“Eterno ritorno dell’uguale”

ambiente del tutto estraneo. Senz’altro potrò far gli stessi errori, di disattenzione, di imprudenza, di superiorità. Cadendo allora ben presto vittima del mondo circostante ma che oggi mi porterebbe, magari, a emergere. Diciamo che in linea di massima il concetto è giusto riferito a una società, a un agglomerato di esseri viventi e a una fratellanza Terrestre. O forse l’eterno ritorno non è altro che un segnale per diventare qualcosa di diverso e cambiare la nostra esistenza? Un paradosso su cui riflettere e agire. Un ritorno che dovrebbe diventare un “non ritorno” e di conseguenza un “eterno ritorno” a valori diversi, alti e altri. Che il ciclo infinito si svolga ma verso altre direzioni, che siano giuste o sbagliate solo il ripetersi potrà dirlo. Forse questa è l’essenza dell’eterno ritorno dell’uguale. Ricordare geneticamente per non ripetere gli stessi errori. In caso contrario non avrebbe senso ripetere all’infinito lo stesso vivere. Anche perché, sinceramente, non vorrei rifare sempre gli stessi errori per sempre … all’infinito. Vorrei avere la scelta di “commetterne” altri, di nuovi in maniera che possa tentare altre strade, altri errori. Vivere in fondo vuol dire fare sbagli per correggerli e farne altri … all’infinito!

Il concetto di Nietzsche l’avevo
letto all’epoca delle superiori senza darmi un senso di interessamento, anche parziale,
tanto da dimenticarlo. Mi è ritornato alla mente vedendo un film d’animazione,
molto bello, intrigante e riflessivo dal titolo “L’arte della felicità” di
Alessandro Rak. A chi interessa, oltre a comprarlo lo può vedere su rai
replay.

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