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L’automobile, sogno degli adolescenti, simbolo per gli arrivati,
prestigio per professionisti, utilità per la famiglia, veicolo per avventure,
ebbrezza di bellezza e velocità, visione dell’effimero benessere sociale,
apparenza distorta della ricchezza di uno Stato. Gioia e dolore per le tasche
di ognuno. Senz’altro fanno guadagnare, chi le fabbrica, chi le vende, chi le
pubblicizza e chi ne ha fatto anche uno degli sport più seguiti e ricchi. Il
rombo del motore al massimo lo abbiamo nel dna ormai. Ed è strano visto che è
un prodotto di un secolo circa di vita. Intere città hanno costruito la loro
fortuna sull’industria automobilistica, dando lavoro a migliaia di persone e
un indotto più ampio. E quando ciò finisce, anche la città ne subisce le
conseguenze negative, disoccupazione e povertà.
Il gusto e la voglia di
possedere un’auto, quella, non cala mai. Anzi. Modelli, prestazioni, sogni
ognuno può scegliere, fantasticare e sperare di comprare la macchina che fa
per lui. I costi permettendo. Se nel secolo scorso un’automobile, la si
comprava con l’equivalente di tre o quattro mesi di stipendio, oggi ci vuole
circa un anno. Per un’auto media. Per quelle di cilindrata e carrozzeria
piccola qualche mese di meno e quelle rombanti e potenti qualche mese di più.
Costa comprarle e costa anche mantenerle. Assicurazione, benzina, revisione corrente,
tagliando, gomme, batterie, olio, meccanico e chi più ne ha ne metta. Invece
se si guarda la pubblicità tutto sembra a portata di tasca, una realizzazione
dei sogni a costo fisso con pagamenti nell’anno dopo e a rate fisse. E i
costi sempre a partire e mai reali. Pensateci ci offrono una macchina a tot e
si scopre che è la versione base. Negli spot non lo dicono ma lo scrivono
piccolo sotto le immagini nella frazione finale. Che neanche in quei
televisori, più grossi della casa, si leggono. Ve li ricordate quei
concessionari di una volta, un salone ampio ma spartano, con le vetture
sparse, a prima vista, a casaccio ma secondo una logica di vendita. I
dipendenti in fondo in uffici di emergenza. A coprire l’officina di
riparazione da cui l’odore di olio e motore si spandeva fino all’acquirente.
Inebriandolo della vera essenza automobilistica. Oggi invece si entra e
sembra di essere in un grande ufficio di manager rampante. Tutto troppo
pulito, poche auto, le più costose, tanti quadri, di personaggi famosi,
appesi e poltrone. Gli uffici dei dipendenti, in uniforme aziendale, appaiono
e scompaiono dal nulla, come un gioco di magia. Le officine non si sa più
dove sono finite. L’odore dei motori è scomparso. Profumi freschi di fiori o
altro. Ma, cosa vendono? Illusioni? La vera essenza delle automobili? Un
nulla immerso nel nulla? Non tutte le concessionarie sono così, ma di certe
case, non voglio citarle per non far loro pubblicità, si. Controllate.
Ricordate solo di non far nomi, nella vostra futura e immediata rabbia, gli
fareste solo un piacere. Nell’oblio devono finire, come hanno fatto finire
intere città, intere regioni, interi Paesi e interi mondi. Esagerato? Forse,
ma onesto. Vada per le concessionarie ma le pubblicità? Anche loro nel loro
piccolo tirano fuori il tutto di tutto e di più ma lasciano, secondo me,
incerta la domanda base: ma funzionano, camminano e fanno anche il caffè?
Negli spot le si vedono scalare montagne, montagne?, scendere tra sentieri
dove nemmeno uno stambecco ci passerebbe, correre come ombra sui muri delle
città, sui muri?, sfrecciare per strade deserte, deserte? fermarsi agi
semafori, fermarsi?, far volare cappelli con il solo spostamento dell’aria,
correre silenziosi. Silenziosi, con la musica martellante non si sente
neanche il motore, il rombo delle valvole e se effettivamente la macchina è
in viaggio. A parte che finora, con tante auto cambiate, non ne ho ancora
trovata una silenziosa al 100%. Le ultime trovate pubblicitarie addirittura
rasentano il ridicolo. La telecamere posteriore per esempio. Posso capire per
camion e furgoncini che per la mole del mezzo hanno qualche problema e fino
ad ieri ne avevano fatto a meno. Ma le auto? Vi ricordate una delle prime cose
che l’istruttore della scuolaguida ci diceva? Per far manovra, per immettersi
e parcheggiare bisogna girarsi non vedere attraverso gli specchietti, cosa
che facevo spesso ma solo dopo aver preso la patente. Chissà cosa direbbero
adesso che si fa manovra guardando un monitor a 360°. Utile per spiare la
propria figlia baciarsi con il moroso nel vicolo ma non credo nel
parcheggiare in quel buco, trovato, tra due macchine e che, lì in mezzo, ci
stai giusto giusto. Provateci ad esempio mentre la mettete nel garage dove
entra giusta e preparatevi a qualche graffio. Un problema di visuale. E
quell’altra pubblicità? Due ragazzi entrano in auto e sotto minaccia inducono
l’autista a guidare senza mani. L’auto, lasciata libera, esegue una curva e
alla fine frena dietro alle altre macchine in colonna a un semaforo. I due
giovani scendono mentre l’auto rimane lì. Devo analizzare la cosa o la lascio
alle vostre polemiche? I due giovani come entrano in macchina? Forse che
questa era ferma, parcheggiata? In attesa al semaforo? O andava talmente
piano? Gli gridano mani in alto e uno
concentrato sulla guida obbedisce senza che l’istinto lo fa frenare? Poi il
guidatore con le mani alte lascia che l’auto prosegua senza alzare il piede
dall’acceleratore. La macchina fa
anche una curva che già con le mani sul volante c’è il rischio di sbandare.
Invece liscio come l’olio. A che velocità va sta auto? Che frena dolcemente
dietro alla colonna ferma a un semaforo? Per carità non sono contro le nuove
tecnologie e i miglioramenti ma, qui un ma ci vuole, a quando un veicolo che
consumi veramente poco, che inquini niente e che sia sicuro? E che finalmente
le revisioni periodiche siano a carico dei costruttori e non dei consumatori
che hanno comprato un’ auto”funzionante”. E fatele semplici in alcuni
aspetti. Per esempio quanti di voi si ricordano, da giovani, quando
cambiavano lampadine, candele, aggiungevano olio e sostituivano anche la
batteria? E quanti di voi si ricordano dei ponti tra macchine per farle
partire? Tutte cose passate e non più realizzabili. Se si fulmina una
lampadina per cambiarla bisogna smontare mezza macchina, per fortuna le
frecce sono rimaste accessibili. I ponti fra batterie è meglio scordarle per
non fare danni più grossi, l’elettronica parte e non una ma due macchine
rischiano di stare ferme. Candele e olio chissà dove sono finite. E la batteria è in
posto poco accessibile. In sostanza bisogna sempre essere dal meccanico.
Meditate!
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