23/09/17

Il postino non suona più due volte e neanche una...


La voce della polvere 

Notizie:

I postini non suonano più due volte e neanche una!


Numero:                                     Responsabile:
 007/01                                           M. Nove
   C’era una volta … il postino. Quell’uomo con l’immancabile bicicletta (memorabile il film con Jacques Tatì, «Giorno di festa», recuperatelo), quello che sfidava i soliti cani rabbiosi, che si faceva inseguire dai monelli, che lanciava le missive o che le depositava con cura maniacale. Personaggio affabile sempre pronto per una parola con tutti, certe volte anche a fermarsi ad assaggiare specialità (ricordate la pubblicità di qualche anno fa?). Ogni tanto suonava due volte e scattava il noir. Il postino, il portalettere, the postman: una figura ridimensionata e stravolta dall’era moderna. Oggi sono neutri, scialbi, incolori, si mescolano con tutti gli altri anomali per le strade. Non più biciclette ma motorini e auto. Non più a passare tutti i giorni ma, se va bene, alla settimana. In compenso non suonano più due volte e neanche una.
Forse perché la maggior parte sono ragazze. Tutta questa tiritera nostalgica per raccontare fatti e misfatti con i nuovi portalettere. All’inizio il postino arrivava tutti i giorni, una bolletta, una pubblicità, una cartolina, una rivista e qualche lettera. Ogni giorno. Ci si vedeva e oltre ai saluti anche qualche parola in più. Poi le Poste diventano società operazioni con posto fisso in borsa e le cose cambiano. I portalettere incominciano a cambiare, facce nuove con cui si va solo al saluto educato. Non una parola. È l’arrivo è ogni due tre giorni. Sabato e domenica esclusi, quando tutti i centri commerciali ormai sono aperti e le industrie fanno i turni festivi. Loro giacché sono utili alla comunità meglio tenerli chiusi. Con l’entrata nella società Poste di privati si ha un ulteriore cambiamento e i postini passano se va bene una volta la settimana. Con una “sporta” ben imbottita di recapiti. Sembra che se non si riempie la buca delle lettere non possono passare. Così bollette in ritardo, riviste con articoli risaputi e cartoline delle ferie ormai passate da qualche tempo sono all’ordine del giorno. Qui scatta la poca pazienza e il primo reclamo. Parlo con il responsabile del recapito e per qualche tempo tutto sembra ritornare alla normalità. Con il passaggio quasi quotidiano. Illusione fugace perché le Poste mille ne pensano e diecimila ne fanno. In breve tutto ritorna come prima. La causa stavolta è dell’affidamento della consegna della posta a ditte private. Con giovani non più del luogo e che devono imparare le vie e i nominativi. Fino all’apoteosi che solo in un Paese strano come il nostro poteva capitare. La breve storia: avevo una controversia con una bolletta che dopo la telefonata alla compagnia c’eravamo messi d’accordo su come pagare. Come da accordi mi avvisano della spedizione della bolletta incriminata. Passano due settimane ma non arriva niente. Chiamo le Poste e vengo a sapere che loro non sono più responsabili e mi danno i numeri, due fissi, del telefono del loro titolare. Così vengo a sapere dell’appalto del recapito, avvisare quando era ora gli utenti neanche a pensarci. Ai fissi nessuno risponde. Che non sia, il responsabile, in giro a distribuire la posta anche lui o lei? Richiamo le Poste e ottengo un cellulare, come numero s’intende. Chiamo e stavolta risponde. La voce scazzata, una donna, forse stanca per il lavoro che sta svolgendo, consegnare la posta. Le spiego il mio problema ed ecco l’ennesima scoperta: se il numero civico è sbagliato o inesistente, se la via è incompleta e il nominativo inesistente … attenti … la posta non viene recapitata. Anche se fino a ieri era l’incontrario. Controllo le altre bollette e mi accorgo che effettivamente il numero civico è sbagliato invece di 13, che porta pure sfiga, c’era il 15. Poiché però abito in vicolo cieco e la palazzina è l’ultima non vedo una cosa impossibile da ovviare. Con un po’ di buon senso. Chiedo all’interessata che fine fanno le lettere non consegnate. Dice che le rispedisce indietro. Le bollette, che non hanno mittente sulla busta, a chi le rispedisce? Farfuglia e a me scappa di dire che senz’altro l’hanno strappata. Apriti cielo si è incazzata e voleva chiamare i carabinieri al che le ho risposto che ero io in diritto di chiamarli. Visto che non consegnare la posta è ancora un reato, fin quando non cambieranno la legge. Poi sono volate voci grosse e ci tengo a dire non ho usato gerghi insultatori o parole sconce, tranne un cazzo come intercalare. Uno solo ed è la verità, ho tutto registrato. Fatto sta che mi stacca il cellulare in faccia. Brutta … La storia è finita che per qualche giorno sono stato incazzato nero e che ho richiamato la compagnia della bolletta e ho risolto  scrivendo a mano un conto corrente alla posta. Ma ... ciliegina sulla torta qualche giorno dopo mi è arrivata un’altra bolletta, anche questa con il numero civico sbagliato. Allora? Che morale tiriamo fuori da tutto questo? Che bisogna sempre fare la voce grossa? Che invece di andare avanti andiamo non solo indietro ma addirittura nella preistoria? Comunque per mia sicurezza ho fatto correggere tutti i numeri civici sbagliati, solo in una bolletta per mia fortuna. Meditate.  


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