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La voce della polvere
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Notizie: Vaccini; Accessori
scuola; Cartelli da
toilette;
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Numero:
Responsabile:
006/01 M.
Nove
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Settembre: vendemmia, inizio autunno, castagne,
prime piogge, nebbie nella mattinata, funghi e inizio della scuola. Con
zaini, accessori e l’occorrente a costi elevati. Per fortuna che è
obbligatoria la scuola sennò far studiare i figli sarebbe impossibile per la
stragrande maggioranza. Questa però è un’altra storia. Qui il punto sono i
vaccini, obbligatori, per accedere alla scuola. Si sapeva da mesi eppure
sembra che i genitori siano stati colti alla sprovvista. Come per ogni cosa è
scoppiato il caos. Premetto che sono favorevoli ai vaccini ma solo quelli
essenziali, che a conti fatti arrivano a sei circa. Quelli stessi che si facevano prima, i tre
obbligatori e i tre, importanti, facoltativi. Vi ricordate, quando il pargolo
aveva circa otto mesi che il pediatra insisteva già per le vaccinazioni?
Adesso i pediatri dove sono? Che cosa dicono? Specialmente cosa hanno pensato
quando volevano e hanno fatto la legge? Li hanno interpellati? O il ministro
si è arroccato la piena responsabilità senza conoscere? Perché conoscere,
vuol dire anche chiedere. Perciò per semplificare, avrei reso obbligatori i
sei vaccini e facoltativi gli altri. Invece prima dodici, dodici?, e alla
fine dieci, dieci?, con scompiglio nelle famiglie.
Perché siamo arrivati a
dieci? E come mai solo adesso dopo decenni di alcune vaccinazioni? Prima
eravamo immuni? Si moriva di queste cose aggiunte? L’unica malattia certa è
il morbillo che fa disastri se non peggio. E come mai una volta era solo facoltativa?
Vedete quante incognite decennali. Senza risposte. Ora a poche ore dall’inizio
della campanella il caos… legislativo. Con l’aggiunta di dilazioni e
autocertificazioni. In un assurdo Paese come il nostro permettere
l’autocertificazione in un campo, medico, è come dare un mitra, vero e carico
e senza sicura, a un bambino che gioca alla guerra con i compagni. Un errore.
L’autocertificazione va bene per la burocrazia documentale non certo per la sanità.
Poi ci si mettono anche i presidenti di Regione a far deleghe e dilazioni,
annuali, addirittura. Creando a pensarci bene un dubbio atroce: se una
Regione può cambiare una legge di Stato, cioè che riguarda tutti i cittadini,
vuol dire che lo Stato è delegittimato? Non conta nulla? Che ci stanno a fare
quelle mille persone al governo? E poi se ogni Regione fa quello che vuole quando
si passa in un’altra che succede? Un caos. Appunto. Farebbe bene lo Stato a
ricorrere al TAR dato che non si può permettere di vedere infrangersi una
legge che riguarda la collettività. Per sbagliata che sia. E poi quel
presidente di Regione come mai ha agito solo adesso? A poche ore dalla
scuola? E non quando è stata approvata la legge, dov’era? Poi smettiamola a
dare la colpa agli altri, quando una legge passa a maggioranza è come se
tutti, tutti compresi l’opposizione, avesse dato il beneplacito. Questa è la democrazia,
nolente o volente. Le battaglie si fanno prima e durante non dopo. Anche i
genitori hanno la loro colpa, dov’erano anch’essi quando la legge è stata
approvata? O quando se ne parlava? Sento che l’obiezione dei più: i vaccini
sono un regalo alle lobby farmaceutiche. Certo. Ma… Quando il morbillo era facoltativo,
la maggior parte delle famiglie non lo pagava per i propri figli? Adesso è,
almeno, a carico di tutta la collettività. Perciò le multinazionali sono come
prima, né più né meno. Per gli vaccini? Quando in passato capitava bisognava
comprarli e le solite multinazionali guadagnavano, forse anche di più visto
l’ occasionalità. Adesso che è obbligatorio, in teoria, dovrebbero far pagare
di meno i loro vaccini. L’economia è così, se una cosa è rara costa se
diviene quotidianità dovrebbe calare. Metto anche dei dubbi dato che in
questo incerto Paese le cose non vanno secondo logica ma secondo i favori
politici. Meditate. |
Visto che sopra ho accennato agli
accessori scolastici, permettete di togliermi il dente avvelenato. Fate un
giro nei supermercati tra gli stand della scuola. Sono riforniti, assortiti,
ameni e colorati. Una gioia per gli occhi e il ricordo della propria gioventù
senza la gioia di questi optional. Quando il massimo era andare in giro con i
libri legati da una cintura, che figata. Chi aveva una cartella, di cartone
sembrava, o uno dei primissimi zaini, anche quelli di cartone sembrava, era
fortunato. Poi chi aveva la tracolla, pochi perché faceva da stranezza, era
il bullo, il forte e lo strano. Bei tempi. Invece adesso tutto uniformato e
standard. Cambia solo il logo, i gadget, gadget?, l’accoppiata con astucci e
altro. L’unica cosa uguale è il prezzo e la forma, se togliete il logo vedrete
che sorpresa, tutto uguale senza anima. Poi astucci, colori, quaderni, diari,
fogli protocollo, risme, penne, matite, righe, temperini e altro. Pensare che
una volta le matite buone le riconoscevi dalle poche marche serie nel loro
campo, adesso le stesse si sono nascoste dietro i loghi predominanti e voilà
non si trovano più. Hanno perso di valore. Questo naturalmente nei supermercati
ma provate andare nelle cartolibrerie. Lì ci vuole un mutuo. Anche perché ormai
è passato che a scegliere sono i ragazzini. Una volta ci rifilavano le mezze
cartelle e a scuola. Altro che scelta, manco nel vestire avevamo parola in
capitolo. Forse non erano bei tempi quelli.
Adesso però è peggio. Credetemi e meditate.
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Davanti a una toilette di un esercizio in una città di una provincia
in una regione di questo strano Paese c’era un cartello. C’era, secondo me, c’è
ancora. Dato che mettere è facile ma togliere è noioso , una perdita di tempo.
Poi basta far passare che è per ridere, uno scherzo, una candid camera, un
“amici miei”, una pinzacchera, una cosa da nulla. Un inezia, con tante cose
importanti da fare. Come se l’insulto, è questo che si tratta, fosse meno
importante di altre cose. Forse si e forse no. Le vere rivoluzioni si fanno
dalle cose piccole, di tutti i giorni e non da fatti eclattanti. Quest’ultimi
servono da detonatore, da causa scatenante ma senza una base di libertà, di
conoscenza e di quotidianità, niente di buono può capitare. Basta vedere dove
si sono fatte le rvoluzioni basate su rancori, odi, razzismi e intollerenze.
È diventato il peggio del peggio. Poi se vogliamo farlo bene sto cartello ne
mancano di figure: il prete, l’arabo, il burka, gli immigranti, quelli di colore,
quelli che flautolenzano, i centauri, i palombari, con la pancia, magri, con
le valigie, i dottori, i ricchi, i poveri, i lavoratori sudati, i lavoratori
con il casco, i politici, i sportivi, ecc. ecc.
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