La Voce della Polvere
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Numero Bis:
013
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Titolo:
Ambiente
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A cura di
M. Nove
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“Il
mensile dei soci NOVA-Coop - n°6 LUGLIO-AGOSTO 2019” : La “Rubrica di LUCA MERCALLI”
La fragilità del voto verde in Italia
Dopo lo sciopero per il clima del 15 marzo scorso nel quale
decine di mi-gliaia di giovani italiani sono scesi in piazza per chiedere più
attenzione ai temi ambientali, mi è stato più volte chiesto da parte loro quale
sareb-be dovuto essere il passo successivo per essere efficaci. Ho suggerito
che, nei pa-esi democratici, l'impegno politico ha sicuramente un ruolo
importante: votare chi propone un programma più aderente possibile alla
sostenibilità ambientale, o meglio ancora costituire un nuovo partito e farsi
votare. Mi è stato risposto quasi sempre: "No, noi vogliamo rimanere fuori
dalla politica". Come dire, chiediamo a quella stessa politica che fino ad
ora ha creato i danni climatici di rimediare, ascoltando le nostre richieste,
ma senza tentare di cambiare in prima persona la situazione.
Poi ecco i risultati delle elezioni europee del 26 maggio 2019: i Verdi secondo partito in Germania, con la fascia di giovani da 18-24 anni che assegna loro il 27 per cento di preferenze. Seconda forza politica anche in Finlandia, terza in Francia. Quarta al Parlamento Europeo, con 74 seggi. E in Italia? Siamo al 2,3 per cento, irrilevante, non supera nemmeno lo sbar-ramento del 4 per cento. Poco più di seicentomila preferenze. Dove sono finiti i nostri giovani preoccupati per il loro futuro? In larga parte sono rimasti a casa, visto che la fascia 18-24 anni ha sofferto del 47 per cento di astensioni, contro il 36 per cento degli elettori tra 45 e 54 anni, quelli più attivi. E l'altra metà che si è presentata ai seggi non ha votato in modo significativamente diverso dagli altri: 2,9 per cento di preferenze al partito verde. Questo vuol dire che i nostri giovani elettori hanno fondamentalmente copiato i loro genitori, rispecchiando scelte conservatrici. Hanno perso l'opportunità di dare un segnale indipen-dente e in controtendenza, adeguato ai tempi e agli allarmi scientifici, come invece hanno fatto i loro colleghi del nord Europa. Il corpo elettorale italiano vede poco meno di quattro milioni di aventi diritto al voto tra 18 e 24 anni, che diventano circa 7 milioni se ci spingiamo fino a 3o anni. È questa la fascia d'età che più dovrebbe essere interessata ai problemi che i cambiamenti climatici e il degrado ambientale riverseranno su di loro nei prossimi decenni. A giudicare dal voto ambientalista, ne ha consapevolezza meno di uno su dieci. Questi dati mostrano due problemi. Il primo è la bassa alfabetizzazione ambientale dei giovani italiani: mancano formazione e informazione, la scuola è indietro nell'offerta didattica sui temi ambientali e meno ancora è possibile costruirsi un'opinione corretta basandosi sulla caotica diffusione di notizie nei media. Il secondo problema è la scarsa fiducia e rappresentatività del partito verde italiano, che certo non ha brillato per proposte, sensibilizzazione cultu-rale e militanza tra i giovani, i quali forse l'hanno visto per la prima volta solo come un simbolo lontano e astratto stampato sulla scheda elettorale. Ora però la lezione è arrivata: se si vuole contare qualcosa nelle scelte strategiche del proprio futuro, bisogna farle valere, e la democrazia offre a tutti come primo strumento, relativamente semplice da impiegare, una matita.

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