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C’era una volta … il postino. Quell’uomo
con l’immancabile bicicletta (memorabile il film con Jacques Tatì, «Giorno di
festa», recuperatelo), quello che sfidava i soliti cani rabbiosi, che si
faceva inseguire dai monelli, che lanciava le missive o che le depositava con
cura maniacale. Personaggio affabile sempre pronto per una parola con tutti,
certe volte anche a fermarsi ad assaggiare specialità (ricordate la
pubblicità di qualche anno fa?). Ogni tanto suonava due volte e scattava il
noir. Il postino, il portalettere, the postman: una figura ridimensionata e
stravolta dall’era moderna. Oggi sono neutri, scialbi, incolori, si mescolano
con tutti gli altri anomali per le strade. Non più biciclette ma motorini e
auto. Non più a passare tutti i giorni ma, se va bene, alla settimana. In
compenso non suonano più due volte e neanche una.
Forse perché la maggior
parte sono ragazze. Tutta questa tiritera nostalgica per raccontare fatti e
misfatti con i nuovi portalettere. All’inizio il postino arrivava tutti i
giorni, una bolletta, una pubblicità, una cartolina, una rivista e qualche
lettera. Ogni giorno. Ci si vedeva e oltre ai saluti anche qualche parola in
più. Poi le Poste diventano società operazioni con posto fisso in borsa e le
cose cambiano. I portalettere incominciano a cambiare, facce nuove con cui si
va solo al saluto educato. Non una parola. È l’arrivo è ogni due tre giorni.
Sabato e domenica esclusi, quando tutti i centri commerciali ormai sono
aperti e le industrie fanno i turni festivi. Loro giacché sono utili alla comunità
meglio tenerli chiusi. Con l’entrata nella società Poste di privati si ha un
ulteriore cambiamento e i postini passano se va bene una volta la settimana.
Con una “sporta” ben imbottita di recapiti. Sembra che se non si riempie la
buca delle lettere non possono passare. Così bollette in ritardo, riviste con
articoli risaputi e cartoline delle ferie ormai passate da qualche tempo sono
all’ordine del giorno. Qui scatta la poca pazienza e il primo reclamo. Parlo
con il responsabile del recapito e per qualche tempo tutto sembra ritornare
alla normalità. Con il passaggio quasi quotidiano. Illusione fugace perché le
Poste mille ne pensano e diecimila ne fanno. In breve tutto ritorna come
prima. La causa stavolta è dell’affidamento della consegna della posta a
ditte private. Con giovani non più del luogo e che devono imparare le vie e i
nominativi. Fino all’apoteosi che solo in un Paese strano come il nostro
poteva capitare. La breve storia: avevo una controversia con una bolletta che
dopo la telefonata alla compagnia c’eravamo messi d’accordo su come pagare.
Come da accordi mi avvisano della spedizione della bolletta incriminata.
Passano due settimane ma non arriva niente. Chiamo le Poste e vengo a sapere
che loro non sono più responsabili e mi danno i numeri, due fissi, del
telefono del loro titolare. Così vengo a sapere dell’appalto del recapito,
avvisare quando era ora gli utenti neanche a pensarci. Ai fissi nessuno
risponde. Che non sia, il responsabile, in giro a distribuire la posta anche
lui o lei? Richiamo le Poste e ottengo un cellulare, come numero s’intende.
Chiamo e stavolta risponde. La voce scazzata, una donna, forse stanca per il
lavoro che sta svolgendo, consegnare la posta. Le spiego il mio problema ed
ecco l’ennesima scoperta: se il numero civico è sbagliato o inesistente, se
la via è incompleta e il nominativo inesistente … attenti … la posta non
viene recapitata. Anche se fino a ieri era l’incontrario. Controllo le altre
bollette e mi accorgo che effettivamente il numero civico è sbagliato invece
di 13, che porta pure sfiga, c’era il 15. Poiché però abito in vicolo cieco e
la palazzina è l’ultima non vedo una cosa impossibile da ovviare. Con un po’
di buon senso. Chiedo all’interessata che fine fanno le lettere non
consegnate. Dice che le rispedisce indietro. Le bollette, che non hanno
mittente sulla busta, a chi le rispedisce? Farfuglia e a me scappa di dire
che senz’altro l’hanno strappata. Apriti cielo si è incazzata e voleva
chiamare i carabinieri al che le ho risposto che ero io in diritto di
chiamarli. Visto che non consegnare la posta è ancora un reato, fin quando
non cambieranno la legge. Poi sono volate voci grosse e ci tengo a dire non
ho usato gerghi insultatori o parole sconce, tranne un cazzo come
intercalare. Uno solo ed è la verità, ho tutto registrato. Fatto sta che mi
stacca il cellulare in faccia. Brutta … La storia è finita che per qualche
giorno sono stato incazzato nero e che ho richiamato la compagnia della
bolletta e ho risolto scrivendo a mano
un conto corrente alla posta. Ma ... ciliegina sulla torta qualche giorno
dopo mi è arrivata un’altra bolletta, anche questa con il numero civico
sbagliato. Allora? Che morale tiriamo fuori da tutto questo? Che bisogna
sempre fare la voce grossa? Che invece di andare avanti andiamo non solo
indietro ma addirittura nella preistoria? Comunque per mia sicurezza ho fatto
correggere tutti i numeri civici sbagliati, solo in una bolletta per mia
fortuna. Meditate.
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