07/09/17

Vaccini-accessori scuola-strani cartelli


 La voce della polvere 

Notizie:                                                                     Vaccini; Accessori scuola; Cartelli da toilette;


Numero:                                     Responsabile:
 006/01                                           M. Nove
   Settembre: vendemmia, inizio autunno, castagne, prime piogge, nebbie nella mattinata, funghi e inizio della scuola. Con zaini, accessori e l’occorrente a costi elevati. Per fortuna che è obbligatoria la scuola sennò far studiare i figli sarebbe impossibile per la stragrande maggioranza. Questa però è un’altra storia. Qui il punto sono i vaccini, obbligatori, per accedere alla scuola. Si sapeva da mesi eppure sembra che i genitori siano stati colti alla sprovvista. Come per ogni cosa è scoppiato il caos. Premetto che sono favorevoli ai vaccini ma solo quelli essenziali, che a conti fatti arrivano a sei circa.  Quelli stessi che si facevano prima, i tre obbligatori e i tre, importanti, facoltativi. Vi ricordate, quando il pargolo aveva circa otto mesi che il pediatra insisteva già per le vaccinazioni? Adesso i pediatri dove sono? Che cosa dicono? Specialmente cosa hanno pensato quando volevano e hanno fatto la legge? Li hanno interpellati? O il ministro si è arroccato la piena responsabilità senza conoscere? Perché conoscere, vuol dire anche chiedere. Perciò per semplificare, avrei reso obbligatori i sei vaccini e facoltativi gli altri. Invece prima dodici, dodici?, e alla fine dieci, dieci?, con scompiglio nelle famiglie.
Perché siamo arrivati a dieci? E come mai solo adesso dopo decenni di alcune vaccinazioni? Prima eravamo immuni? Si moriva di queste cose aggiunte? L’unica malattia certa è il morbillo che fa disastri se non peggio. E come mai una volta era solo facoltativa? Vedete quante incognite decennali. Senza risposte. Ora a poche ore dall’inizio della campanella il caos… legislativo. Con l’aggiunta di dilazioni e autocertificazioni. In un assurdo Paese come il nostro permettere l’autocertificazione in un campo, medico, è come dare un mitra, vero e carico e senza sicura, a un bambino che gioca alla guerra con i compagni. Un errore. L’autocertificazione va bene per la burocrazia documentale non certo per la sanità. Poi ci si mettono anche i presidenti di Regione a far deleghe e dilazioni, annuali, addirittura. Creando a pensarci bene un dubbio atroce: se una Regione può cambiare una legge di Stato, cioè che riguarda tutti i cittadini, vuol dire che lo Stato è delegittimato? Non conta nulla? Che ci stanno a fare quelle mille persone al governo? E poi se ogni Regione fa quello che vuole quando si passa in un’altra che succede? Un caos. Appunto. Farebbe bene lo Stato a ricorrere al TAR dato che non si può permettere di vedere infrangersi una legge che riguarda la collettività. Per sbagliata che sia. E poi quel presidente di Regione come mai ha agito solo adesso? A poche ore dalla scuola? E non quando è stata approvata la legge, dov’era? Poi smettiamola a dare la colpa agli altri, quando una legge passa a maggioranza è come se tutti, tutti compresi l’opposizione, avesse dato il beneplacito. Questa è la democrazia, nolente o volente. Le battaglie si fanno prima e durante non dopo. Anche i genitori hanno la loro colpa, dov’erano anch’essi quando la legge è stata approvata? O quando se ne parlava? Sento che l’obiezione dei più: i vaccini sono un regalo alle lobby farmaceutiche. Certo. Ma… Quando il morbillo era facoltativo, la maggior parte delle famiglie non lo pagava per i propri figli? Adesso è, almeno, a carico di tutta la collettività. Perciò le multinazionali sono come prima, né più né meno. Per gli vaccini? Quando in passato capitava bisognava comprarli e le solite multinazionali guadagnavano, forse anche di più visto l’ occasionalità. Adesso che è obbligatorio, in teoria, dovrebbero far pagare di meno i loro vaccini. L’economia è così, se una cosa è rara costa se diviene quotidianità dovrebbe calare. Metto anche dei dubbi dato che in questo incerto Paese le cose non vanno secondo logica ma secondo i favori politici. Meditate.
   Visto che sopra ho accennato agli accessori scolastici, permettete di togliermi il dente avvelenato. Fate un giro nei supermercati tra gli stand della scuola. Sono riforniti, assortiti, ameni e colorati. Una gioia per gli occhi e il ricordo della propria gioventù senza la gioia di questi optional. Quando il massimo era andare in giro con i libri legati da una cintura, che figata. Chi aveva una cartella, di cartone sembrava, o uno dei primissimi zaini, anche quelli di cartone sembrava, era fortunato. Poi chi aveva la tracolla, pochi perché faceva da stranezza, era il bullo, il forte e lo strano. Bei tempi. Invece adesso tutto uniformato e standard. Cambia solo il logo, i gadget, gadget?, l’accoppiata con astucci e altro. L’unica cosa uguale è il prezzo e la forma, se togliete il logo vedrete che sorpresa, tutto uguale senza anima. Poi astucci, colori, quaderni, diari, fogli protocollo, risme, penne, matite, righe, temperini e altro. Pensare che una volta le matite buone le riconoscevi dalle poche marche serie nel loro campo, adesso le stesse si sono nascoste dietro i loghi predominanti e voilà non si trovano più. Hanno perso di valore. Questo naturalmente nei supermercati ma provate andare nelle cartolibrerie. Lì ci vuole un mutuo. Anche perché ormai è passato che a scegliere sono i ragazzini. Una volta ci rifilavano le mezze cartelle e a scuola. Altro che scelta, manco nel vestire avevamo parola in capitolo. Forse non erano bei tempi quelli.  Adesso però è peggio. Credetemi e meditate.
   Davanti a una toilette di un esercizio in una città di una provincia in una regione di questo strano Paese c’era un cartello. C’era, secondo me, c’è ancora. Dato che mettere è facile ma togliere è noioso , una perdita di tempo. Poi basta far passare che è per ridere, uno scherzo, una candid camera, un “amici miei”, una pinzacchera, una cosa da nulla. Un inezia, con tante cose importanti da fare. Come se l’insulto, è questo che si tratta, fosse meno importante di altre cose. Forse si e forse no. Le vere rivoluzioni si fanno dalle cose piccole, di tutti i giorni e non da fatti eclattanti. Quest’ultimi servono da detonatore, da causa scatenante ma senza una base di libertà, di conoscenza e di quotidianità, niente di buono può capitare. Basta vedere dove si sono fatte le rvoluzioni basate su rancori, odi, razzismi e intollerenze. È diventato il peggio del peggio. Poi se vogliamo farlo bene sto cartello ne mancano di figure: il prete, l’arabo, il burka, gli immigranti, quelli di colore, quelli che flautolenzano, i centauri, i palombari, con la pancia, magri, con le valigie, i dottori, i ricchi, i poveri, i lavoratori sudati, i lavoratori con il casco, i politici, i sportivi, ecc. ecc.



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