29/05/20

L'eterno ritorno dell'uguale!


“Eterno ritorno dell’uguale”
   "Eterno ritorno dell'uguale" ,un ripetersi all’infinito di avvenimenti già accaduti. Un ciclo infinito di ripetizioni. Così si spiegano i déjà vu, certi sogni onirici e la voglia di eseguire certi gesti e atteggiamenti che non sembrano nostri. Teoria che trova riscontro anche in certe religioni e in tanti principi. Come quello del karma dei tre geni. Ognuno di noi nascerebbe con tre geni essenziali: i geni della madre, quelli del padre e per finire i geni delle vi           
te vissute precedentemente. Ritengo la teoria dell’eterno ritorno in parte giusta, specie per quanto riguarda gli errori che ripetiamo in continuazione. Penso alle guerre, ai profitti ad ogni costo, da parte di pochi. La “schiavitù” imposta dall’economia e dalla mediocrità cieca di un ceto politico. Se studiamo la storia vedremo un ripetersi continuo delle medesime situazioni. In quanto all’essere umano, sia uomo che donna, credo che il discorso sia diverso. L’essere vivente esiste per un insieme di fattori che variano con il tempo e gli ambienti circostanti. E l’essere vivente si deve adeguare a questo, per sopravvivere al meglio. Specialmente con l’ambiente. Io non potrò aver vissuto, come faccio adesso, in un mondo preistorico, in un
ambiente del tutto estraneo. Senz’altro potrò far gli stessi errori, di disattenzione, di imprudenza, di superiorità. Cadendo allora ben presto vittima del mondo circostante ma che oggi mi porterebbe, magari, a emergere. Diciamo che in linea di massima il concetto è giusto riferito a una società, a un agglomerato di esseri viventi e a una fratellanza Terrestre. O forse l’eterno ritorno non è altro che un segnale per diventare qualcosa di diverso e cambiare la nostra esistenza? Un paradosso su cui riflettere e agire. Un ritorno che dovrebbe diventare un “non ritorno” e di conseguenza un “eterno ritorno” a valori diversi, alti e altri. Che il ciclo infinito si svolga ma verso altre direzioni, che siano giuste o sbagliate solo il ripetersi potrà dirlo. Forse questa è l’essenza dell’eterno ritorno dell’uguale. Ricordare geneticamente per non ripetere gli stessi errori. In caso contrario non avrebbe senso ripetere all’infinito lo stesso vivere. Anche perché, sinceramente, non vorrei rifare sempre gli stessi errori per sempre … all’infinito. Vorrei avere la scelta di “commetterne” altri, di nuovi in maniera che possa tentare altre strade, altri errori. Vivere in fondo vuol dire fare sbagli per correggerli e farne altri … all’infinito!


Il concetto di Nietzsche l’avevo letto all’epoca delle superiori senza darmi un senso di interessamento, anche parziale, tanto da dimenticarlo. Mi è ritornato alla mente vedendo un film d’animazione, molto bello, intrigante e riflessivo dal titolo “L’arte della felicità” di Alessandro Rak. A chi interessa, oltre a comprarlo lo può vedere su rai replay.                             

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