Novanta anni fa nasceva
Sergio Leone (3 gennaio 1929) e purtroppo trenta anni fa ci lasciava,
prematuramente (30 aprile 1989). Senza di lui ci sentiamo perduti nel mondo,
variegato, di celluloide dove con maestria ci aveva accompagnato. Ritenuto il
padre dei spaghetti western, in modo riduttivo, ha saputo far splendere il suo
alone da grande regista. Non è il padre ma , semmai, l’inventore del western
moderno. Di quel western che, ci, acchiappava da bambini quando ci si
rincorreva nei cortili, sparando con la bocca. Fantasia allo stato puro.
Lontano da quello, il West, storico e quotidiano. Nella fantasia non esistono
buoni o cattivi, indiani o cowboy, pistoleri o sceriffi, ma solo uomini veloci
nell’ estrarre e armoniosi nel cavalcare. Con il suo modo di vedere l’avventura
ha influenzato diversi generi, sia cinematografici che letterari, creando
personaggi, antesignani, dei supereroi. Oltre
alla creazione del canovaccio di tutti i film a venire, western, spionaggio,
avventure e fantascientifico. Dell’eroe che arriva, non si mai da dove, si
ferma, cerca di sbrogliare la vicenda rischiando a un certo punto, più o meno verso
la parte finale, di rimanerci secco. Ma risorge e completa l’opera. Poi se ne
va, non si sa mai dove. Pensate a quante opere cinematografiche o letterarie
seguono questa traccia di base. Quasi tutte. Ha inventato anche il modo di
riprendere le scene, con primissimi piani e ampi spazi panoramici. Un grande
regista, un grande narratore e un grande cineasta. I suoi “western”, chiamateli
all’ italiana o no, rimangono nell’ immaginario collettivo. E negli occhi di chi
li guarda. Classici. Come mi, ci, mancano questi film. Grazie di averci fatto
sognare.
I films

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