Etica
dei principi e delle responsabilità all'Italiana.
Di
crisi, di provvedimenti, di emergenze, di risoluzioni, di svolte, di
attualità e mettiamoci anche di cultura, di sport, di gossip e altro
si parla troppo e dovunque e... come ogni ritornello ripetuto
all'infinito si è ridotto a un gracidare rauco, stonato e senza
emozione. Si parla troppo e di conseguenza, visto che si è impegnati
a parlare, non si agisce. Non certo per cattiveria ma per mancanza di
tempo, come è ovvio. Poi se ci si riflette, parlare toglie ogni
responsabilità sul proprio o altrui fallimento e se si grida più
forte si fa anche bella figura (?). Forse, senza contare fino a venti
o cento prima di parlare, bisognerebbe incominciare a riflettere, non
solo negli appositi centri, organismi e istituzioni preposti. Invece
ministri che dovrebbero legiferare o studiare norme si ritrovano in
salotti televisivi e non a discutere ma appunto solo a (s)parlare,
svuotando di ogni peso parole e fatti con la ripetizione assidua di
dogmi obsoleti e stantii e insapori. Se un panettiere facesse come i
politici vorrei vedere chi fa il pane. Qualcuno dirà che visto le
leggi che fanno forse è meglio lasciarli fare. D'accordo ma allora
il Paese rimarrebbe fermo e immobile e con una parte di individui
pagati da noi per non fare nulla. Invece di diminuire i parlamentari
perché non lo diventiamo tutti, in fondo siamo tutti allenatori
anche senza aver visto o giocato mai un pallone. Ci pensate un
parlamento con 60 milioni di partecipanti dove ognuno potrebbe dire
la sua e... penso che dopo una settimana non ci sarebbe più nessuno
in questo Paese, nostro, venduto a pochi “sciacalli”. Saremo
tutti morti di fame, visto che nessuno farebbe più niente.
Piuttosto, facciamo che se un emergenza non viene risolta in un lasso
di tempo accettabile i “responsabili” della mancata risoluzione
vengano sostituiti dalla parte opposta, ancorati anche loro dal loro
impegno e se falliscono avanti altri e così di seguito e il tutto
senza andare a nuove e ripetute e inutili elezioni. Qualcuno ci sarà
che sarà in grado di risolvere una pur piccola faccenda.
Naturalmente chi, per fretta e convenienza, fa leggi dannose ne dovrà
rispondere senza processi e attenuanti, solo condanna reale, la legge
non ammette ignoranza. Eppure quasi tutti si rifugiano in scuse che
fanno arrossire anche l'ignoranza in persona. A parole tutti hanno la
soluzione e nessuno, dico nessuno, la mette in atto. Anzi sembra che
quello che dicono non sia connesso con l'agire. Nel 1919 Max Weber,
economista, sociologo, filosofo, storico tedesco, in un famoso
discorso ha espresso la tesi dell'etica dei principi e delle
responsabilità. Tesi che i politici, i nostrani soprattutto
dovrebbero studiare... e applicare. Da furbi sono capaci di
sciorinare lo studio come proprio, appunto per non applicarlo.
L'etica
dei principi e l'etica della responsabilità.
“La
prima forma di etica fa riferimento a principi assoluti, che assume a
prescindere dalle conseguenze a cui essi conducono: di questo tipo
sono, ad esempio, l’etica del religioso, del rivoluzionario o del
sindacalista, i quali agiscono sulla base di ben precisi principi,
senza porsi il problema delle conseguenze che da essi scaturiranno.
Si
ha invece l’etica della responsabilità in tutti i casi in cui si
bada al rapporto mezzi/fini e alle conseguenze. Senza assumere
princìpi assoluti, l’etica della responsabilità agisce tenendo
sempre presenti le conseguenza del suo agire: è proprio guardando a
tali conseguenze che essa agisce.
Sicché
l’etica dei principi e quella della responsabilità sono due etiche
opposte e inconciliabili, che fanno capo a due diversi modi di
intendere la politica, come nota Weber inPolitica come professione:
l’etica dei princìpi è, in definitiva, un’etica apolitica, come
è testimoniato dal Cristiano che agisce seguendo i suoi principi e
senza chiedersi se il suo agire possa trasformare il mondo. Al
contrario, l’etica della responsabilità è indissolubilmente
connessa alla politica, proprio perché non perde mai di vista (e
anzi le assume come guida) le conseguenze dell’agire.”
Certo
le ideologie, i principi, le convinzioni e forse la buona fede vanno
coltivate e con l'esempio anche portate avanti. Ma... Il solito ma
sta nell'alibi di non essere responsabili verso gli altri. Ogni
azione si trasforma in un moto perpetuo di cui non vediamo ma
sentiamo l'effetto. Se ci fosse un solo panettiere, per esempio, e un
giorno decide, ne ha la libertà, di non fare più il pane gli altri
ne pagherebbero le conseguenze. Però se continuasse a farlo gli
altri lederebbero la sua volontà di fare altre scelte. Allora?
Ognuno metta in campo la propria risoluzione e ne parli. Ahimè
ritorniamo alle chiacchiere., da salotto, da tv e da giornali. Forse
è meglio incominciare dal fatto che ognuno deve fare il mestiere
suo, compreso i politicanti che molto probabilmente sanno fare altro,
mi auguro per loro. Per finire vorrei che certe trasmissioni non
invitassero più i politici, primo perché devono legiferare, che bel
verbo legiferare, secondo sembrano sempre in campagna elettorale,
anche se hanno appena vinto, e terzo perché ci viene la nausea a
sentire le solite scuse. E poi non credo che parlare sempre di
politica aumenti lo share, anzi credo il contrario. O forse no, se i
giornalisti, le televisioni, i rotocalchi, i partiti, gli enti più
strani, la finanza, le banche e altri, se tutti guardano per i loro
interessi propri e per scoop improvvisi, ebbene si lo share lo si
supera. Ma alla maniera di “un
pastore abruzzese, un bracciante lucano e
una
casalinga di Treviso” ,a
noi spettatori e utenti, paghiamo il canone, che c'è ne frega?
Dateci quello che vogliamo noi e non quelli delle campagne
elettorali. Se andiamo da un calzolaio per riparare un paio di scarpe
penso che non ci piaccia sentirsi dire mille promesse di fattibilità
e di poco tempo di attesa e poi vedere le scarpe sempre ferme sul
deschetto per un tempo lungo. Vorremmo che facesse il suo lavoro e
basta. E bene. E subito tenendo conto del tempo effettivo della
riparazione. Il comprare un altro paio di scarpe, scappatoia,
adottata per guadagnare tempo e risparmiare in arrabbiature, non è
la soluzione di tutto, ma solo consumismo, innaturale, becero e
inutile. Anche questo rientra nell'etica della responsabilità. In
ultimis è meglio anteporre i principi, sacrosanti e giusti
filosoficamente, al bene del popolo? Oppure rinnegare i principi per
la responsabilità verso il popolo, egoista e arrivista e poco
partecipe alla vita collettiva? Fate vobis...


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