parole serve o no? Ecco a questi quesiti non ho trovato
risposta precisa ma solo tentativi di nascondere, celare, azzittire e fuorviare
l’ignaro utente dello Stato. Da quello che io ho capito la burocrazia, serve a
far si che ci siano controlli su ogni attività ministeriale. Controlli che a
causa di scandali, corruzioni e altro lei ha bisogno di altri controlli che a
loro volta hanno bisogno di altri controllori. In un “gioco” infinito. Pensavo
all’inizio che la burocrazia servisse solo a farmi andare in più uffici, a
compilare le stesse richieste, su protocolli diversi, per avere dopo tempo
documenti che una volta avuti magari non servono più. Sorpassati da altre circolari
pervenute nel frattempo. Non era una perdita di tempo ma il controllo eterno
della “mia” sicurezza” e impedimento alla corruzione che poteva infettarmi. Non
vorrei, come dicono i molti sostenitori populisti, che sia un trucco per dare
un lavoro, fisso e inamovibile, a un apparato di votanti, fissi e fedeli, che
fanno parte di un 


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