20/11/13

Etica dei principi e delle responsabilità

                               Etica dei principi e delle responsabilità all'Italiana.
 
Di crisi, di provvedimenti, di emergenze, di risoluzioni, di svolte, di attualità e mettiamoci anche di cultura, di sport, di gossip e altro si parla troppo e dovunque e... come ogni ritornello ripetuto all'infinito si è ridotto a un gracidare rauco, stonato e senza emozione. Si parla troppo e di conseguenza, visto che si è impegnati a parlare, non si agisce. Non certo per cattiveria ma per mancanza di tempo, come è ovvio. Poi se ci si riflette, parlare toglie ogni responsabilità sul proprio o altrui fallimento e se si grida più forte si fa anche bella figura (?). Forse, senza contare fino a venti o cento prima di parlare, bisognerebbe incominciare a riflettere, non solo negli appositi centri, organismi e istituzioni preposti. Invece ministri che dovrebbero legiferare o studiare norme si ritrovano in salotti televisivi e non a discutere ma appunto solo a (s)parlare, svuotando di ogni peso parole e fatti con la ripetizione assidua di dogmi obsoleti e stantii e insapori. Se un panettiere facesse come i politici vorrei vedere chi fa il pane. Qualcuno dirà che visto le leggi che fanno forse è meglio lasciarli fare. D'accordo ma allora il Paese rimarrebbe fermo e immobile e con una parte di individui pagati da noi per non fare nulla. Invece di diminuire i parlamentari perché non lo diventiamo tutti, in fondo siamo tutti allenatori anche senza aver visto o giocato mai un pallone. Ci pensate un parlamento con 60 milioni di partecipanti dove ognuno potrebbe dire la sua e... penso che dopo una settimana non ci sarebbe più nessuno in questo Paese, nostro, venduto a pochi “sciacalli”. Saremo tutti morti di fame, visto che nessuno farebbe più niente. Piuttosto, facciamo che se un emergenza non viene risolta in un lasso di tempo accettabile i “responsabili” della mancata risoluzione vengano sostituiti dalla parte opposta, ancorati anche loro dal loro impegno e se falliscono avanti altri e così di seguito e il tutto senza andare a nuove e ripetute e inutili elezioni. Qualcuno ci sarà che sarà in grado di risolvere una pur piccola faccenda. Naturalmente chi, per fretta e convenienza, fa leggi dannose ne dovrà rispondere senza processi e attenuanti, solo condanna reale, la legge non ammette ignoranza. Eppure quasi tutti si rifugiano in scuse che fanno arrossire anche l'ignoranza in persona. A parole tutti hanno la soluzione e nessuno, dico nessuno, la mette in atto. Anzi sembra che quello che dicono non sia connesso con l'agire. Nel 1919 Max Weber, economista, sociologo, filosofo, storico tedesco, in un famoso discorso ha espresso la tesi dell'etica dei principi e delle responsabilità. Tesi che i politici, i nostrani soprattutto dovrebbero studiare... e applicare. Da furbi sono capaci di sciorinare lo studio come proprio, appunto per non applicarlo.

L'etica dei principi e l'etica della responsabilità.

La prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario o del sindacalista, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi, senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno.

Si ha invece l’etica della responsabilità in tutti i casi in cui si bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze. Senza assumere princìpi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo sempre presenti le conseguenza del suo agire: è proprio guardando a tali conseguenze che essa agisce.

Sicché l’etica dei principi e quella della responsabilità sono due etiche opposte e inconciliabili, che fanno capo a due diversi modi di intendere la politica, come nota Weber inPolitica come professione: l’etica dei princìpi è, in definitiva, un’etica apolitica, come è testimoniato dal Cristiano che agisce seguendo i suoi principi e senza chiedersi se il suo agire possa trasformare il mondo. Al contrario, l’etica della responsabilità è indissolubilmente connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista (e anzi le assume come guida) le conseguenze dell’agire.”

Certo le ideologie, i principi, le convinzioni e forse la buona fede vanno coltivate e con l'esempio anche portate avanti. Ma... Il solito ma sta nell'alibi di non essere responsabili verso gli altri. Ogni azione si trasforma in un moto perpetuo di cui non vediamo ma sentiamo l'effetto. Se ci fosse un solo panettiere, per esempio, e un giorno decide, ne ha la libertà, di non fare più il pane gli altri ne pagherebbero le conseguenze. Però se continuasse a farlo gli altri lederebbero la sua volontà di fare altre scelte. Allora? Ognuno metta in campo la propria risoluzione e ne parli. Ahimè ritorniamo alle chiacchiere., da salotto, da tv e da giornali. Forse è meglio incominciare dal fatto che ognuno deve fare il mestiere suo, compreso i politicanti che molto probabilmente sanno fare altro, mi auguro per loro. Per finire vorrei che certe trasmissioni non invitassero più i politici, primo perché devono legiferare, che bel verbo legiferare, secondo sembrano sempre in campagna elettorale, anche se hanno appena vinto, e terzo perché ci viene la nausea a sentire le solite scuse. E poi non credo che parlare sempre di politica aumenti lo share, anzi credo il contrario. O forse no, se i giornalisti, le televisioni, i rotocalchi, i partiti, gli enti più strani, la finanza, le banche e altri, se tutti guardano per i loro interessi propri e per scoop improvvisi, ebbene si lo share lo si supera. Ma alla maniera di “un pastore abruzzese, un bracciante lucano e una casalinga di Treviso” ,a noi spettatori e utenti, paghiamo il canone, che c'è ne frega? Dateci quello che vogliamo noi e non quelli delle campagne elettorali. Se andiamo da un calzolaio per riparare un paio di scarpe penso che non ci piaccia sentirsi dire mille promesse di fattibilità e di poco tempo di attesa e poi vedere le scarpe sempre ferme sul deschetto per un tempo lungo. Vorremmo che facesse il suo lavoro e basta. E bene. E subito tenendo conto del tempo effettivo della riparazione. Il comprare un altro paio di scarpe, scappatoia, adottata per guadagnare tempo e risparmiare in arrabbiature, non è la soluzione di tutto, ma solo consumismo, innaturale, becero e inutile. Anche questo rientra nell'etica della responsabilità. In ultimis è meglio anteporre i principi, sacrosanti e giusti filosoficamente, al bene del popolo? Oppure rinnegare i principi per la responsabilità verso il popolo, egoista e arrivista e poco partecipe alla vita collettiva? Fate vobis...
 







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